L’elettrolizzatore MFE220 richiederebbe una riprogettazione sostanziale, ma l’azienda non ha le risorse per farla

Quasi il 90% del valore è andato in fumo. Il 28 maggio 2026 un elettrolizzatore da 1 MW senza membrana è stato distrutto su un banco di prova a Rossington, nel South Yorkshire, durante un arresto di routine. La mattina seguente, il 29 maggio, Clean Power Hydrogen ha chiesto la sospensione delle proprie azioni dal mercato junior di Londra. Quando le contrattazioni sono riprese, il prezzo delle azioni di Clean Power Hydrogen PLC (AIM:CPH2) è crollato di quasi il 90%.

Dietro quel verdetto c’è una sequenza di dati. Incorporata nell’agosto 2021, la società è entrata nel mercato AIM della London Stock Exchange con il ticker CPH2 il 16 febbraio 2022. Il crollo del titolo non è arrivato isolato: la società ha completato un collocamento da 2,54 milioni di sterline per alleviare una stretta immediata sul capitale circolante. Eppure CPH2 non è una scatola vuota: detiene 16 brevetti concessi in 12 giurisdizioni, tra cui Stati Uniti, Giappone, India, Europa e Medio Oriente, con 17 domande in attesa e tre accordi di licenza che coprono dodici paesi. Ma il patrimonio brevettuale non paga le bollette. A fine giugno è arrivata una prima tranche di circa 3,4 milioni di dollari, con fino a 10 milioni di dollari aggiuntivi proposti agli azionisti; secondo la copertura commerciale, la posizione di cassa sarebbe bastata solo fino a metà luglio. Il contrasto è netto: proprietà intellettuale distribuita su più continenti e liquidità che, al momento della comunicazione, si esauriva nel giro di poche settimane. Ma il crollo non è solo una questione di cassa: è la conseguenza di una promessa tecnica che si è rotta.

La promessa “senza membrana” e il ridisegno che non può essere pagato

Dal dato finanziario si passa alla causa tecnica: la promessa di semplicità. CPH2 ha promosso la propria soluzione senza membrana come una tecnologia con meno componenti, minore manutenzione e semplicità operativa. L’assenza di membrana, nelle comunicazioni dell’azienda, indicava meno manutenzione, vita più lunga e un’operatività più semplice. L’incidente di Rossington ha mostrato l’altra faccia di quella semplicità. L’azienda ha dichiarato che l’MFE220 richiederebbe una sostanziale riprogettazione del sistema a gas misto per poter operare in sicurezza in tutte le condizioni. E ha aggiunto di non disporre, al momento della comunicazione, delle risorse finanziarie e tecniche necessarie per intraprendere la riprogettazione e continuare le attività produttive associate alla piattaforma MFE220.

È qui che la vicenda CPH2 diventa il contrario della narrazione: una tecnologia presentata come più semplice e meno esposta alla manutenzione si è rivelata bisognosa di un intervento strutturale proprio dopo un arresto di routine. Non un guasto complesso, non una condizione estrema: un arresto programmato. Se un singolo arresto di routine può distruggere l’unità, quanti altri progetti in portafoglio sono esposti allo stesso rischio?

Il settore guarda lo stesso baratro

Il rischio non è limitato a CPH2. Otto principali produttori di elettrolizzatori hanno avvertito che la sopravvivenza del settore dell’idrogeno verde è a rischio immediato: i progetti di idrogeno verde vengono cancellati e le fabbriche di elettrolizzatori restano inattive. Secondo un documento del Landtag della Sassonia-Anhalt, a luglio 2026 l’impianto non aveva ancora avviato l’esercizio commerciale regolare. In questo quadro, la tranche aggiuntiva fino a 10 milioni di dollari proposta agli azionisti CPH2 diventa il prossimo test di resistenza: serve l’approvazione per finanziare una riprogettazione che l’azienda stessa considera sostanziale.

Per i prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio non è il prezzo dell’azione ma la cassa: dopo la copertura fino a metà luglio, l’approvazione della tranche aggiuntiva fino a 10 milioni di dollari decide se CPH2 potrà anche solo tentare la riprogettazione. Il trend del settore dice che il tempo è misurato in settimane, non in trimestri.