Nel 2025 il mercato australiano ha raggiunto 4,3 GW, ma le garanzie si sono ridotte.
«Ho avuto molti clienti in passato che sono venuti da me con forse un mese di tempo, bisognosi di una soluzione assicurativa, e spesso è troppo tardi.» Lo diceva a fine agosto Gemma Claase, responsabile della transizione energetica per il business Pacific di Howden Insurance Brokers, descrivendo una scena ricorrente nel mercato australiano dei sistemi di accumulo a batteria: l’impianto è quasi pronto per l’avvio commerciale, il finanziamento è chiuso, e solo a quel punto arriva la telefonata all’assicuratore. Non è un caso isolato: è il sintomo di un settore che corre più veloce delle regole.
La chiamata dell’ultimo mese
Il problema non è la burocrazia, ma il modo in cui gli assicuratori valutano una tecnologia ancora giovane. Claase ha spiegato che servono circa 8.500 ore di funzionamento senza perdite, da qualche parte nel mondo esclusa la Cina, prima che gli assicuratori inizino ad adeguare i termini a favore di una nuova tecnologia. Chi cerca una polizza a un mese dall’avvio chiede in pratica all’assicuratore di comprimere in poche settimane un’analisi che richiede tempo, dati operativi e storico dei sinistri. E questo spiega perché un mese spesso non basta: per capirlo davvero bisogna guardare i numeri e le clausole che stanno cambiando.
Un mercato da 4,3 GW con garanzie che si sgretolano
Secondo il Clean Energy Council (CEC), nel 2025 l’Australia era il terzo mercato mondiale per sistemi di accumulo a batteria su scala utility, con 4,3 GW di grandi impianti che hanno raggiunto il financial close e 2 GW/5,1 GWh commissionati nel corso dell’anno, in crescita del 233% su base annua. A gennaio 2026, secondo i dati AEMO, lo stoccaggio a batteria rappresentava il 46% di una pipeline record di 64 GW di investimenti nello sviluppo energetico del Paese. In sintesi: i progetti vengono finanziati e costruiti in tempi sempre più rapidi.
Il mercato assicurativo si muove con un’altra logica. Lo scorso novembre, secondo quanto riportato da un articolo specializzato, Litterick ha spiegato che il livello monetario effettivo di indennizzo all’interno delle garanzie è diminuito e in alcuni casi è appena sopra la franchigia prevista dalla polizza. In altre parole, la garanzia contrattuale che dovrebbe proteggere il business si è ridotta a poco più della soglia sotto la quale paga comunque l’assicurato.
E non basta la conformità ai test obbligatori. Namrata Soni, lead underwriter per energia e costruzioni presso Canopius Group, ha affermato a fine agosto che la conformità a test come UL 9540A è una base, non il quadro completo. Chi si ferma alla checklist di conformità pensa di essere coperto, ma per l’assicuratore quello è solo il punto di partenza della valutazione.
A complicare il quadro ci sono anche le clausole contrattuali. Dopo la sentenza SCB v Lexington del 2023, le clausole di esclusione dei difetti di costruzione del London Engineering Group (LEG 1/2/3) — che regolano la copertura construction all-risk per i BESS — sono state messe in discussione e la loro riscrittura è stata avviata. Compratori, broker e vettori hanno atteso per un anno o due un aggiornamento dei testi, temendo che la copertura per gli edifici in costruzione nelle polizze CAR potesse essere limitata o ritirata. Il punto è che le regole del gioco sono meno stabili di quanto un finanziamento di progetto dia per scontato.
Prima di firmare: cosa guardare davvero
Di fronte a questo scenario, la risposta non è rinunciare all’assicurazione ma cambiare postura. Anya Krol, engineering manager con quasi un decennio di esperienza nei sistemi di accumulo a batteria, ha spiegato a fine agosto che il performance guarantee test è «un test strutturato e ben definito in determinate condizioni» e segue determinati passaggi. Tradotto in pratica: la garanzia di prestazioni va letta nelle condizioni in cui l’impianto opererà davvero, non solo come voce generica del contratto.
Arzu Perwin, commercial manager con esperienza in progetti di accumulo a batteria, ha avvertito che «molti dei regimi che vediamo ora sono a contratto diviso». Le strutture a contratto diviso meritano una verifica particolare: se la fornitura, l’installazione e l’esercizio fanno capo a soggetti diversi, le responsabilità in caso di guasto rischiano di rimbalzare da un contratto all’altro. È il tipo di domanda che va posto prima di firmare, non dopo.
Chi gestisce un progetto di batterie in Australia deve smettere di trattare l’assicurazione come un adempimento dell’ultimo miglio: va affrontata insieme al contratto, sapendo che le garanzie e le clausole sono meno solide di quanto sembrino. Il mese di anticipo non è una formalità: è spesso il confine tra una copertura che regge alla prova dei fatti e una che, alla prima richiesta di indennizzo, si scopre poco più sottile della franchigia.




