L’aggregazione di migliaia di piccoli accumulatori richiede algoritmi predittivi capaci di rispondere ai segnali del gestore di rete in pochi

Dietro la promessa di una centrale elettrica virtuale fatta di batterie distribuite c’è un’efficienza di aggregazione che solo l’intelligenza artificiale può garantire: ottimizzare in tempo reale migliaia di piccoli sistemi di accumulo, agganciarli ai segnali dei mercati elettrici e trasformare un costo assicurativo in un flusso di ricavo. È il cuore tecnico dell’iniziativa annunciata lo scorso 23 luglio, quando Huawei Romania, Bamboo Energy e Flexumers hanno annunciato un’alleanza strategica per sviluppare e validare la prima centrale elettrica virtuale (VPP) basata su sistemi di accumulo distribuiti installati nei siti di telecomunicazione della regione. L’obiettivo è monetizzare le batterie di backup esistenti, facendole partecipare ai mercati dei servizi ancillari e di bilanciamento.

Il progetto non è uno di quei concept da laboratorio che vedremo forse tra cinque anni. Qui si parla di asset reali – gli UPS delle torri di telefonia mobile – e di una piattaforma software già operativa, messa a punto da uno spin-off dell’Istituto per la Ricerca Energetica della Catalogna. La sfida, come sempre in questo genere di architetture, è la latenza e l’affidabilità dell’aggregazione: migliaia di piccole batterie, ciascuna con un suo stato di carica, una chimica e un inverter, devono rispondere in blocco come se fossero un unico grande sistema di accumulo. Per farlo serve un cervello centrale che sappia prevedere, decidere e comandare nel giro di secondi.

L’intelligenza artificiale al servizio delle batterie dormienti

L’architettura della VPP rumena mette insieme tre attori con competenze ben distinte. Huawei Romania fornisce la soluzione di accumulo, cioè l’hardware delle batterie già installate o da installare presso i siti telco. Flexumers, primo aggregatore rumeno attivo nei modelli di demand-response, porta l’accesso regolatorio e commerciale ai mercati di bilanciamento gestiti da Transelectrica. Al centro, come collante intelligente, c’è la piattaforma di ottimizzazione basata sull’intelligenza artificiale sviluppata da Bamboo Energy, azienda nata a Barcellona nel 2020 come spin-off tecnologico dell’IREC.

La metafora più calzante è quella del direttore d’orchestra che ascolta due partiture contemporaneamente: da un lato i prezzi dell’energia sul mercato spot, dall’altro i segnali di attivazione inviati dal gestore di rete. La piattaforma IA elabora queste informazioni in tempo reale e decide per ogni singola batteria – o per cluster di batterie – se caricare, scaricare o restare ferma, il tutto rispettando i vincoli fisici del sistema e garantendo che l’UPS sia sempre pronto a entrare in funzione in caso di blackout. Il risultato è un’unica centrale virtuale che può modulare la propria potenza aggregata offrendo servizi di bilanciamento alla rete, senza che l’operatore telefonico debba rinunciare alla funzione primaria di backup.

L’approccio ha un’eleganza tecnica che merita attenzione: invece di installare nuovi sistemi di accumulo dedicati, si utilizza capacità già esistente e largamente sottoutilizzata. Le batterie delle torri di telecomunicazione passano la maggior parte del tempo in stand-by, in attesa di un’interruzione che nella stragrande maggioranza dei giorni non arriva. La piattaforma di Bamboo Energy sfrutta proprio questa finestra di inattività, operando cicli di carica e scarica che non compromettono lo stato di salute della batteria oltre una soglia predefinita. Ma perché proprio ora, e cosa rende attraente il mercato rumeno?

