Il paradosso tedesco: surplus di rinnovabili e rete incapace di gestirlo
Quando il vento soffia forte e il sole picchia duro, la Germania si trova costretta a regalare energia elettrica ai paesi vicini. Prezzi negativi, rete satura, impianti rinnovabili che producono più di quanto il sistema possa assorbire. Ma al primo calo del vento o al passaggio di una nuvola, il gigante industriale d’Europa trema. Il primo impianto di accumulo di energia a batteria che Eku Energy ha acquisito in Germania arriva esattamente in questo paradosso, in Bassa Sassonia, e non è un semplice annuncio di espansione aziendale: è il sintomo di una fragilità sistemica che la transizione energetica tedesca non ha ancora risolto.
Un gigante con i piedi d’argilla
La Germania ha investito miliardi in eolico e fotovoltaico, ha chiuso le centrali nucleari e sta progressivamente abbandonando il carbone. Il risultato è una rete che in certe giornate produce un surplus ingestibile e in altre fatica a coprire la domanda. Non è un problema marginale: è il tallone d’Achille della più grande economia europea. L’accumulo energetico – i cosiddetti BESS, Battery Energy Storage Systems – dovrebbe essere la cerniera che tiene insieme questo sistema sbilanciato, assorbendo l’energia quando ce n’è troppa e restituendola quando manca. Ma la capacità installata è ancora largamente insufficiente rispetto alla potenza rinnovabile in campo.
Eku Energy, specialista esclusivo in sistemi di accumulo a batteria, ha scelto di entrare nel mercato tedesco il 30 giugno scorso con l’acquisizione di un progetto in Bassa Sassonia, nel comune di Lamspringe. Non è un dettaglio geografico: la Bassa Sassonia è una delle regioni con la più alta penetrazione eolica onshore del paese, e dunque uno dei punti in cui lo scompenso tra generazione e capacità di rete si fa sentire con maggiore acutezza. L’impianto non risolverà da solo il problema, ma segnala una direzione: l’accumulo non è più un optional, è un prerequisito per non sprecare l’energia che già produciamo.
Dietro questa mossa non c’è solo una lettura tecnica. C’è una scommessa sulla regolazione. Un impianto di accumulo funziona se le regole del mercato elettrico riconoscono il valore della flessibilità che offre – arbitraggio sui prezzi, servizi di rete, capacity market. Se quelle regole mancano o sono instabili, la batteria resta un investimento a perdere. La Germania sta iniziando a costruire quel quadro regolatorio, ma con lentezza, e ogni ritardo si traduce in rinnovabili sprecate e in bollette che restano alte anche quando il vento soffia gratis.
Eku Energy non è arrivata impreparata a questo appuntamento. Già nell’ottobre 2025, l’azienda aveva partecipato al 3° BVES Investor Summit Europe 2025 a Berlino, l’appuntamento di riferimento per chi investe in accumulo in Germania. Un modo per tastare il polso del mercato, capire le intenzioni del regolatore, allacciare rapporti con i partner locali. L’acquisizione in Bassa Sassonia è il frutto di quel lavoro preparatorio. Ma chi c’è dietro questa scommessa?
La rete globale di Eku Energy
Eku Energy non è una startup avventurosa. È nata nel novembre 2022 come piattaforma globale lanciata dal Green Investment Group di Macquarie Asset Management, uno dei più grandi investitori infrastrutturali al mondo. Pochi mesi dopo, a gennaio 2023, è entrato un secondo investitore di peso: British Columbia Investment Management Corporation, il fondo pensione pubblico della Columbia Britannica, che ha rilevato una quota della società. Non stiamo parlando di capitale paziente, ma di capitale che pretende rendimenti solidi e prevedibili. Se Eku Energy entra in Germania, lo fa con i conti fatti.
E i numeri raccontano di una scala già significativa: l’azienda opera in sei mercati, ha otto progetti in esercizio o in costruzione, oltre cinquanta progetti in fase di sviluppo e 25,1 gigawattora in fase di consegna attiva. Non è una presenza simbolica, è una pipeline che punta a rendere l’accumulo un’infrastruttura diffusa quanto le rinnovabili che deve accompagnare. L’operazione tedesca non è un esperimento isolato: è un tassello di una strategia che guarda all’intero continente europeo.
Il profilo finanziario è importante perché l’accumulo è un business ad alta intensità di capitale e a bassa marginalità unitaria: funziona solo se si fa scala, se si standardizzano i progetti, se si replicano le soluzioni tecniche e contrattuali. Avere alle spalle Macquarie e BCI significa poter investire prima che il quadro regolatorio sia perfettamente definito, sapendo di poter assorbire il rischio di transizione. È esattamente ciò che serve in un mercato come quello tedesco, dove le regole si stanno ancora scrivendo e chi arriva prima si posiziona meglio.
L’Italia come prossimo scacchiere
L’operazione tedesca non esaurisce le ambizioni europee di Eku Energy. Già nel luglio 2023 l’azienda aveva stretto una partnership con Renera Energy per sviluppare oltre 1 gigawatt di progetti di stoccaggio a batteria in Italia. Un accordo che parla la stessa lingua della transizione italiana: tanta rinnovabile installata o in via di autorizzazione, poca capacità di accumulo per gestirla, e un quadro regolatorio in evoluzione tra aste Terna, mercato della capacità e meccanismi di approvvigionamento di lungo termine. Anche qui, la domanda non è se le batterie serviranno – la risposta è sì – ma quali regole determineranno chi potrà costruirle e con quali margini.
La partecipazione al summit BVES di Berlino e l’acquisizione tedesca sono segnali che vanno letti in parallelo con l’accordo italiano. Eku Energy sta costruendo una presenza europea coordinata, paese per paese, adattandosi ai diversi quadri regolatori nazionali. In Germania il nodo è l’integrazione con una rete satura di eolico. In Italia è il Sud che produce più rinnovabili di quante il sistema riesca a trasportare verso i centri di consumo del Nord. Due mercati diversi, stesso problema di fondo: senza accumulo, le rinnovabili restano un potenziale inespresso.
Riuscirà Eku Energy a replicare la formula anche in un mercato dove gli incentivi ballano e le autorizzazioni procedono a singhiozzo? La risposta non dipende dalla tecnologia, che ormai è matura e disponibile. Dipende dalle regole. L’accumulo non è più una scommessa tecnologica, ma una partita regolatoria. Chi avrà regole chiare, vince. Chi no, resta a guardare i blackout.




