Dai 7 miliardi di metri cubi installati ai 35 previsti per il 2030 mancano 37 miliardi di euro di investimenti
di Sara Colombo
Un mese dopo la pubblicazione di Renewables 2025 dell’IEA su biogas e biometano, il numero che separa l’Unione europea dal suo obiettivo REPowerEU al 2030 non è una percentuale: è un ordine di grandezza. A fine marzo 2025 risultavano installati 7 miliardi di metri cubi all’anno, in aumento del 9% rispetto al 2024. L’Unione europea dice di voler raggiungere 35 miliardi di metri cubi all’anno di biometano entro il 2030, con un fabbisogno di investimenti stimato in 37 miliardi di euro per il periodo. Il resto è retorica.
Il conto che non torna: 35 contro 7
Il salto non è lineare. Dai 7 miliardi rilevati a fine marzo 2025 ai 35 richiesti per il 2030 mancano 28 miliardi di metri cubi all’anno. Non si tratta di un dettaglio tecnico: quei 37 miliardi di euro di investimenti stimati dalla Commissione europea dicono che il target non è solo una questione di impianti, ma di capitale da mobilitare. Eppure i dati di produzione raccontano un’Europa a due velocità. Nel 2024 la produzione di biometano nell’UE è aumentata del 14%, mentre quella di biogas è cresciuta solo dell’1%. Il biometano, insomma, avanza; il biogas, la base da cui si parte, resta fermo.
Dal 2020 sono state introdotte nel mondo più di 50 nuove politiche su biogas e biometano. La produzione globale combinata dovrebbe crescere del 22% dal 2025 al 2030. Il problema non è la direzione di marcia: è che Bruxelles ha dichiarato un traguardo senza ancora mettere in fila gli strumenti per raggiungerlo. Ma se l’Europa arranca, chi sta correndo davvero?
La geografia della crescita: Stati Uniti, Cina, India
E infatti la corsa non aspetta Bruxelles. Gli Stati Uniti sono il più grande produttore mondiale di biometano, con una crescita di 2,2 volte dal 2020. In Cina, la produzione combinata di biogas e biometano dovrebbe crescere del 23% tra il 2025 e il 2030 nel caso principale di previsione. E la spinta arriva anche dall’India: secondo l’IEA, come riportato dalla World Biogas Association, la produzione indiana di biogas e CBG dovrebbe aumentare del 21% entro il 2030, circa 20 PJ in più rispetto alle stime precedenti.
Il quadro è coerente: la crescita globale del 22% fra 2025 e 2030 non è distribuita in modo uniforme, e i paesi che hanno scelto politiche industriali esplicite stanno capitalizzando prima. La crescita però non si trasforma automaticamente in capacità immessa in rete: servono soldi e regole.
Dove finiscono i miliardi: reti e incentivi
Il nodo, allora, non è produrre: è immettere nelle reti e pagare gli impianti. Secondo l’analisi IEA sull’outlook di biogas e biometano, i progetti di biometano e biogas restano la principale destinazione degli investimenti in gas a basse emissioni di carbonio, assorbendo il 40% del totale. Entro il 2040, secondo la stessa analisi, circa 30 miliardi di dollari vengono spesi ogni anno per il biometano immesso nelle reti del gas. Il capitale si muove, ma si muove dove trova infrastrutture e incentivi chiari.
E qui l’Europa mostra il suo punto debole. Il target comunitario da 35 miliardi di metri cubi richiede 37 miliardi di euro di investimenti nel periodo. Ma se nel 2024 la produzione europea di biogas è cresciuta solo dell’1%, non è scontato che quel capitale arrivi. Chi metterà i 37 miliardi stimati? E con quali incentivi, se la corsa globale lascia indietro l’Unione?
La domanda che resta aperta è chi pagherà il salto da 7 a 35 miliardi di metri cubi, e con quali regole, mentre il mondo accelera e l’Europa rischia di guardare la transizione energetica dal binario sbagliato.




