Net-Zero Industry Act: sovrapprezzo fino al 20% negli appalti, ma i criteri rischiano frammentazione.
Un ufficio acquisti di un comune deve comprare pannelli per una scuola. Dalla fine di dicembre 2025 può giustificare un prezzo fino al 20% più alto per moduli che superano il test di resilienza e sostenibilità previsto dal Net-Zero Industry Act (NZIA). Sembra un modo per ridurre la dipendenza dalla Cina, che secondo Bruegel fornisce quasi tutti i pannelli solari dell’UE. Ma quanto vale davvero quel margine se le regole minime lasciano spazio a 27 interpretazioni diverse?
La gara per i pannelli: quanto vale il 20% europeo?
Il NZIA non è solo un dispositivo di preferenza. In parallelo fissa obiettivi industriali: entro il 2030 la capacità produttiva dell’UE per le tecnologie a zero emissioni nette dovrebbe coprire almeno il 40% del fabbisogno annuale di dispiegamento, ed entro il 2040 il 15% della produzione mondiale. La domanda concreta dell’ufficio acquisti, però, è un’altra: si può davvero pagare di più un modulo europeo? Il meccanismo consente di giustificare un sovrapprezzo fino al 20% negli appalti pubblici e fino al 15% nelle aste, attraverso il test di resilienza e sostenibilità. Inoltre il criterio di pre-qualificazione riguarda la sostenibilità ambientale e la resilienza, compresi criteri selettivi come considerazioni sociali, cybersicurezza e consegna puntuale.
Per un comune questo significa spazio di manovra: accettare un’offerta più cara non è più irregolare in partenza, se la scelta è motivata da resilienza o sostenibilità. Ma molto dipende da come gli Stati membri applicano questi criteri. La guida della Commissione, pubblicata per rispondere alle domande sollevate da autorità nazionali e stakeholder, conferma che gli obblighi trovano applicazione dallo scorso 30 dicembre 2025. Il documento, però, non elimina il nodo di fondo: quanto sono solidi i criteri minimi?
Il paradosso dei criteri comuni: 27 regole diverse
Se il margine esiste, bisogna capire su quali regole si appoggia. Ed è qui che il quadro si incrina. Nella risposta alla consultazione pubblica, SolarPower Europe avverte che i criteri minimi di sostenibilità della bozza sugli appalti pubblici lasciano troppo spazio a implementazioni divergenti da parte degli Stati membri, con il rischio di arrivare a 27 regole diverse. Il paradosso è che uno strumento pensato per armonizzare finisce per creare il contrario.
Il motivo è concreto: i criteri minimi si basano di fatto su standard generali di accesso al mercato, che i moduli fotovoltaici e gli inverter già rispettano per essere immessi sul mercato dell’UE. In pratica, se un prodotto è già venduto nell’Unione, il criterio minimo non separa davvero un produttore europeo da uno extra-UE. Chi produce in Europa non ottiene un vantaggio visibile da regole così generiche. Il senso originario dei criteri era dare alle amministrazioni uno strumento per distinguere prodotti apparentemente identici; se il criterio minimo non discrimina nulla, si torna al punto di partenza.
E la posta in gioco non è astratta. Secondo l’European Solar Manufacturing Council, l’industria europea del fotovoltaico dipende dall’applicazione rapida e completa delle disposizioni del NZIA; i produttori europei rimasti dipendono commercialmente dall’effettiva applicazione delle regole di procurement. Se i criteri restano annacquati, il sovrapprezzo del 20% diventa una facoltà che ogni paese può usare in modo diverso, o non usare affatto.
Cosa può aspettarsi (davvero) chi compra o produce
Per chi compra, il 20% non è un assegno: va costruito nella gara usando il test di resilienza e sostenibilità e va difeso con criteri non annacquati. Per chi produce, la partita è negli atti attuativi e nelle singole procedure: le date del pacchetto NZIA viaggiano a velocità diverse. Il regolamento di esecuzione (UE) 2026/718 sulla riciclabilità delle pale eoliche si applica dal 30 giugno 2026; il Cyber Resilience Act sarà pienamente applicabile dall’11 dicembre 2027. La prima comunicazione della Commissione sulle dipendenze nelle tecnologie a zero emissioni nette è applicabile dal 30 dicembre 2025. Nelle gare per pannelli, il margine previsto andrebbe richiamato esplicitamente, non dato per scontato.
Alla fine, la differenza tra un pannello cinese e uno europeo si gioca su pochi punti percentuali: quei punti dipendono da criteri che nella bozza sono troppo generici per fare da argine. La prossima gara dirà se il 20% europeo sarà un argine o una formalità.




