Il rapporto tra potenza della batteria e fotovoltaico sfiora il sessanta per cento, un dimensionamento senza precedenti nei mercati baltici
Nessun comunicato stampa, in Lettonia, aveva mai contenuto un numero simile: 107,2 megawatt di potenza e 214,5 megawattora di capacità di accumulo, affiancati a un parco solare da 173,6 MW in costruzione a Tukums. La scorsa settimana, la controllata UAB “Ignitis renewables” ha preso una decisione finale di investimento per quello che si chiamerà Tume BESS, un sistema di accumulo a batteria da circa 35 milioni di euro. I lavori cominceranno quest’anno, l’entrata in esercizio commerciale è fissata per il 2028. Ma la vera notizia non è il calendario: è la proporzione tra i due impianti.
Il rapporto tra la potenza della batteria e quella del fotovoltaico sfiora il sessanta per cento. Nei mercati baltici, dove l’accumulo su larga scala è ancora agli esordi, un dimensionamento del genere non ha precedenti. Per avere un termine di paragone basta guardare all’Estonia: già a febbraio 2025, Eesti Energia aveva inaugurato un sistema da 26,5 MW e 53,1 MWh, il primo impianto di taglia rilevante nel paese. Un progetto significativo, ma lontano dai numeri del Tume BESS, che da solo è quattro volte più potente di quanto l’utility statale estone ha messo in campo finora. Il salto di scala è tale da meritare una domanda: perché proprio ora, e perché in Lettonia?
La strategia baltica di Ignitis: non un progetto isolato, ma un portafoglio integrato
La risposta sta nella rapidità con cui Ignitis sta costruendo la sua presenza rinnovabile nella regione. Meno di un anno fa, il gruppo ha consegnato la prima elettricità verde in Lettonia dal parco solare Varme, un impianto da 94 MW. A Tukums, il cantiere del parco solare Tume è già aperto: 173,6 MW che, una volta completati, avranno bisogno di un alleato per gestire l’intermittenza. La batteria non è un’aggiunta successiva, ma un tassello pensato fin dall’inizio per integrarsi con il solare e ottimizzare la vendita dell’energia nelle ore di prezzo più alto.
Dietro il singolo progetto c’è una logica di portafoglio che va oltre i confini lettoni. Il gruppo sta sviluppando in Lituania una pipeline di progetti BESS per 291 MW complessivi. Sommando il Tume BESS, si arriva a quasi 400 MW di batterie in fase di sviluppo o costruzione nei Paesi baltici. Non si tratta di un esperimento isolato, ma di una presenza regionale integrata, che punta a intercettare una domanda di flessibilità destinata a crescere man mano che eolico e fotovoltaico aumentano il loro peso nel mix elettrico. L’investimento di 35 milioni per Tume è contenuto se rapportato alla potenza installata, segno che i costi delle batterie stanno scendendo abbastanza da rendere economico un rapporto accumulo-rinnovabile che fino a poco tempo fa sarebbe stato considerato sovradimensionato.
Resta una domanda aperta: come reagirà la rete a questa iniezione improvvisa di flessibilità? La Lettonia, come i vicini baltici, sta affrontando la sincronizzazione con la rete europea e il progressivo distacco da quella russa. L’arrivo di centinaia di megawatt di batterie – in grado di assorbire e rilasciare energia nell’arco di poche ore – metterà sotto pressione i meccanismi di dispacciamento e i mercati dei servizi ancillari, che oggi non sono ancora pronti a valorizzare appieno una risorsa di questa taglia.
Oltre il 2028: la rete come banco di prova
Se nel 2025 l’Estonia ha acceso le sue prime batterie su larga scala, nel 2028 la Lettonia potrebbe diventare il baricentro dell’accumulo baltico. Con il Tume BESS operativo e i progetti lituani in fase di sviluppo, il volume complessivo di capacità di stoccaggio nella regione cambierà di ordine di grandezza. La sfida non sarà più tecnica – installare batterie – ma sistemica: trasformare l’accumulo da progetto infrastrutturale a leva di mercato. Senza segnali di prezzo orari che premino la rapidità di risposta, il rischio è che una parte di quella capacità resti sottoutilizzata, vanificando l’investimento.
Il 2028 sarà l’anno in cui l’accumulo nei Baltici smetterà di essere sperimentazione e diventerà mercato: il numero da tenere d’occhio non sono i megawatt installati, ma il prezzo orario della flessibilità. È lì che si misurerà se il dimensionamento aggressivo scelto da Ignitis per Tume è stata una scommessa vincente o un eccesso di anticipo sui tempi della rete.




