Il confronto tra 43 operatori misura la trasparenza dichiarata, non le perdite reali.
Il gas che non dichiara le sue perdite
L’ampliamento non è marginale. Energy Intelligence ha aggiunto sei nuove compagnie indipendenti e tre società statali: Antero Resources, Devon Energy, Coterra Energy, Murphy Oil, Galp Energia, Tullow Oil, YPF, KMG e OQ. In pratica, chiunque voglia sapere quanto metano disperde un operatore rispetto a un altro — per ogni unità di gas prodotta o venduta — ora ha un punto di partenza condiviso. Ma i numeri presentati sono davvero riduzioni, o solo promesse rinnovate?
I numeri buoni (e quelli da guardare con cautela)
La domanda porta dritta ai dati, e qui il quadro si divide in due. Da un lato ci sono risultati che sembrano solidi: secondo i dati di performance pubblicati da OGCI, nel 2024 l’intensità di metano upstream operata aggregata dei suoi membri era inferiore del 62% rispetto al 2017, e le emissioni totali di metano operato erano inferiori del 63%. In sette anni, un calo di quelle proporzioni cambierebbe il racconto di un settore che per anni ha promesso senza mostrare. Attenzione, però: si tratta dei membri OGCI, cioè un gruppo di grandi compagnie che hanno scelto volontariamente di aderire e di rendicontare. Non è la media del settore.
Dall’altro lato c’è un limite strutturale da tenere a mente: il monitor confronta le emissioni dichiarate a livello aziendale e gli obiettivi di riduzione per 43 operatori. In altre parole, si confrontano numeri che le compagnie comunicano loro stesse, non rilevazioni indipendenti. In questo senso il monitor è un termometro della trasparenza più che una verifica fisica delle perdite. È comunque un passo avanti rispetto a non avere nulla, ma va usato con cautela: un’azienda che riporta zero non è necessariamente un’azienda che non disperde.
Il contesto industriale complica ulteriormente il confronto. A febbraio scorso Devon Energy e Coterra Energy hanno annunciato la firma di un accordo definitivo per fondersi in una transazione interamente azionaria. La società combinata si chiamerà Devon Energy, avrà sede a Houston e manterrà una presenza significativa a Oklahoma City. Quando due operatori si fondono, i perimetri di rendicontazione cambiano: un calo di metano può derivare da efficienza reale o semplicemente da un diverso perimetro contabile. È la ragione per cui un dato annuale va sempre letto con l’avvertenza di chi guarda i bilanci, non solo i titoli. C’è poi un segnale italiano che vale la pena ricordare. Già nell’ottobre 2023, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto aveva insistito sulla necessità di trovare un accordo sulla riforma del mercato elettrico, sottolineando che l’Italia ne aveva evidenziato l’urgenza già prima della crisi ucraina. Non si parla di metano, ma la logica è la stessa: quando i mercati dell’energia restano opachi, a pagare il conto sono i consumatori. Se gli obiettivi diventano misurabili, la partita si sposta su chi li usa davvero: fornitori, regolatori, clienti.
Cosa resta a chi paga la bolletta
Alla fine, il criterio più semplice è questo: con dati confrontabili, la scelta del fornitore può includere l’intensità di metano, non solo il prezzo. Non serve diventare esperti di rilevazioni satellitari o di gas flaring: basta chiedere al proprio fornitore quanto metano disperde per ogni unità di gas venduto, e confrontare la risposta con quella dei concorrenti. Il monitor non elimina il metano, ma rende impossibile dire “non si poteva sapere”: la prossima scelta energetica partirà da una domanda precisa.




