Il parco eolico danese da 165 MW ha i permessi ma cerca un nuovo partner operativo dopo l’uscita di TotalEnergies

Chi vive sulla costa davanti al futuro parco eolico di Lillebælt Syd, in Danimarca, quest’estate ha letto che il grande gruppo energetico coinvolto nel progetto se n’era andato. La domanda viene da sé: quelle turbine verranno mai costruite? E l’energia verde promessa per la fine del decennio è ancora prevista? La notizia risale ad agosto. Secondo il comunicato pubblicato da SONFOR il 20 agosto, la società ha ripreso la maggioranza azionaria del soggetto che sta dietro al parco e ha avviato una verifica sulle possibilità di proseguire il progetto con un nuovo partner operativo. A due mesi di distanza, le fonti disponibili non dicono chi sarà questo partner.

Il gigante esce, il territorio resta

I fatti, in ordine. Il partner operativo era TotalEnergies. Come riportava SONFOR nel comunicato, all’inizio dell’estate il gruppo aveva annunciato il ritiro da due progetti eolici, tra cui Lillebælt Syd Vindmøllepark, per concentrarsi su altre attività. A quel punto SONFOR ha preso il timone e ha rilevato la maggioranza della società del progetto. L’operazione andava approvata formalmente in un’assemblea generale straordinaria di SONFOR Vedvarende Energi A/S e SONFOR Holding A/S, convocata per il 21 agosto. Le fonti consultate non riportano l’esito di quell’assemblea.

Il progetto in sé non è cambiato. Il parco è pensato da 165 MW, con 11 turbine da 15 MW ciascuna, e una produzione attesa di circa 650 GWh l’anno. Secondo il piano dovrebbe entrare in esercizio nel 2029/30. Quindi il progetto non è stato cancellato: è passato di mano. Resta però da capire perché un gruppo come TotalEnergies abbandoni un impianto che aveva già superato gli ostacoli autorizzativi.

Troppo piccolo per piacere ai grandi

Il problema non era la burocrazia. Il permesso di costruzione per Lillebælt Syd è stato concesso il 28 novembre 2024. In seguito, come ha comunicato l’agenzia danese per l’energia, l’organo di ricorso Energiklagenævnet ha confermato le decisioni con cui Energistyrelsen aveva autorizzato il costruttore a realizzare i progetti. Sul piano formale, quindi, il parco era pronto a partire.

Se i permessi ci sono, il nodo sono i conti. TotalEnergies lo ha detto in modo esplicito: interpellata da la testata specializzata EnergyWatch, l’azienda ha spiegato che la scala conta sempre di più per la sostenibilità economica dell’eolico offshore, e che per questo preferisce puntare su progetti più grandi dei due parchi nearshore negli stretti, da 240 e 165 MW. Detto in breve: a un gruppo di quelle dimensioni un parco da 11 turbine sembra troppo piccolo. Un impianto vicino alla costa costa meno di uno in mare aperto, ma le spese fisse di progettazione, cantiere e gestione si dividono su meno megawatt, e un grande operatore preferisce impiegare capitale e personale dove la resa per euro investito è più alta.

Ne viene fuori una situazione strana: un impianto autorizzato e pronto può restare senza gestore proprio perché è piccolo. Per il territorio però la perdita non sarebbe piccola. Secondo il sito ufficiale del progetto Lillebælt Syd, alla fine del 2023 cittadini, imprese e istituzioni dell’area avevano ridotto insieme le emissioni di CO2 del 66% rispetto al 2007. È un risultato raggiunto in molti anni, e un parco da circa 650 GWh l’anno sarebbe un passo ulteriore. Per questo l’interesse locale a tenere vivo il progetto è concreto. Resta la domanda di fondo: se la dimensione scoraggia i grandi investitori,
un parco piccolo e senza sussidi può reggere sul mercato?

Prezzo garantito o prezzo di mercato

Per capirlo conviene guardare al resto dell’eolico offshore danese, che negli ultimi anni ha avuto risultati molto diversi tra loro. A dicembre 2024 il più grande bando offshore della storia danese si è chiuso senza nemmeno un’offerta. Altrove lo Stato ha scelto un’altra strada: nelle gare per Nordsøen Midt e Hesselø le offerte più basse sono state, rispettivamente, di 504 e 542 corone per megawattora, e secondo il comunicato sulle due nuove aree chi vince ha quel prezzo garantito per 20 anni dal completamento del parco. È una rete di sicurezza: l’investitore sa in anticipo quanto incasserà per ogni megawattora prodotto.

Lillebælt Syd segue un modello diverso. Il progetto punta a vendere energia verde a prezzo di mercato, senza sussidi statali. Il vantaggio è che non pesa sui conti pubblici. Lo svantaggio è che chi investe si prende tutto il rischio sui prezzi futuri dell’elettricità, ed è anche per questo che trovare un partner operativo è più difficile. Il sito del progetto parlava di 165 MW di energia verde a partire dal 2029, mentre il comunicato di SONFOR indica il 2029/30. In ogni caso il calendario dipende ora da chi accetterà di gestire il parco.

Per chi vive vicino a Lillebælt Syd, quindi, il parco non è sparito: è tornato in mani locali e aspetta un nuovo socio. Non ci sono motivi per festeggiare né per darlo per perso. Nei prossimi mesi la cosa da seguire è l’annuncio del nuovo partner operativo e la conferma o meno della data del 2029/30, perché da quella firma dipende se l’energia verde a prezzo di mercato arriverà davvero.