Gli aiuti coprono un quarto dei 29 miliardi di costi extra, con prezzi all’ingrosso tra i più alti d’Europa.
Aprire la bolletta della luce di ottobre è un gesto che restituisce, in cifre, una notizia già conosciuta: nel 2025 l’Italia ha avuto il prezzo all’ingrosso dell’energia più alto tra le principali borse europee. È un dato che si legge nelle fatture di famiglie e imprese, mese dopo mese. Poi si ascolta l’annuncio dei sette miliardi di aiuti e la domanda diventa quasi automatica: se il prezzo pagato è il più caro d’Europa, quanto valgono davvero quegli aiuti? La cornice politica è quella di un governo che a inizio settembre è diventato l’esecutivo più longevo della storia repubblicana, in carica da 1.413 giorni, dal 22 ottobre del 2022, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati.
La bolletta che non torna
Il caro energia non è teoria: sono numeri nelle fatture. Secondo i dati di Confindustria, nel primo semestre 2025 le imprese italiane hanno pagato in media 278 €/MWh per l’energia elettrica. Si tratta di un divario che pesa sulla competitività, e non è un episodio isolato: il PUN medio del 2025 è stato di 115,9 euro al Megawattora, il 7% in più rispetto al 2024 e il valore più alto tra le principali borse europee. Il governo, dal canto suo, ha dovuto gestire anche gli effetti sui prezzi delle guerre in Ucraina e in Iran. Aprire una bolletta a ottobre, insomma, significa fare i conti con questa storia. E se il prezzo pagato è il più alto d’Europa, quanto valgono davvero gli aiuti annunciati?
Sette miliardi contro ventinove
La distanza tra promessa e realtà sta nei numeri del bilancio pubblico. Secondo quanto riportato a fine luglio da Sky TG24, il governo Meloni ha stanziato sette miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese: cinque per alleggerire i rincari di luce e gas e due per tagliare le accise su benzina e diesel. Il problema è la proporzione, non la cifra in sé. Sempre secondo le stime della Cgia, quegli aiuti dovrebbero riuscire a sterilizzare solamente un quarto dei 29 miliardi di aggravio stimati. Tradotto in termini pratici: su circa 29 miliardi di maggiori costi, l’intervento pubblico ne coprirebbe circa un quarto, mentre il resto resta in bolletta per famiglie e imprese.
Il contesto di stabilità, intanto, è reale. La Repubblica italiana ha avuto 68 governi in 80 anni, e quello guidato da Giorgia Meloni è il più longevo della Repubblica Italiana. Dal 2022 la Francia ha visto succedersi cinque primi ministri e il Regno Unito quattro premier, mentre sotto Meloni l’Italia è stata più stabile di entrambi. Ma la stabilità non ha ancora risolto il nodo del costo dell’energia: il governo ha spiegato di aver già ricevuto suggerimenti dalle imprese e dalle associazioni, che stava vagliando, e ha indicato che il costo dell’energia è fondamentale per i settori produttivi energivori, aggiungendo che l’Unione Europea deve fare la sua parte. Ma se la coperta è corta, il vero nodo resta politico: chi pagherà il conto fino al 2027?
La campagna elettorale è già qui
Il sospetto del lettore trova conferma nei tempi della politica. L’evento è di fatto l’apertura della lunga campagna elettorale per le politiche del 2027, come è stato scritto all’inizio di settembre. La stabilità record del governo conviveva con un dibattito ormai schiacciato sulle urne, e l’annuncio degli aiuti si inseriva in questa traiettoria. Per famiglie e imprese, più che gli annunci conteranno le decisioni dell’Unione Europea e le eventuali nuove compensazioni settoriali: è lì che va tenuto lo sguardo.
Non aspettarti che i sette miliardi cambino la tua prossima bolletta. La matematica è semplice: sterilizzare un quarto di 29 miliardi di aggravi significa che il grosso resta a carico di chi paga le fatture. Il confronto ormai è politico, e la cosa più concreta da seguire sono le decisioni europee e le future compensazioni settoriali,
non i titoli dei tg.




