La legge elimina il certificato urbanistico per pannelli e pompe di calore
Lo scorso 6 agosto la Legea nr. 153/2026 per la modifica di alcuni atti normativi è stata pubblicata nel Monitorul Oficial. Il titolo completo, come compare nei documenti governativi, parla di «efficentizzazione del processo di autorizzazione della produzione di energia da fonti rinnovabili e sviluppo sostenibile del mercato dei biocarburanti». Tradotto in pratica: per molti impianti fotovoltaici, pompe di calore e sistemi di stoccaggio la Moldova ha cancellato il certificato urbanistico e l’autorizzazione a costruire. Detto così sembra una liberalizzazione radicale. Ma la norma va letta pezzo per pezzo, perché tra consigli locali, monumenti storici e regole dei paesi vicini il percorso resta più accidentato di quanto annunciato.
La liberalizzazione, pezzo per pezzo
Il cambiamento principale riguarda chi vive o lavora in case individuali, comprese le case a schiera e i duplex. Per installare pannelli fotovoltaici, pompe di calore e la relativa infrastruttura su tetti, facciate o terreni non servono più né il certificato urbanistico né l’autorizzazione a costruire. La stessa semplificazione vale per i sistemi di stoccaggio dell’energia elettrica collocati nei parchi fotovoltaici e negli obiettivi commerciali, agricoli, industriali o in altre infrastrutture energetiche esistenti o in costruzione.
È qui che la legge premia soprattutto due categorie: i proprietari di abitazioni, che possono evitare un passaggio burocratico spesso lento, e le imprese con superfici disponibili per l’accumulo. Tuttavia la semplificazione non è totale. L’installazione dei pannelli fotovoltaici sui monumenti storici singolari resta vietata. E c’è un altro limite, meno visibile ma più insidioso: il consiglio locale dovrà comunque sottoporre al voto l’avvio della pianificazione urbanistica di dettaglio entro un massimo di 45 giorni. In altre parole, il cittadino esce dalla coda del certificato urbanistico, ma può entrare in quella della politica locale, con tempi e decisioni che la norma non controlla fino in fondo.
Una corsa solare già partita
La scelta di snellire le procedure non nasce dal nulla. La Moldova ha iniziato a correre sul fotovoltaico, e i numeri lo raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione. Nel 2025 il paese ha aggiunto un record di 315,7 MW di capacità solare. I prosumer solari, tra persone fisiche e persone giuridiche, erano 8.713, con una capacità cumulativa installata di 195 MW, secondo i dati del CNED citati dalla stampa di settore. Sono cifre che mostrano un mercato dei piccoli produttori già piuttosto esteso, non una nicchia sperimentale.
Dietro questa accelerazione c’è una fragilità strutturale. Stando all’Agenzia internazionale dell’energia, la sicurezza dell’approvvigionamento energetico della Moldova si basa in modo precario sulle importazioni di gas o di elettricità. Le decisioni moldave sulle rinnovabili, ha ricordato anche il Segretariato della Energy Community, riflettono la volontà di ridurre la dipendenza da elettricità e gas naturale importati e di prepararsi a un allineamento più stretto con le regole del mercato elettrico dell’Unione europea. Detto in altri termini: la semplificazione normativa è anche un modo per non restare indietro rispetto a Bruxelles, ma con i conti energetici ancora appesi alle importazioni.
Le incognite: consigli locali, monumenti e vicini
I numeri dicono che la corsa è partita. Ma le regole locali possono ancora frenarla. Il voto del consiglio locale entro 45 giorni è un obbligo procedurale, non una garanzia di esito. Che cosa succede se il consiglio non si esprime o rimanda la decisione? La legge non offre una risposta immediata, e proprio qui si annida il rischio che la liberalizzazione si trasformi in un nuovo collo di bottiglia, questa volta politico-amministrativo.
Il confronto con i paesi vicini rende il quadro ancora più interessante. In Ucraina l’installazione di impianti solari su tetti e facciate avviene sulla base di un rapporto di ispezione tecnica dell’edificio, senza ulteriori procedure autorizzative o di registrazione presso gli organi statali di controllo architettonico-edilizio. In Romania, invece, l’installazione di sistemi fotovoltaici sui tetti da parte dei prosumer è esente dall’obbligo di permesso di costruire, a condizione che la struttura dell’edificio esistente possa sostenere il carico aggiuntivo, dimostrato tramite una valutazione tecnica. La Moldova ha scelto una strada simile per l’eliminazione del certificato urbanistico,
ma ha lasciato in piedi il passaggio dei consigli locali, che altrove non compare con la stessa intensità.
Se un consiglio locale non vota entro 45 giorni, chi controlla? E la Moldova riuscirà a trasformare la semplificazione normativa in vera sicurezza energetica? La risposta non sta nella legge pubblicata ad agosto, ma nella fase di attuazione che è solo all’inizio.




