Skyborn acquisisce il controllo totale del parco eolico Nordergründe, passato dal 30 al 100 per cento

Le scorie del 2016

Per capire la portata della mossa bisogna tornare al momento in cui tutto sembrava fermarsi. Il parco eolico offshore Nordergründe, 18 turbine Senvion da 6,2 MW installate a circa 15 chilometri dall’isola di Wangerooge, nel Mare del Nord tedesco, è operativo dal 2017. L’ultima turbina è stata collegata alla rete il 17 dicembre di quell’anno, ma il traguardo finale arrivò con dodici mesi di ritardo dopo che BVT, l’impresa incaricata di realizzare la sottostazione elettrica, entrò in insolvenza nel terzo trimestre 2016. I lavori rimanenti furono poi portati a termine da una rete di subappaltatori, in una corsa contro il tempo che già allora lasciava intuire quanto l’eolico offshore tedesco fosse esposto a rischi di filiera difficili da assicurare.

Oggi Skyborn si prende tutto: prima aveva il 30%, mentre il resto era diviso tra Gothaer Leben Renewables (40%) e John Laing Group (30%). L’operazione chiude una fase di comproprietà frammentata e la sostituisce con un controllo unico. Il CEO Patrick Lammers ha collegato l’acquisizione ai successi precedenti del gruppo: il turnaround del parco taiwanese Yunlin e i progressi con il progetto Gennaker. Ma Skyborn non si è limitata a sanare vecchie ferite: sta riposizionando le sue pedine su scala più ampia.

Doppio passo sul mercato

Mentre chiude l’acquisto di Nordergründe, Skyborn ha altre carte da giocare. La scorsa settimana, il 22 giugno, l’azienda ha venduto una partecipazione del 25 per cento nel progetto eolico offshore Gennaker a Stadtwerke München. Gennaker, un impianto da 976,5 MW che ha ricevuto il permesso di costruzione nel dicembre 2025, è uno dei progetti più osservati del Mare del Nord tedesco, e la cessione di una quota a una municipalizzata bavarese segnala che Skyborn sta alleggerendo la propria esposizione finanziaria su un parco non ancora costruito, mentre consolida il controllo su un asset già operativo come Nordergründe.

Già a maggio Skyborn aveva firmato con Semco Maritime e Wind Multiplikator un contratto integrato di servizio a lungo termine per la gestione delle operazioni e manutenzione del parco. Il contratto, quinquennale e mezzo con partenza il 1° giugno 2026 e opzione di proroga, copre turbine, fondazioni e sottostazione offshore. Messo in fila con l’acquisizione della proprietà piena e con la vendita della quota Gennaker, il quadro è chiaro: Nordergründe diventa il banco di prova di una strategia che punta a gestire direttamente l’intero ciclo di vita di un impianto, dall’operatività alla manutenzione, mentre i capitali vengono drenati dai progetti ancora in fase di sviluppo per essere reinvestiti dove il rendimento è più prevedibile.

Il buco nella rete

Se il quadro proprietario si stabilizza, restano fragilità a monte. Nordergründe produce 111 MW, una goccia nel mare dell’eolico offshore tedesco che oggi conta oltre 8 GW installati. Ma la domanda che nessuno sta facendo a voce alta è: chi garantirà un accesso equo alla rete quando uno dei principali gestori di sistema finisce sotto il controllo di un concorrente diretto dei produttori? Con RWE al timone di Amprion, la partita regolatoria diventa il prossimo campo di tensione, e le risposte che arriveranno da Berlino e da Bruxelles diranno molto su quanto la Germania sia disposta a separare davvero la generazione dalla trasmissione.

Nessuno mette in dubbio che l’accordo RWE-Amprion sia tecnicamente in regola con le norme sull’unbundling, ma la realtà operativa è più sfumata: quando un produttore che possiede parchi eolici, centrali a gas e contratti di lungo termine diventa anche il socio di maggioranza del TSO che decide priorità di dispacciamento e investimenti di rete, la vigilanza dell’Agenzia federale delle reti sarà messa alla prova come mai prima d’ora.

Intanto Skyborn si prepara a gestire Nordergründe con un team di manutenzione dedicato e un contratto pluriennale che promette stabilità. Ma la storia del parco, cominciata con un fallimento aziendale e un anno di ritardo, ricorda che nell’eolico offshore le sorprese non arrivano quasi mai dal vento.

La transizione energetica tedesca è sempre meno una scommessa tecnologica e sempre più una partita di controllo industriale, dove gli asset cambiano mano in silenzio mentre la rete resta il collo di bottiglia che nessuno vuole nominare. I prossimi blackout non dipenderanno dal vento, ma dai contratti.