Il progetto da 500 tonnellate di idrogeno verde è nato da una scissione contestata da 31 milioni nel 2022
Succede anche a noi: un Comune vede la bolletta del riscaldamento scendere di quasi mezzo milione l’anno, un depuratore smaltisce i fanghi sul posto e le aziende locali si contendono l’idrogeno. A Cairate, in Valle Olona, tutto questo era a portata di mano: l’apertura dell’impianto era fissata al 9 ottobre. Poi, nell’estate 2025, è emersa la notizia di un sequestro.
Mezzo milione di risparmio e fanghi smaltiti: i numeri che contano
Per capire cosa è a rischio, partiamo dai fatti positivi. L’impianto di Cairate, come precisava il sindaco, permetterà di bonificare in loco i fanghi, materiali di rifiuto del depuratore, per circa 500 tonnellate. Inoltre è stato calcolato un risparmio tra i 400mila e i 500mila euro l’anno, di cui l’ente locale potrebbe godere sul riscaldamento degli edifici pubblici.
Non solo: numerosi off-takers hanno manifestato interesse all’approvvigionamento dell’idrogeno prodotto dal sito di Cairate. Tra questi figurano realtà della mobilità come FNM, Ferrovie Nord Power, Airpullman, Autostradale, Stie, SEA, Malpensa Distripark e Hupac, come riportato da Hydronews. In pratica: meno camion di fanghi in strada, bollette più leggere per il Comune e una domanda industriale già pronta. Come può un progetto con questi numeri finire sotto sequestro?
La scissione da 31 milioni e l’accusa di bancarotta: il lato opaco
La risposta arriva dai documenti del tribunale. Secondo gli inquirenti, nel 2022 sarebbe stata realizzata una scissione societaria che avrebbe trasferito beni per circa 31 milioni di euro dalla Vita Srl, già in difficoltà, alla neonata Expand Srl. Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Bergamo su richiesta della Procura orobica, riguarda i fratelli Cristian e Massimo Vitali. Questi ultimi erano già al centro di un’inchiesta per bancarotta fraudolenta legata al fallimento della Vita Srl.
La vicenda mette a nudo il contrasto tra la promessa verde e la trasparenza finanziaria. Il progetto di idrogeno in Valle Olona fa capo a Expand Srl, la società nata dalla scissione contestata. Sul fronte industriale i numeri parlano di risparmi, fanghi bonificati e off-takers pronti; sul fronte societario gli inquirenti ipotizzano un passaggio di beni da una realtà in difficoltà a una nuova entità. Chi valuta l’operazione deve quindi chiedersi non solo se l’idrogeno conviene, ma se la filiera finanziaria è pulita.
Il progetto resta esposto a questa ombra: la stessa Expand Srl che sviluppa l’iniziativa è al centro della ricostruzione degli inquirenti. Non è una questione tecnica, ma di assetti e responsabilità.
Hydrogen valley in Italia: il treno delle aree dismesse e la lezione di Cairate
Per capire se conviene ancora sperare, guardiamo al contesto nazionale. Il governo italiano prevede di creare 10 hydrogen valleys, aree industriali con economia in parte basata sull’idrogeno, per promuovere la produzione e l’uso di H2 nell’industria e nei trasporti. Per contenere i costi, verranno utilizzate aree dismesse già collegate alla rete elettrica, dove saranno installati elettrolizzatori alimentati da sovra-generazione FER o produzione FER dedicata. È la stessa logica che vale per Cairate: un’area già infrastrutturata, un depuratore da efficientare e una domanda di idrogeno per mobilità e logistica attorno a Malpensa.
Il progetto aeroportuale, in particolare, punta a produrre 500 tonnellate di idrogeno verde all’anno, riducendo le emissioni di CO2 di 4.400 tonnellate all’anno, secondo i dati riportati per Milan Malpensa. Numeri che confermano l’interesse industriale, ma che da soli non bastano.
La lezione di Cairate è semplice: il treno delle aree dismesse non si ferma, ma la cautela resta d’obbligo. Prima di firmare o investire, cittadini, amministratori e imprese dovrebbero separare il potenziale industriale dalla trasparenza finanziaria. Un impianto che promette fino a 500mila euro di risparmio l’anno è una buona notizia; se però la società che lo realizza è al centro di un’inchiesta per bancarotta e di una scissione contestata da 31 milioni, la convenienza va verificata su governance e documenti, non solo sui kilowatt.
Per chi amministra o fa impresa, il caso Cairate è un promemoria: il risparmio promesso va verificato sulla trasparenza della società, non solo sui kilowatt. Il piano delle hydrogen valleys non si ferma, ma il sequestro insegna a pretendere governance pulite prima di firmare.




