Risorse divise tra famiglie e imprese, ma i piccoli consumatori non accedono alle agevolazioni dei grandi gruppi.
Tre miliardi di euro per calmierare le bollette. Eppure, a guardare come sono distribuiti, i più penalizzati restano i piccoli consumatori e le PMI. Non è una contraddizione: è la struttura degli aiuti. La vicenda, ricostruita da Staffetta Quotidiana, parte da un dato che merita di essere letto nel dettaglio.
Lo stanziamento e il paradosso dei benefici mancati
Secondo la documentazione pubblicata da Confindustria, il decreto legge 21/2026 ha stanziato 3 miliardi di euro a favore del contenimento dei costi: circa 1,6 miliardi per le famiglie e 1,4 miliardi per le imprese. La promessa del provvedimento è chiara. Ma i numeri, letti insieme alle analisi di settore, raccontano un’altra storia. L’analisi di Elettricità Futura è netta: i più penalizzati sono i piccoli e medi consumatori, sia domestici sia piccole e medie imprese, perché non beneficiano delle tante agevolazioni attive e già adottate in passato a favore dei grandi gruppi industriali. Il dato di partenza, insomma, non coincide con l’effetto pratico: lo stanziamento c’è, ma l’accesso non è universale. Resta una domanda: chi, allora, sta davvero usando questi tre miliardi?
La lunga lista dei sussidi ai grandi gruppi
La risposta è nel confronto tra chi ha accesso ai sussidi e chi no. Sempre secondo Elettricità Futura, i grandi gruppi industriali ricevono già da anni una serie di sussidi: interconnector, interrompibilità e rimborso CO2. A questi si è aggiunto il meccanismo dell’Energy Release. Non sono interventi marginali: sono strumenti che riducono il costo dell’energia per chi consuma volumi elevati e può programmare i propri consumi. Un’utenza domestica o una piccola impresa non ha lo stesso potere negoziale, né lo stesso accesso a questi canali.
La richiesta avanzata da Confindustria va nella stessa direzione, ma con un salto di scala. Il Tavolo della domanda, come riportato da Quotidiano Energia, ha chiesto al Governo di «superare le evidenti sacche di rendite che i mercati dell’energia garantiscono agli operatori elettrici e agli importatori di gas, attivando la gas release e la idro release». In sostanza, l’industria chiede di redistribuire una parte della rendita accumulata dagli operatori energetici a favore dei consumatori industriali. Ma i piccoli restano fuori dal perimetro: non compaiono tra i destinatari di queste misure.
Il quadro che ne esce è un doppio binario. Da un lato famiglie e PMI ricevono una quota che, ripartita su milioni di utenti, si traduce in pochi euro in bolletta. Dall’altro i grandi consumatori industriali contano su strumenti strutturali, che esistono da anni, e su nuove richieste di release. Il decreto Bollette interviene sull’importo stanziato, ma non tocca l’architettura delle agevolazioni esistenti. E questo spiega perché il divario, nel disegno degli aiuti, rimane.
Il nodo PSV-TTF e la posta in gioco europea
La domanda sui vincitori porta dritta al cuore della regolazione del mercato del gas. Eurogas e Energy Traders Europe hanno espresso preoccupazione, come si legge in una nota congiunta delle due associazioni, per la proposta legislativa italiana che impone all’autorità di regolazione ARERA di eliminare lo spread tra l’hub PSV italiano e l’hub TTF olandese. In pratica, si vorrebbe azzerare per via regolatoria il differenziale di prezzo tra il mercato italiano del gas e il principale riferimento europeo. Lo spread tra i due hub riflette differenze di liquidità, infrastrutture e concorrenza; eliminarlo per regolamento non equivale a eliminarne le cause.
L’ironia è che, dopo aver scelto di non toccare la rendita dei grandi gruppi, il legislatore prova a intervenire sul differenziale di prezzo. Lo spread tra PSV e TTF non è solo un numero: segnala quanto il mercato italiano sia efficiente, liquido e connesso rispetto a quello europeo. Se si restringe per decreto e non per un reale avvicinamento delle condizioni di mercato, il rischio è che il costo aggiuntivo venga scaricato altrove, ancora una volta sui consumatori che non hanno strumenti per difendersi. Da qui in avanti, il segnale da monitorare è l’evoluzione dello spread PSV-TTF e le mosse di ARERA.
Nei prossimi mesi il numero da tenere d’occhio è proprio lo spread PSV-TTF. Se si restringe per decreto e non per efficienza, il conto finale potrebbe ricadere ancora una volta su famiglie e PMI. Il decreto Bollette ha stanziato tre miliardi, ma la domanda resta: chi li sta davvero usando, e a quale prezzo per il mercato?




