Il divario tra terraferma e mare segna il bilancio eolico del 2025, con 19,1 GW complessivi trainati dall’onshore

Il dato che riassume l’anno è una sottrazione. In dodici mesi la capacità eolica onshore europea è salita da 248 a 265 GW, quella offshore da 37 a 39 GW: diciassette gigawatt in più sulla terraferma, appena due in mare. Il record del 2025, con 19,1 GW di nuove installazioni, si spiega con questa asimmetria. I numeri arrivano dal rapporto statistico annuale di WindEurope, pubblicato a fine febbraio 2026. Non sono una notizia di queste settimane ma il bilancio consuntivo dell’anno scorso. A ottobre 2026 restano però il riferimento più solido per capire dove si sta muovendo il settore, e dove invece si è inceppato.

Un record costruito sulla terraferma

Nel 2025 l’Europa ha installato 19,1 GW di nuova capacità eolica, di cui 15,1 GW nell’UE-27. Il confronto con l’anno prima dà la misura del salto: secondo il rapporto relativo al 2024, allora le nuove installazioni erano state 16,4 GW, 12,9 nell’UE-27. La capacità complessiva del continente è passata da 285 a 304 GW. Sono numeri di parco installato, cioè la potenza nominale delle turbine connesse, non l’energia effettivamente prodotta, che dipende dal vento e dal fattore di capacità di ciascun sito.

La geografia del record va nella stessa direzione. La Germania è stata il primo mercato con 5,7 GW, di cui 5,2 onshore, grazie a un programma di espansione sulla terraferma partito da tempo. Seguono la Türkiye con 2,1 GW e la Svezia con 1,8 GW, in entrambi i casi senza un solo megawatt in mare. Sul fronte della penetrazione nel sistema elettrico il primato è della Danimarca, dove nel 2025 l’eolico ha coperto il 50% del mix elettrico: metà dell’elettricità del Paese è arrivata dalle pale. Il modello funziona, quindi, almeno dove si può piantare una turbina su un terreno, allacciarla a una rete di distribuzione o trasmissione già esistente e ottenere i permessi in tempi accettabili. Resta da capire perché in mare tutto questo non accada.

Il mare che non decolla e il traguardo dei 425 GW

I capitali, nel 2025, non sono mancati. WindEurope parla di 45 miliardi di euro di investimenti. Eppure, come riporta l’analisi pubblicata da offshorewind.biz, secondo l’associazione industriale lo sviluppo offshore viene rallentato da quattro fattori: colli di bottiglia nella rete, ritardi nelle autorizzazioni, vincoli della filiera ed elettrificazione debole. Il risultato si vede nei bilanci di capacità: due gigawatt in più in un anno, a fronte dei diciassette dell’onshore.

Ognuno di questi vincoli pesa sull’offshore più che sulla terraferma, e il motivo è tecnico. Un parco in mare non si collega con una linea in cavo verso la sottostazione più vicina. Servono cavidotti sottomarini, stazioni di conversione e rinforzi della rete a terra nel punto di approdo, opere che hanno iter autorizzativi propri, spesso lunghi quanto quello dell’impianto stesso. La filiera è più stretta: turbine di taglia maggiore, fondazioni, navi di installazione e cavi ad alta tensione hanno pochi produttori e lunghi tempi di consegna. L’elettrificazione debole agisce invece dal lato della domanda. Se trasporti, riscaldamento e industria non passano all’elettrico abbastanza in fretta, i consumi crescono poco, e chi deve impegnare miliardi su un progetto offshore ha meno certezza su chi comprerà quei megawattora.

Il confronto con gli obiettivi rende il quadro più severo. Per centrare il traguardo europeo del 42,5% di energia rinnovabile, la capacità eolica installata nell’UE dovrebbe raggiungere 425 GW entro il 2030, secondo le stime di WindEurope. Le statistiche citate qui danno i totali per l’Europa allargata, che comprende anche Paesi come Türkiye e Regno Unito, e non il dato della sola UE: un calcolo preciso della distanza dall’obiettivo non è quindi possibile su queste basi. La direzione però è chiara. Un ritmo trainato quasi solo dall’onshore, con il mare inchiodato a pochi gigawatt l’anno, difficilmente basta a reggere una traiettoria di questa portata, soprattutto se i siti a terra migliori e più facili da autorizzare si esauriscono.

Cantieri europei, turbine cinesi?

Il vincolo della filiera, citato per l’offshore, diventa il tema principale se si guarda ai numeri mondiali. Secondo il Global Wind Energy Council (GWEC), nel 2025 nel mondo sono stati installati 178 GW di eolico, un record, e il 67% di questa capacità si trova in Cina. Sempre secondo GWEC, per la prima volta i primi cinque fornitori mondiali di turbine per capacità installata sono stati tutti cinesi. I diciannove gigawatt europei del 2025 rappresentano quindi una quota minoritaria di un mercato che si è spostato a Est, insieme alla capacità produttiva e alle economie di scala che ne derivano.

Il comparto europeo non è piccolo. Stando al rapporto di WindEurope, l’eolico dà lavoro a quasi 443.000 persone tra occupazione diretta e indiretta, e la previsione è di arrivare a 607.000 entro il 2030. Le due tendenze però vanno in direzioni diverse. La domanda europea di turbine dovrà crescere per avvicinarsi agli obiettivi, mentre la leadership industriale globale è passata ai costruttori cinesi. Restano aperte due domande: chi fornirà le macchine per i gigawatt che mancano al 2030, e dove verranno impiegati i lavoratori in più previsti dalle proiezioni, se nei cantieri e nella manutenzione oppure anche nelle fabbriche.

Per chi sviluppa e gestisce impianti, il 2025 lascia indicazioni pratiche. L’onshore funziona e si costruisce, e la Danimarca dimostra che un sistema elettrico può reggere metà della produzione da vento. Il limite non è più la tecnologia della turbina ma tutto quello che le sta intorno: la connessione alla rete e i tempi delle autorizzazioni. Allo stesso tempo, scegliere un fornitore significa mettere sulla bilancia prezzo, disponibilità delle macchine e sicurezza di una filiera in cui i cinque nomi più grandi parlano cinese. I prossimi record dipenderanno da come il settore riuscirà a bilanciare queste esigenze.