La svolta arriva dall’accumulo a batterie, con un impianto da 250 MW integrato nella rete ERCOT

La tregua che diventa infrastruttura

Nell’estate 2024 il Texas non ha emesso un solo appello di conservazione energetica, nemmeno il 20 agosto. L’anno prima, nel 2023, erano stati undici: lo registra un’analisi della Federal Reserve di Dallas pubblicata a inizio 2025. La tregua non è stata un caso, né un’estate più mite: è il prodotto di una rete che ha cominciato a immagazzinare. Lo scorso 5 agosto, Ørsted ha annunciato l’entrata in esercizio commerciale di Old 300 Storage, un sistema di accumulo a batterie da 250 MW e 500 MWh a Needville, nella contea di Fort Bend, pienamente integrato nella rete ERCOT.

Per capire la cifra: 250 MW è la potenza che il sistema può immettere in rete in un dato istante; 500 MWh è l’energia che può trattenere, pari a due ore di erogazione a piena potenza. È il tipo di capacità che trasforma un picco pomeridiano estivo da emergenza in gestione ordinaria. Il progetto non nasce da solo: è co-localizzato con Old 300 Solar, un impianto fotovoltaico da 430 MW che dal 2024 fornisce energia a circa 80.000 case e aziende in Texas. Era uno dei più grandi progetti solari entrati in esercizio negli Stati Uniti nel 2024. Insieme, i due impianti genereranno circa 110 milioni di dollari in tasse sulla proprietà a sostegno di infrastrutture locali, scuole e servizi di emergenza. La stabilità, insomma, ha un prezzo — e qualcuno lo sta pagando volentieri. Ma chi fornisce i mattoni di questa capacità, e chi ci guadagna?

Tesla, Ørsted e la geografia dei Megapack

La risposta parte da Needville, attraversa la California e arriva a Houston. Le batterie di Old 300 Storage sono state fornite da Tesla e prodotte nella Megafactory di Lathrop, in California, che Ørsted descrive come il più grande impianto di produzione di accumulo energetico industriale degli Stati Uniti. È un dettaglio che dice molto sulla geografia attuale del settore: il Texas installa e accumula, ma la capacità di produzione è rimasta finora altrove.

Il progetto ha avuto tempi rapidi. L’annuncio della costruzione risale all’aprile 2025: in poco più di un anno, il sistema è passato dal cantiere all’esercizio commerciale. Nel frattempo, Tesla ha aumentato la propria scala di produzione: nel quarto trimestre del 2025 ha implementato 14,2 GWh di stoccaggio energetico e 46,7 GWh nell’intero anno, secondo i dati riportati da Utility Dive. Sono numeri che danno la misura del divario tra chi produce Megapack e chi li installa. I 500 MWh di Old 300 Storage rappresentano circa il 3,5 per cento dello stoccaggio implementato da Tesla nel solo quarto trimestre del 2025.

Il prossimo passo è geografico: Tesla prevede di avviare la produzione di Megapack quest’anno in un nuovo stabilimento vicino a Houston. Se oggi le batterie texane arrivano dalla California, presto potrebbero nascere più vicino ai progetti che le impiegano. Resta da capire cosa accadrà quando la produzione locale entrerà a regime: tempi di consegna, costi e disponibilità di capacità per nuovi progetti come Old 300 Storage dipenderanno in parte da questo. E la domanda, per il Texas, diventerà un’altra: quanta di quella capacità resterà nello Stato.

Il numero da tenere d’occhio

Se il passato è Lathrop, il futuro è Houston. Il parametro da monitorare non è tanto il prossimo grande annuncio di un nuovo impianto: è la produzione trimestrale di stoccaggio di Tesla. I 14,2 GWh del quarto trimestre 2025 sono il punto di riferimento. Superarli — una volta che lo stabilimento vicino a Houston sarà operativo — sarebbe il segnale che il Texas è entrato davvero in una nuova fase. E a quel punto, undici appelli di conservazione emessi da ERCOT in un’estate potrebbero diventare un ricordo lontano.