Tre progetti in tre Länder con turbine da 7 MW per distribuire il rischio di rendimento

L’asta eolica onshore tedesca di maggio 2026 non è stata un’asta: è stata un setaccio. A fronte di un volume messo a gara di 2.495 MW, gli operatori hanno presentato 628 offerte per 6.409 MW — due volte e mezzo la capacità disponibile. In pratica, quasi tre quarti della potenza offerta è rimasta fuori. Un rapporto di sottoscrizione che non si vedeva da anni nel segmento onshore tedesco, e che racconta di un mercato dove la competizione ha smesso di essere un fattore di prezzo per diventare una barriera d’ingresso strutturale.

Numeri del genere costringono a una domanda secca: chi riesce a passare in un contesto dove la selezione è così feroce? Perché non basta più avere un sito ventoso e una connessione di rete disponibile. Servono economie di scala al livello della singola macchina, un mix geografico che distribuisca il rischio di rendimento, e una capacità progettuale che riduca al minimo i tempi morti tra l’aggiudicazione e il commissioning. Se l’asta di maggio ha spaventato, quella di febbraio ha già mostrato chi sa muoversi con questa logica.

La ricetta di Qualitas

Un esempio concreto arriva da Qualitas Energy, che nell’asta di febbraio 2026 si è aggiudicata. Tre progetti, per un totale di 18 turbine, distribuiti in altrettanti Länder: Bassa Sassonia, Renania Settentrionale-Vestfalia e Baden-Württemberg. La prima cosa che salta all’occhio è la taglia media: 7 MW a macchina, un valore che fino a tre anni fa era appannaggio quasi esclusivo dei parchi offshore e che oggi diventa lo standard competitivo anche per i progetti su terraferma.

Perché la taglia media conta così tanto? In un’asta con sovrasottoscrizione elevata, ogni punto percentuale di rendimento energetico si traduce in margine sull’offerta economica. Una turbina da 7 MW su una torre alta 160 metri cattura un regime di vento più stabile e intenso rispetto a macchine da 4-5 MW installate sulla stessa area, riducendo il costo livellato dell’energia senza bisogno di aumentare la superficie occupata. Con 18 macchine invece di 25 o 30, Qualitas comprime anche i costi di fondazione, viabilità di cantiere e connessione elettrica interna. È un effetto leva che agisce su tutta la filiera di costruzione.

Ma c’è un secondo elemento, meno visibile ma altrettanto determinante: la geografia. La Bassa Sassonia offre fattori di capacità mediamente elevati e una rete di trasmissione già orientata all’integrazione di grandi volumi eolici. La Renania Settentrionale-Vestfalia porta il vantaggio di un’industria locale abituata a gestire cantieri complessi in aree densamente infrastrutturale. Il Baden-Württemberg, storicamente meno eolico degli altri due, è la scommessa: un Land con domanda elettrica alta e produzione rinnovabile ancora sottodimensionata rispetto ai consumi, dove ogni megawattora immesso in rete ha un valore di mercato superiore alla media nazionale. Tre Länder, tre regimi di vento, tre profili di ricavo diversi ma complementari: un portafoglio che riduce la volatilità complessiva dei rendimenti attesi.

75.000 famiglie, e poi?

A regime, i tre impianti produrranno elettricità rinnovabile per circa 75.000 famiglie. Un numero piccolo se confrontato alla fame di capacità pulita della Germania — che per centrare i target del 2030 dovrebbe installare circa 10 GW di eolico onshore all’anno, contro i 2,5 GW messi a gara nell’ultima asta — ma un mattone essenziale in un percorso di accumulazione dove ogni blocco da 126 MW deve dimostrare di saper passare dalla carta alla produzione reale senza intoppi. Perché chiudere l’asta è solo il punto di partenza: tra l’aggiudicazione e il primo kilowattora immesso in rete ci sono permessi edilizi, contratti di connessione, forniture di componenti critici e una curva di apprendimento che in Germania, con i colli di bottiglia logistici degli ultimi due anni, può allungare i tempi ben oltre le aspettative iniziali.

Il salto tecnico verso turbine da 7 MW ha una traduzione diretta sul campo: gru più alte, fondazioni più profonde, pale più lunghe da trasportare su strade non sempre dimensionate per carichi eccezionali. Ogni progetto diventa un’operazione logistica che richiede coordinamento tra Länder, fornitori e gestori di rete. Qualitas ha già esperienza su questa scala, ma la pressione del mercato tedesco — con 628 offerte che premono su ogni megawatt disponibile — non concede margini d’errore.

In Germania, vincere un’asta eolica è sempre meno un traguardo e sempre più un punto di partenza. La taglia media delle turbine fa la differenza tra un progetto che sta in piedi e uno che scivola fuori dalla selezione. Ma è la capacità di adattarsi a un mercato che si restringe, distribuendo il rischio su geografie e regimi di vento diversi, a decidere chi resta in gioco quando il setaccio si fa più stretto. E i numeri dell’ultimo round dicono che si sta stringendo molto, molto in fretta.