Il progetto Buchan prevede fino a 70 turbine su scafi in calcestruzzo galleggiante, non ancorati al fondale
Non è una piattaforma petrolifera, non è una boa oceanografica. È una fondazione eolica, e pesa migliaia di tonnellate. A 75 chilometri a nord-est di Fraserburgh, sulla costa dell’Aberdeenshire, il progetto Buchan Offshore Wind prevede di installare fino a 70 turbine su strutture che non saranno ancorate al fondale con i soliti tralicci d’acciaio, ma poggeranno su scafi in calcestruzzo galleggiante. La notizia, pubblicata oggi da Renews.biz, è che la società di ingegneria Kent ha appena ottenuto l’incarico di owners engineer per l’intero progetto, un ruolo che la mette al centro di una scommessa industriale tanto ambiziosa quanto concreta: dimostrare che l’eolico offshore galleggiante può essere costruito in Scozia, con materiali e competenze locali, su scala commerciale.
Il calcestruzzo che sfida il mare aperto
Dietro la scelta del calcestruzzo c’è una ragione ingegneristica precisa, non una preferenza estetica. Le fondazioni galleggianti del progetto Buchan utilizzeranno la tecnologia Damping Pool® di BW Ideol — uno dei tre partner paritari della joint venture insieme a BayWa r.e. ed Elicio — un sistema che integra un bacino di smorzamento alla base dello scafo per ridurre i movimenti indotti dalle onde. È una soluzione pensata per il Mare del Nord, dove le condizioni meteo marine non perdonano. A differenza dell’acciaio, il calcestruzzo offre una resistenza naturale alla corrosione in ambiente salino, riduce la necessità di manutenzione in mare aperto e, aspetto non trascurabile, può essere prodotto localmente. Il progetto prevede infatti di fabbricare le piattaforme direttamente in Scozia, attivando una catena di fornitura che oggi semplicemente non esiste su questa scala per l’eolico galleggiante.
La joint venture ha le carte in regola per provarci. BayWa r.e. porta l’esperienza nello sviluppo di energia rinnovabile con uffici a Glasgow ed Edimburgo, BW Ideol è un operatore verticale con una tecnologia già testata in progetti pilota, ed Elicio è uno sviluppatore e gestore belga di parchi eolici offshore con un track record operativo nel Mare del Nord. Insieme stanno sviluppando un impianto da quasi 1 GW di capacità, che una volta in funzione potrà generare energia sufficiente per alimentare più di un milione di case. Secondo il sito del progetto, la spesa prevista con fornitori scozzesi fino alla fase di installazione supera i 900 milioni di sterline, con una ricaduta economica stimata in oltre 2 miliardi di sterline sull’economia della Scozia durante l’intero ciclo di vita dell’impianto e la creazione di 2.900 posti di lavoro nella sola fase di costruzione.
L’ostacolo nascosto: il consenso che manca
La tecnologia è pronta, i partner ci sono, i soldi anche. Ma la politica ha i suoi tempi, e Buchan ne è una dimostrazione quasi didascalica. A maggio 2026 l’Aberdeenshire Council ha concesso il consenso per le infrastrutture elettriche onshore, un passaggio amministrativo non banale che sblocca la parte terrestre del progetto. Per la porzione offshore, quella che riguarda le 70 turbine galleggianti e i loro ancoraggi, la decisione del governo scozzese è attesa entro la fine del 2026. Significa che oggi, a fine giugno, il progetto ha il via libera a terra ma non ancora in acqua — un paradosso temporale che costringe sviluppatori e fornitori a lavorare su un doppio binario: prepararsi a costruire mentre si attende il semaforo verde definitivo.
Non è una situazione insolita nell’eolico offshore, dove i tempi di sviluppo possono facilmente superare i sette-otto anni, ma per un progetto che ambisce a radicare una nuova filiera industriale in Scozia l’incertezza regolatoria ha un costo reale. Ogni mese di ritardo nella decisione allontana l’inizio dei lavori, congela gli investimenti in infrastrutture manifatturiere e rischia di raffreddare l’interesse di una supply chain che ha bisogno di visibilità per impegnare capitale e personale. Kent, nel frattempo, si è già insediata nel ruolo di owners engineer: dovrà supervisionare la progettazione, la costruzione e l’installazione, portando sul tavolo l’esperienza maturata in altri grandi progetti britannici come Berwick Bank, Mona e Morgan per l’eolico a fondo fisso, e Kincardine e Llyr per il galleggiante.
Dalla fabbrica al mare: cosa cambia per chi installa
Mentre si attende il semaforo verde, i cantieri non stanno fermi. L’investimento in capacità manifatturiera per fondazioni galleggianti in calcestruzzo non è una semplice voce di spesa: è il tentativo di creare una linea di produzione che oggi non esiste in Scozia, e che potrebbe servire non solo Buchan ma anche i futuri round di sviluppo eolico galleggiante nel Mare del Nord. Il calcestruzzo, in questa equazione, gioca un ruolo strategico: può essere colato in stampi vicino ai porti di imbarco, riducendo la logistica rispetto all’acciaio che spesso richiede cantieri navali specializzati e trasporti su lunga distanza. Per un progetto come Buchan, dove le fondazioni vanno trainate per 75 chilometri in mare aperto fino al sito di installazione, la prossimità tra fabbrica e porto non è un dettaglio ma un fattore di costo determinante.
L’esperienza di operatori come Kent, con uffici a Glasgow, Edimburgo e Aberdeen, sarà cruciale per l’integrazione tra la fase di fabbricazione a terra e quella di installazione offshore. La società ha lavorato sia su progetti a fondo fisso sia su impianti galleggianti, e conosce le criticità che emergono quando si scala dal prototipo all’impianto commerciale: tolleranze di assemblaggio, tensioni sulle linee di ancoraggio, sincronizzazione con le condizioni meteo oceaniche. Il progetto Buchan, con le sue 70 turbine su fondazioni Damping Pool®, è un banco di prova esattamente per questo passaggio di scala. Se funziona, dimostra che l’eolico galleggiante in calcestruzzo non è solo un esercizio di ingegneria ma un modello industriale replicabile, capace di generare posti di lavoro qualificati e competenze tecniche che restano sul territorio. Se non funziona, resta la lezione. Ma intanto, nel Nord Atlantico, il calcestruzzo aspetta solo di essere varato.




