Il via libera di Terna segue l’asta MACSE che ha assegnato 1,5 GW con una durata media di 6,6 ore

A marzo 2026, secondo quanto riferito da Energy-Storage.news, Terna ha approvato la connessione alla rete per un progetto di accumulo a Brindisi da 509,25 MW e fino a 3 GWh, sviluppato da Airengy, società con sede in Israele. L’investimento stimato è di circa 230 milioni di euro. Rapportato alla potenza, il progetto equivale a poco meno di sei ore di scarica a piena capacità. Cinque mesi dopo, quei numeri aiutano a leggere una fase diversa del mercato italiano: non più solo aste e assegnazioni, ma progetti che arrivano a rete e capitali che si muovono.

509 MW, 3 GWh: la taglia che sposta l’asta alla rete

Il via libera di Terna è un passaggio autorizzativo, non ancora un finanziamento, ma per Airengy è un segnale concreto. Stando a quanto riporta EnergyGlobal, l’amministratore delegato Tal Raz ha descritto il progetto di Brindisi come una base per un’ulteriore espansione in Italia e in altri mercati del continente. È una dichiarazione di prospettiva, non un dato di bilancio, e va letta insieme ai numeri di sistema.

L’asta MACSE, chiusa lo scorso ottobre, ha assegnato complessivamente 1.491,392 MW di potenza e 9.968 MWh di capacità, per una durata media di 6,6 ore. Il singolo progetto di Brindisi, con i suoi 3 GWh su 509,25 MW, si colloca appena sotto quella media, intorno alle 5,9 ore. Non è un’anomalia: è la prova che il mercato italiano sta convergendo su accumuli lunghi, pensati per spostare energia su più ore e non solo per servizi di brevissima durata. La differenza non è solo tecnica. Un impianto da 230 milioni di euro approvato a rete deve trovare un equilibrio economico, e la durata è il parametro che decide quanta energia può essere comprata e rivenduta in un ciclo.

Dove entra il capitale: project finance e acquisizioni

Con la rete che approva, il capitale privato non resta a guardare. Sempre a marzo 2026, la Banca europea per gli investimenti, Natixis CIB e Sunprime Holdings hanno firmato un’operazione di project finance per un portafoglio solare e storage da 290 MWp in Italia. L’operazione, chiamata Project Sophocles, sosterrà la costruzione di quasi 200 impianti fotovoltaici su tetto e a terra con 350 MW di batterie distribuite. La BEI, nel suo comunicato, descrive il progetto come un esempio di come fotovoltaico e batterie possano lavorare insieme per rendere il sistema elettrico più pulito, flessibile e sicuro. È una formula diversa da quella di Brindisi: non un grande impianto centralizzato, ma una piattaforma distribuita, con le batterie abbinate agli impianti solari.

Il capitale si muove anche oltre i confini italiani. In Romania, Alive Capital ha rilevato un progetto BESS da 82,8 MW e 181 MWh già pronto per la costruzione, con avvio dei lavori nel secondo trimestre 2026, messa in esercizio nel primo trimestre 2027 e un investimento stimato di 25 milioni di euro. La taglia è molto più piccola di quella di Brindisi, ma il punto è un altro: le acquisizioni di progetti ready-to-build stanno diventando il modo con cui gli investitori comprano tempo, evitando la fase di sviluppo e autorizzazione.

Germania, UK, Italia: la classifica che spiega la corsa

Per capire se l’accelerazione italiana è strutturale conviene guardare fuori. Secondo il rapporto European Battery Market Outlook 2026–2030 di SolarPower Europe, nel 2025 Germania, Regno Unito e Italia sono rimasti i maggiori mercati europei per lo stoccaggio a batterie. Nello stesso anno, in Europa le nuove installazioni hanno raggiunto 36 GWh, con un aumento del 48 per cento su base annua. Dentro questa crescita, l’Italia non è un mercato di nicchia: è stabilmente tra i primi tre.

La domanda che resta aperta è se la durata media continuerà a salire. Se Germania, Regno Unito e Italia restano i primi tre mercati, cosa significa per i nuovi progetti? Il confronto con la media MACSE di 6,6 ore diventa il termometro: non è una bolla, ma una selezione. I prossimi mesi diranno se quella media resterà il riferimento o se il mercato si spingerà verso accumuli ancora più lunghi. Il numero da tenere d’occhio è 6,6.