Il prossimo ciclo legislativo della politica energetica europea dovrebbe iniziare entro la fine dell’anno. Ma mentre Bruxelles prepara i dossier, il mercato racconta una storia diversa: il TTF olandese, il parametro di riferimento europeo per il gas naturale, viaggiava intorno a 72 euro per MWh a fine settembre, 40 euro in più da quando Stati Uniti e Israele hanno bombardato l’Iran il 28 febbraio, secondo i dati diffusi da Euronews. A fine agosto, la ricostruzione firmata da Manuel Berkel su Europe.Table fotografava un calendario già fitto di proposte e revisioni. Il nodo di fondo è un altro: a quale prezzo l’Europa garantirà quell’energia?
Calendario legislativo: l’agenda che parte mentre il mercato brucia
Da fine agosto Bruxelles ha messo in fila le scadenze. Secondo il calendario del Consiglio, il pacchetto sulla sicurezza energetica prevede un accordo entro il secondo trimestre 2027, mentre la revisione dell’ETS era calendarizzata nel terzo trimestre 2026. Secondo gli annunci della Commissione europea, il pacchetto sulla sicurezza energetica e la strategia di elettrificazione erano collocati nella prima parte del 2026; nello stesso quadro compaiono proposte legislative sulla governance dell’Unione dell’energia, la direttiva sulle energie rinnovabili, la direttiva sull’efficienza energetica e le infrastrutture e il mercato del trasporto di CO2.
Berkel ricordava anche un compito che non compare nei calendari: gli Stati membri devono continuare a prepararsi alle minacce alla loro sicurezza energetica. È il lato operativo della sicurezza, quello che non si esaurisce in una data di proposta. La scansione mostra bene la stratificazione: prima le proposte, poi i negoziati, infine gli accordi. Ma intanto il prezzo dell’energia si muove su un altro calendario, quello dei mercati globali. Il calendario delle proposte non risponde alla domanda più urgente: a quale prezzo l’Europa garantirà quell’energia?
Realtà dei numeri: dipendenza americana e prezzi fuori scala
Il divario tra promesse e mercato emerge appena si guardano i numeri. Secondo l’analisi di Bruegel, il GNL statunitense è diventato la principale fonte di importazione per l’Unione: rappresenta due terzi delle importazioni Ue di gas naturale liquefatto. E un quarto di tutte le importazioni di gas dell’Ue arriva dagli Stati Uniti. Non è una quota marginale: la sicurezza energetica europea è legata a una merce il cui prezzo si forma altrove.
La conseguenza si vede nel prezzo. Il TTF olandese viaggiava intorno a 72 euro per MWh a fine settembre, con un balzo di 40 euro dal 28 febbraio. C’è un rischio concreto che una quota consistente del gas statunitense venga dirottata verso l’Asia, se l’Ue perde una guerra di offerte sempre più intensa. Il punto non è solo il prezzo spot, ma la capacità di Bruxelles di competere con gli acquirenti asiatici.
Il conto della dipendenza si riflette nei prezzi finali. Secondo i dati della Commissione europea, i prezzi industriali dell’elettricità nell’Ue sono circa il doppio rispetto ai livelli di Stati Uniti e Cina; il gas al dettaglio è quattro volte il livello statunitense e il 30 per cento sopra quello cinese. In altre parole, l’Europa paga la sicurezza energetica molto più cara dei concorrenti diretti.
Chi paga il conto e cosa resta aperto
Se il gas dovesse restare sui livelli visti a fine settembre, il conto arriva direttamente in bolletta e nei bilanci industriali. La Commissione può calendarizzare pacchetti e revisioni, ma il costo dell’energia non si decide in una riunione del Consiglio. La dipendenza americana descritta dai dati è strutturale: un quarto delle importazioni di gas dell’Ue proviene dagli Stati Uniti e il GNL statunitense rappresenta due terzi dell’import di gas liquefatto. In un mercato globale, la domanda asiatica fa prezzo sullo stesso gas che l’Europa cerca di assicurarsi.
Qui sta il nodo irrisolto. Nessuna direttiva può fissare il prezzo del TTF, e il calendario europeo non dice con quali risorse Bruxelles intenda vincere un’asta contro gli acquirenti asiatici. Gli annunci di fine agosto lasciavano aperta la domanda di fondo: l’Unione è pronta a competere sul mercato globale del gas, o si limiterà a subire il prezzo imposto da altri?
Il prossimo ciclo legislativo europeo non è una questione di burocrazia: è una partita per decidere se Bruxelles tornerà a influenzare i prezzi dell’energia o se li subirà. Chi vince l’asta per il gas americano decide anche il futuro delle bollette europee.




