La turbina da 16 MW è già operativa e collegata alla rete di un giacimento offshore

Ogni mese la stessa scena: apri la bolletta elettrica e ti chiedi se la famosa transizione energetica farà mai la differenza sul serio. Eppure, a poche migliaia di chilometri da casa, qualcosa si sta muovendo molto più in fretta di quanto immagini. Ieri, dal porto di Gaolan a Zhuhai, nel Guangdong, è salpata la più grande piattaforma eolica galleggiante a tensione mai costruita: 16 megawatt di potenza, oltre 307 metri d’altezza e un peso vicino alle 8.000 tonnellate.

Non è un prototipo da laboratorio. È un impianto destinato a produrre 54 milioni di kilowattora all’anno, elettricità che finirà direttamente nella rete di un giacimento petrolifero offshore, trasportata da cavi sottomarini. Detta così suona lontana, roba per addetti ai lavori. Ma la domanda che chiunque farebbe è una sola: a che punto siamo davvero? Perché se la transizione energetica non si traduce in bollette più leggere, a molti sembra soltanto un esercizio di buone intenzioni. La risposta non sta nei comunicati, bensì nei numeri che quella turbina porta con sé.

Il gigante che salpa (e quello che significa)

La partenza dal porto di Gaolan non è un test: è un dispiegamento operativo. E la Cina, su questa tecnologia, sta accumulando un vantaggio che ha pochi paragoni. Già nel novembre 2022 aveva prodotto la turbina eolica offshore da 16 megawatt nella provincia del Fujian, e a luglio 2025 il colosso statale China Huaneng Group ha svelato una turbina galleggiante a trasmissione diretta da 17 MW, con un rotore di 262 metri di diametro, la più potente al mondo in quella categoria.

Ora il salto è di scala: non si tratta più di dimostrare che la tecnologia funziona, ma di installarla, collegarla e venderne l’energia. La piattaforma partita ieri è un impianto commerciale a tutti gli effetti, e il dato che fa capire quanto il baricentro si sia spostato è questo: nel 2025 la Cina ha rappresentato il 78% di tutta la nuova capacità eolica offshore connessa alla rete a livello mondiale. Non è leadership, è quasi un monopolio di fatto. A fine maggio 2026, la capacità installata totale di generazione del paese ha raggiunto i 4,01 miliardi di kilowatt, con un incremento dell’11% anno su anno.

Per dare una proporzione, gli Stati Uniti hanno lanciato il programma Floating Offshore Wind Shot con l’obiettivo di portare il costo dell’eolico galleggiante a 45 dollari per megawattora entro il 2035, un taglio di oltre il 70% rispetto ai livelli attuali. È un traguardo ambizioso, ma il Dipartimento dell’Energia americano riconosce senza giri di parole che la Cina sta già dispiegando piattaforme galleggianti a tensione su scala commerciale. In altre parole, mentre altri pianificano, loro installano.

Il dominio cinese è schiacciante, e non riguarda soltanto i numeri assoluti: riguarda la velocità con cui la curva dei costi sta scendendo. Ogni nuova piattaforma da 16 o 17 megawatt non è solo un pezzo di ingegneria, è un passo verso quel punto in cui l’eolico offshore diventa competitivo senza bisogno di sussidi massicci. Ed è lì che le cose iniziano a interessare anche chi l’energia la compra, non solo chi la produce.

Cosa succede adesso ai prezzi dell’energia

Tecnologia e numeri di mercato, da soli, non bastano a calmierare le bollette nel breve periodo. L’energia prodotta da questa piattaforma andrà a un giacimento petrolifero, non certo alle case italiane. E i meccanismi di formazione del prezzo, fatti di contratti a lungo termine, costi di trasmissione e marginalità del gas, non si ribaltano in una settimana. Chi si aspetta un effetto immediato sul costo in bolletta resterà deluso. Sarebbe bello poter dire che da domani pagheremo meno, ma non funziona così.

La traiettoria però è quella giusta. La storia dell’eolico a terra e del fotovoltaico lo dimostra: quando la scala produttiva raggiunge una massa critica, i costi scendono più in fretta di quanto prevedano i modelli. La Cina sta accelerando esattamente quel processo per l’offshore galleggiante, e lo fa con volumi che nessun altro paese può eguagliare al momento. I primi a trarne vantaggio saranno i grandi consumatori: le aziende energivore, i distretti industriali, i condomini che possono negoziare contratti a prezzo fisso da fonte rinnovabile. Per il cittadino singolo il beneficio arriverà dopo, ma arriverà, perché un mercato all’ingrosso più economico finisce per trascinare verso il basso anche le tariffe retail.

Non sarà domani a farvi sorridere sulla bolletta, ma la direzione è segnata. Chi consuma molta energia, un’azienda o un condominio, può già iniziare a monitorare i contratti a prezzo fisso da fonte rinnovabile: la convenienza, questa volta, potrebbe arrivare prima del previsto.