Capacità installata record, ma la domanda cresce più in fretta e i ritardi lasciano scoperto il sistema

Nell’ultimo anno finanziario sono stati messi in servizio 4,4 GW di nuova capacità di generazione e stoccaggio: un record per il mercato elettrico nazionale australiano. Eppure, a fine agosto, AEMO segnalava un piccolo gap di affidabilità di 80 MW nel Queensland per il 2025-26. Correre così forte e restare comunque indietro è il paradosso da cui conviene partire.

Il record che non basta

I numeri dell’operatore di sistema raccontano due storie che non si sommano. Da un lato, l’ultimo anno finanziario è stato il migliore di sempre per nuove installazioni: 4,4 GW tra generazione e accumulo. Dall’altro, la domanda corre più in fretta. AEMO prevede che il consumo operativo di elettricità passi da 178 TWh nel 2024-25 a circa 229 TWh entro il 2034-35, un aumento del 28%. Nei prossimi cinque anni, dice sempre AEMO, sono attesi investimenti aggiuntivi tra 5,2 e 10,1 GW all’anno, spesso sostenuti da schemi pubblici.

Eppure, nello scenario “Committed and Anticipated Developments”, per il 2025-26 emerge un piccolo buco di affidabilità da 80 MW nel Queensland. Le cause, secondo AEMO, sono una minore disponibilità dei generatori, previsioni più alte di domanda massima e ritardi nella messa in servizio dei progetti. È una falla piccola, ma è la prima crepa in un sistema che dovrebbe assorbire il ritiro notificato di 11 GW di centrali prevalentemente a carbone nel prossimo decennio: tra queste Eraring, Bayswater e Vales Point nel Nuovo Galles del Sud, Yallourn nel Victoria e Callide B nel Queensland. Quel buco non è solo un problema tecnico: dietro ci sono centrali che chiudono e accordi che nessuno vuole mostrare nei dettagli.

I patti nascosti delle chiusure

Quando si parla di chiusure, il punto non è soltanto quando una centrale esce, ma chi ha negoziato cosa e a quali condizioni. Origin ha accettato di tenere aperta la centrale quarantenne di Eraring, nel Nuovo Galles del Sud, almeno fino al 19 agosto 2027, con un’opzione per farla funzionare fino ad aprile 2029 senza compensi aggiuntivi. È un prolungamento che sposta in avanti la data del ritiro, ma non elimina il problema: lo rinvia, lasciando al mercato meno tempo per sostituire quella capacità.

Nel Victoria, invece, il governo ha negoziato due accordi con EnergyAustralia e AGL sulle date di chiusura di Yallourn e Loy Yang A, ma non ha rivelato i dettagli finanziari. Il risultato è un quadro in cui le date ufficiali esistono, ma i costi per tenerle in vita o per chiuderle prima restano opachi. Chi vince e chi perde nel rinvio delle chiusure non si può verificare fino in fondo, perché mancano i numeri. Intanto, però, un nuovo tipo di consumatore sta cambiando i conti dell’intero sistema: i data centre.

La scommessa dei 40 GW e i clienti voraci

E qui i numeri cambiano scala. Nel 2025, AEMO ha riconosciuto che i data centre differiscono fondamentalmente dai grandi consumatori tradizionali di energia, e ha iniziato a trattarli come una categoria distinta nella pianificazione di lungo termine. La ragione è nei tassi di crescita: secondo l’IEA, dal 2024 al 2030 il consumo elettrico dei data centre cresce di circa il 15% all’anno, oltre quattro volte più rapidamente della crescita del consumo totale di tutti gli altri settori. Non è una nicchia: è il settore che rischia di definire i prossimi picchi.

Di fronte a questa domanda a due velocità, il Capacity Investment Scheme punta a fornire 40 gigawatt di capacità aggiuntiva entro il 2030. AEMO lo indica come il meccanismo dietro lo slancio degli investimenti che sostiene un miglioramento delle prospettive di affidabilità. La promessa dei 40 GW va letta accanto ai ritiri già notificati: 11 GW di carbone in uscita nei prossimi dieci anni. Non è una semplice sottrazione, perché la nuova capacità include accumulo e fonti diverse, ma la distanza tra ciò che si annuncia e ciò che si riesce a tenere acceso è il vero indicatore. Il piccolo buco del Queensland, 80 MW, è già un segnale: se i progetti ritardano e la domanda massima sale, anche un sistema che installa a ritmo record può trovarsi scoperto.

Per cittadini e imprese, il conto non si gioca solo sull’80 MW del Queensland. Si gioca sulla capacità di colmare la distanza tra ciò che promettiamo di installare e ciò che riusciamo a mantenere acceso mentre i data centre divorano elettricità. Il record di 4,4 GW è reale, ma da solo non risponde alla domanda che cresce più in fretta delle installazioni.