La procedura per l’impianto di strada Caramasche si inserisce in un quadro provinciale di richieste raddoppiate tra 2023 e 2024
Nel 2024 la Provincia di Mantova ha firmato trentadue provvedimenti autorizzativi per impianti fotovoltaici e di biometano, quando ne erano previsti venti. È un dato di due anni fa, ma spiega bene perché il progetto di strada Caramasche, a Pegognaga, non va letto come un caso isolato. A fine settembre, come ha riportato la Gazzetta di Mantova sull’impianto di Pegognaga, è stata presentata in Comune e avviata la Procedura abilitativa semplificata (Pas), l’iter amministrativo per autorizzare un impianto di biometano con una capacità produttiva fino a 500 metri cubi. È l’ultimo punto di una curva che, almeno nei numeri provinciali, sale da tempo.
Quaranta domande, trentadue sì
Il confronto più utile è quello tra il 2023 e il 2024. Secondo i dati sulle istanze arrivate alla Provincia, le richieste per installare impianti fotovoltaici e di biometano sono passate da venti a quaranta in un anno. Raddoppiate, quindi. E le autorizzazioni effettivamente concesse hanno superato le previsioni di oltre il cinquanta per cento. Il dato va preso con cautela: mette insieme due tecnologie molto diverse e non dice nulla sulla potenza installata né sull’energia che quegli impianti produrranno. Ma indica una pressione crescente sugli uffici e sul territorio. Il progetto di Pegognaga si colloca in questo quadro. Era già stato descritto come uno dei due impianti in fase di autorizzazione, al confine con Gonzaga. Se le autorizzazioni corrono più delle previsioni, viene naturale chiedersi chi abbia interesse a spingere così, e chi ci sia dietro la società proponente.
Dalla cooperativa al fondo: la filiera del denaro
A presentare la Pas è BioMeCo Srl, una società agricola nata da poco e fondata appositamente per questo progetto. Secondo la Gazzetta la promuove la cooperativa San Lorenzo di Pegognaga, ma il socio di maggioranza è FemoGas. È un dettaglio societario che dice molto. Il progetto nasce da una cooperativa di allevatori, mentre il controllo è in mano a un operatore specializzato nella produzione di biometano. Le dimensioni economiche le ha indicate Alessandro Gandolfi, presidente della cooperativa: «Impianti del genere superano i venti milioni di euro di investimento, con la possibilità di produrre prodotti vendibili». E sulla materia prima: «Si parla di 200 tonnellate al giorno di refluo processato».
Venti milioni per un singolo impianto sono una cifra fuori dalla portata di una cooperativa agricola, e qui entra in gioco il capitale finanziario. FemoGas ha ottenuto da Infranity un finanziamento da 145 milioni di euro, con l’opzione di arrivare a 100 milioni in più. Il piano dichiarato è finanziare sette impianti e raddoppiare la produzione di biometano liquido, dagli attuali 0,25 TWh a 0,5 TWh entro il 2027. Qui si parla di energia prodotta, non di potenza installata. Le fonti non dicono se Pegognaga rientri fra i sette impianti, ma la direzione è chiara: un operatore con un obiettivo di crescita misurabile e un finanziatore che si aspetta un ritorno.
Accanto al capitale privato c’è quello pubblico. Il PNRR dedica allo sviluppo del biometano l’Investimento 1.4, che secondo la scheda del ministero dell’Ambiente (MASE) vale complessivamente 1.923.400.000 euro. Le fonti non collegano direttamente questa misura al progetto di strada Caramasche. Il quadro però è questo: risorse pubbliche consistenti, fondi infrastrutturali disposti a finanziare, e i liquami degli allevamenti che diventano materia prima per un prodotto da vendere. Il biometano agricolo è ormai anche un asset finanziario. Tanto capitale, però, chiede impianti grandi e molta materia prima. Resta da capire quanto il territorio possa reggere quando la scala aumenta.
Pegognaga e Rodigo, due scale dello stesso trend
Per capirlo conviene confrontare due progetti. Secondo la cooperativa, quello di Pegognaga servirà 8-9mila vacche, distribuite tra 30 e 40 aziende, e sorgerà su 2-3 ettari «in un’area lontana da centri abitati e arterie principali, ma vicina agli allevamenti». Il progetto di Rodigo, almeno sulla carta, ha un’altra dimensione: l’impianto previsto a Rodigo occuperebbe circa 15mila metri quadrati, con serbatoi alti fino a 12 metri. Tratterebbe oltre 175mila tonnellate di materiale all’anno, con un traffico stimato di 38 camion al giorno, quasi 14mila passaggi in un anno.
Il confronto mostra dove nasce l’attrito. Un impianto pensato per i reflui delle stalle vicine e un impianto che muove decine di camion al giorno sono oggetti diversi, anche se rientrano nella stessa categoria autorizzativa. Su Pegognaga la finestra per partecipare si è chiusa: il termine per presentare osservazioni era l’8 ottobre. Ora l’iter prosegue negli uffici, e nessuna fonte disponibile indica se in quel periodo siano arrivate osservazioni.
Più che il singolo procedimento conta l’obiettivo dichiarato da FemoGas: passare da 0,25 a 0,5 TWh di biometano liquido entro il 2027, con sette impianti da finanziare. Ogni nuova procedura nel Mantovano, Pegognaga compresa, va letta come una parte di quel raddoppio.