Il valore nascosto nei mercati di bilanciamento

La risposta è nei numeri e nella struttura dei mercati di bilanciamento rumeni. L’iniziativa si concentra su due flussi di ricavo: l’arbitraggio del prezzo – caricare quando l’energia costa poco e scaricare o vendere quando il prezzo sale – e la partecipazione ai mercati dei servizi ancillari, in particolare mFRR (manual Frequency Restoration Reserve) e aFRR (automatic Frequency Restoration Reserve). In Romania entrambi i mercati sono già consolidati e tecnicamente accessibili alle batterie, sebbene richiedano una prequalificazione e il rispetto di precisi vincoli di consegna. Il differenziale di prezzo sull’arbitraggio e la remunerazione per la riserva di frequenza offrono margini sufficienti a giustificare l’investimento nella piattaforma di aggregazione.

Il meccanismo è semplice nella teoria, ma stringente nella pratica. Per il mFRR, l’attivazione è manuale e la risposta deve arrivare entro tempi dell’ordine dei minuti: un requisito gestibile anche con batterie distribuite, purché l’aggregatore garantisca la disponibilità della potenza promessa. Più sfidante è il mercato aFRR, dove la riserva di frequenza deve attivarsi automaticamente nel giro di pochi secondi per compensare gli scostamenti tra generazione e consumo. Qui entra in gioco la qualità predittiva della piattaforma IA, che deve anticipare le chiamate del TSO e preposizionare lo stato di carica delle batterie per essere in grado di iniettare o assorbire potenza attiva quasi istantaneamente. La presenza di Flexumers come aggregatore locale è decisiva: l’azienda è la prima in Romania a offrire servizi di flessibilità e bilanciamento attraverso modelli di Demand-Response, e conosce nei dettagli le procedure di prequalificazione e le specifiche tecniche richieste da Transelectrica.

Il dato interessante è che questa non è un’invenzione improvvisa. Già nel 2022, l’operatore finlandese Elisa aveva condotto una sperimentazione su 200 stazioni base della propria rete, dotandole di sistemi di accumulo distribuiti e ottenendo da Fingrid – il gestore della rete di trasmissione finlandese – l’approvazione tecnica di prequalifica per fornire servizi di bilanciamento nel mercato aFFR, la variante finlandese della regolazione automatica di frequenza. Il progetto rumeno arriva dopo, ma con un approccio commerciale più strutturato e una filiera di partner già consolidata.

La corsa europea: dalla Finlandia alla Romania

Mentre la Romania muove i primi passi, esperimenti simili sono già in fase avanzata altrove. L’esperienza di Elisa ha dimostrato la fattibilità tecnica dell’aggregazione delle batterie di rete come asset di bilanciamento, ma è rimasta su scala relativamente contenuta. Nel 2024 Nokia ha alzato la posta con il lancio del Nokia Virtual Power Plant Controller Software, una piattaforma end-to-end in tempo quasi reale progettata appositamente per aiutare gli operatori mobili a monetizzare le batterie di backup esistenti nei siti delle stazioni base. La differenza tra i due approcci è sottile ma significativa: Nokia fornisce un prodotto software chiavi in mano che l’operatore può integrare direttamente, mentre il consorzio rumeno assembla una soluzione componibile, in cui ciascun partner si concentra sul proprio strato – hardware con Huawei, algoritmi di ottimizzazione con Bamboo Energy, interfaccia di mercato con Flexumers.

La sfida ora è scalare. Il progetto annunciato lo scorso 23 luglio è un passo concreto, ma resta una validazione sul campo, non un prodotto commerciale maturo. Il vero banco di prova sarà l’integrazione continua con i sistemi di Transelectrica, la capacità di rispettare i tempi di attivazione nei mercati aFRR su larga scala e la replicabilità del modello al di fuori dei siti pilota. Per gli operatori di telecomunicazioni, le batterie non sono più solo un costo assicurativo da ammortizzare: diventano un asset energetico attivo, capace di generare ricavi ricorrenti. Il progetto rumeno mostra che la tecnologia per farlo esiste già, ma la strada verso la maturità commerciale è lastricata di integrazione tecnica e regolatoria, e su questa strada il ritmo non lo detta solo il software, ma anche la burocrazia dei codici di rete.