Il paradosso tedesco: più rinnovabili significano più batterie per tenere accese le luci
5.700 megawattora. È la capacità del sistema di accumulo a batteria che BW ESS ha appena avviato a Klostermansfeld, in Sassonia-Anhalt, a due passi dalla sottostazione che immette elettricità nella rete di 50Hertz. Non si tratta di un record fine a se stesso, ma della confessione implicita di un sistema elettrico che senza batterie colossali non sta più in piedi. La Germania, laboratorio della Energiewende, scopre sulla propria pelle una verità scomoda: più spingi sulle rinnovabili intermittenti, più accumulo devi costruire, e più il conto della transizione si allontana dalle promesse di elettricità abbondante a basso costo. Il cantiere di Klostermansfeld — il più grande del suo genere nel Paese — è insieme un primato e una resa dei conti.
Il gigante tedesco e l’illusione verde
Il progetto su cui BW ESS ha rotto il terreno nei giorni scorsi non è nato dal nulla. Affonda le radici in un portafoglio più ampio, annunciato già nell’aprile 2025 insieme a Zelos Energy Developments, che metteva sul piatto 1,5 gigawatt di progetti nella regione gestita dal gestore di rete 50Hertz. Un programma pensato per raggiungere la fase di ready-to-build tra il 2025 e il 2027, e che ora sta consegnando il suo primo frutto concreto. La logica è quella di chi sa che il vento e il sole, da soli, non bastano a tenere accese le luci.
Lo ha detto senza giri di parole Roberto Jimenez, direttore esecutivo di BW ESS, lo scorso maggio 2026: la Germania resta «uno dei mercati più interessanti d’Europa» per lo stoccaggio energetico. Interessante, sì, ma non necessariamente virtuoso. Si costruiscono batterie perché l’alternanza di picchi e vuoti di generazione sta diventando ingestibile, e perché i prezzi negativi dell’elettricità — quelli che si vedono sempre più spesso quando c’è troppo sole e poco consumo — sono il segnale di un mercato che non trova più un equilibrio spontaneo. Il paradosso è servito: il successo delle rinnovabili si misura nell’urgenza di installare gigawattora di accumulatori che ne compensino l’imprevedibilità. Dietro ogni record di capacità installata si nasconde una partita industriale con vincitori e vinti.
La mappa dei vincitori
Se la Germania è il terreno di caccia, la Polonia non è da meno. Greenvolt Power, sviluppatore indipendente, ha annunciato che il suo progetto a Siedlce sarà il più grande sistema di accumulo dell’intero Paese. E anche qui il fornitore tecnologico è lo stesso che si sta imponendo in mezza Europa: BYD. Già nel marzo 2025 il colosso cinese si era assicurato la fornitura per due impianti polacchi di Greenvolt, per un totale di 1,6 gigawattora, e la scorsa settimana ha alzato la posta presentando il sistema «Haohan» — 14,5 megawattora stipati in un singolo container, quattro volte più della media di settore.
Mentre BYD e altri produttori asiatici macinano commesse, i player tradizionali europei restano in gran parte a guardare. Nell’ottobre 2024, Sweco era stata incaricata da Giga Storage di progettare un impianto da 2.800 megawattora in Belgio, uno dei più grandi del continente, e la stessa Giga Storage ha dichiarato di puntare a 5 gigawatt di accumulo entro il 2030. Numeri che raccontano una corsa all’infrastruttura in cui gli sviluppatori e i fornitori di tecnologia si spartiscono un mercato in esplosione, mentre le utility storiche faticano a tenere il passo. Resta un convitato di pietra: chi pagherà questa infrastruttura?
Il conto in sospeso
Dai colossi industriali alla presa di casa, la Germania scommette che lo stoccaggio renda accettabile un mix energetico sempre più volatile. Ma la domanda è se la bolletta rifletterà mai il costo reale della transizione, e se le batterie basteranno a evitare blackout quando l’inverno tedesco si farà sentire e il vento smetterà di soffiare. Per ora, i container si accumulano nei campi della Sassonia-Anhalt, mentre la politica rimanda la resa dei conti su quanto tutto questo costerà davvero a famiglie e imprese.
Mentre le gru sollevano i primi moduli a Klostermansfeld, resta aperta la domanda che nessuno vuole fare ad alta voce: basteranno a non farci rimpiangere il nucleare?




