Contratti vincolanti +34% nel 2025, ma sotto accordo resta meno del 5% della capacità 2035
Il preventivo arriva sulla scrivania: passare l’impianto all’ammoniaca rinnovabile costa quasi il doppio rispetto a quella grigia. Il collega chiede: «Ma allora l’idrogeno verde non parte più?» La risposta non sta nei proclami, ma in tre numeri e due meccanismi di prezzo. Il punto di partenza è il quadro appena pubblicato nel Global Gas Report 2026: nel 2025 sono stati firmati contratti di acquisto vincolanti per 1,7 milioni di tonnellate all’anno (Mtpa) di idrogeno a basse emissioni, distribuiti su 26 contratti, con un aumento del 34% rispetto all’anno precedente.
Crescono i contratti, ma restano sotto il 5% delle promesse
Per capire se conviene muoversi ora, serve prima misurare il divario tra ciò che si annuncia e ciò che si firma. L’aumento del 34% dei contratti vincolanti nel 2025 sembra un buon ritmo, ma basta confrontare questa cifra con le promesse per ridimensionare l’entusiasmo: i volumi sotto contratto rappresentano meno del 5% della capacità annunciata per il 2035.
Il quadro generale è ancora più prudente. Complessivamente il settore globale dell’idrogeno a basse emissioni ha volumi contrattualizzati per 8,3 Mtpa. Nel frattempo, secondo le stime di Snam, IGU e Rystad Energy citate nel rapporto, la domanda di idrogeno a basse emissioni è prevista raggiungere 8,4 Mtpa entro il 2030 e salire a 29 Mtpa entro il 2035. E qui arriva il segnale più scomodo: una recente ondata di ritardi e cancellazioni dei progetti ha ridotto le aspettative per la diffusione dell’idrogeno a basse emissioni in questo decennio. Per la prima volta, la produzione potenziale al 2030 basata sui progetti annunciati è diminuita: 37 Mtpa, contro i 49 Mtpa stimati un anno prima. Il settore, secondo diversi indicatori, continua però a maturare. Resta una domanda aperta: se i contratti firmati aumentano e i progetti cancellati superano quelli nuovi, dove si blocca il sistema?
Il collo di bottiglia: costi e infrastrutture tengono fermi gli accordi
Dal divario emerge una questione precisa: perché i memorandum non diventano firme? La risposta è in due strozzature che si alimentano a vicenda. La prima è l’infrastruttura. Solo circa un quarto del volume contrattualizzato è progredito fino ad accordi di vendita e acquisto vincolanti. Senza le infrastrutture necessarie, gli acquirenti fanno fatica a passare dalle discussioni preliminari agli accordi vincolanti e, di conseguenza, gli sviluppatori non riescono a raggiungere la decisione finale di investimento (FID) sui progetti: un circolo che rallenta ulteriormente la crescita del mercato.
La seconda strozzatura è il costo. In Europa, secondo lo studio Snam citato nel rapporto, l’ammoniaca rinnovabile ha un costo compreso tra l’85% e il 100% in più rispetto a quella grigia. Il divario con la Cina è ancora più netto: la spesa in conto capitale per gli elettrolizzatori alcalini di produzione cinese si aggira intorno ai 650 dollari per kilowatt, contro i 2.400–2.500 dollari/kW in Europa e Nord America. Con costi cinesi pari a circa un quarto di quelli europei, il mercato cerca un segnale di prezzo per sbloccare le decisioni: esiste già?
Due segnali di prezzo per smettere di aspettare
A sbloccare la situazione arrivano due meccanismi che mettono nero su bianco il costo dell’idrogeno verde. Il primo viene dal Giappone. Il ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI) ha assegnato i primi progetti internazionali di ammoniaca a basse emissioni nell’ambito dello schema di Contract for Difference (CfD) sull’idrogeno. La domanda giapponese è sostenuta da contratti per differenza del valore di 6,8 miliardi di dollari, assegnati a dicembre 2025. Secondo le stime di Wood Mackenzie, questi due progetti assorbiranno circa il 35% dei fondi CfD totali disponibili, su un periodo di sussidio di 15 anni che si estende fino al 2045.
Il secondo segnale arriva dall’Europa. L’asta pilota H2Global ha stabilito il primo segnale di prezzo per l’ammoniaca rinnovabile a un prezzo contrattuale di 1.000 euro per tonnellata (consegna inclusa in Europa) e un prezzo netto di 811 euro per tonnellata. Il meccanismo di doppia asta di H2Global è citato nel rapporto come il benchmark più chiaro per il costo di consegna dell’ammoniaca verde: circa 1.140 dollari per tonnellata per le consegne nel 2027. Resta da vedere se questi prezzi basteranno a far passare i progetti dalla carta alla costruzione nei prossimi tre anni.
Oggi chi valuta un contratto non deve più fidarsi degli annunci: ha un prezzo di riferimento in Europa (811 euro/tonnellata netti) e un benchmark di consegna (1.140 dollari/tonnellata nel 2027). La scelta informata è confrontare le offerte con questi numeri, non con le promesse.




