Pensare al solare come a una tecnologia da Sud è un’abitudine difficile da smontare. Eppure un’analisi pubblicata a inizio agosto su Energy Connects mostra che quasi 2.000 abitazioni nelle Highlands e nelle isole scozzesi hanno installato pannelli solari nei sei mesi fino ad aprile, pur ricevendo circa la metà del sole della Spagna meridionale. Nelle Isole Faroe, la utility locale SEV stima più di 60 installazioni e altre 25-30 in attesa di approvazione.

Abitare a nord non significa rinunciare al fotovoltaico. Significa, semmai, fare i conti con numeri diversi: meno sole, ma anche costi più bassi, prezzi dell’energia più alti e impianti che oggi ripagano l’investimento in tempi più ragionevoli.

Dalle Highlands alle Faroe: il sole non aspetta il Mediterraneo

I casi di Scozia e Faroe non sono episodi isolati. Nel 2025, per la prima volta nella regione nordica, investitori e utility hanno aggiunto più nuova capacità solare che eolica, secondo BloombergNEF, e il sorpasso dovrebbe proseguire anche quest’anno. È un cambiamento di prospettiva: per anni il Nord ha puntato quasi tutto sul vento; ora il fotovoltaico entra nei portafogli anche nelle aree con inverni lunghi. Un impianto da 40 milioni di euro descritto nell’analisi, per esempio, arriva a generare elettricità quasi 22 ore al giorno nel pieno dell’estate.

Il dato BloombergNEF non dice che il solare ha superato l’eolico in termini assoluti, ma che per la prima volta la nuova capacità aggiunta è soprattutto fotovoltaica. Se nelle Isole Faroe ci sono decine di impianti in attesa di approvazione, è perché i costi di installazione si sono ridotti e il prezzo dell’energia è salito. Ma questi esempi sono solo la superficie: per capire cosa ha reso possibile la svolta bisogna guardare i conti.

I numeri che hanno ribaltato il pregiudizio

Da una parte i costi sono scesi: secondo Aurora Energy Research, pannelli e attrezzature correlate in Europa sono diminuiti del 30% dal 2021. Dall’altra, le tariffe all’ingrosso nordiche sono passate da una media di circa 11 euro per megawattora nel 2020 a oltre dieci volte tanto durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022; nei primi sei mesi di quest’anno si sono attestate in media a 79 euro per megawattora. In pratica, produrre elettricità dal sole costa meno di prima, mentre comprarla dalla rete costa di più: il margine di convenienza si è allargato.

Detto in altri termini: se nel 2020 l’energia all’ingrosso costava circa 11 euro al megawattora, il risparmio per ogni kilowattora autoprodotto era contenuto. Con 79 euro al megawattora in media nei primi sei mesi di quest’anno, ogni kilowattora che non compri dalla rete vale molto di più.

«Gli sviluppi tecnologici nelle celle fotovoltaiche hanno spinto i prezzi decisamente verso il basso», ha spiegato Henrik Borreby, rappresentante nordico di BayWa r.e.. Lo stesso Borreby ha però ammesso che più si sale verso nord, e più basso è il prezzo domestico dell’energia, più tempo serve per ripagare l’investimento iniziale. Tradotto: la convenienza non è uguale ovunque, va calcolata guardando i consumi reali e i prezzi locali dell’energia.

Il paradosso spagnolo: quando il sole diventa un problema

Mentre il Nord scopre il fotovoltaico, il Sud Europa fa i conti con l’eccesso. In Spagna, i dati di Montel riportati da pv magazine indicano 397 ore di prezzi negativi tra gennaio e marzo, un valore nettamente superiore alle 48 ore dello stesso periodo del 2025 e vicino al totale annuo di 555 ore di quell’anno. Produrre tanto quando nessuno consuma non fa guadagnare: può costare.

La lezione spagnola non è «niente solare», ma «solare integrato». Peter Braun, Country Manager di European Energy in Svezia, lo ha spiegato così: «Il vantaggio di combinare solare ed eolico è che hanno tempi di produzione diversi. Il sole brilla soprattutto di giorno e d’estate, mentre il vento soffia di più di notte e d’inverno. Questo garantisce una produzione più uniforme e un uso più intelligente della rete elettrica».

Per chi oggi valuta un impianto al Nord, il punto è esattamente questo: non basta installare pannelli, bisogna usarli dentro un sistema che tenga insieme più fonti e non insegua solo il picco di produzione. Se i conti tornano — costo dell’impianto, prezzo dell’energia, possibilità di autoconsumare — il fotovoltaico non è più una scommessa ideologica. Ma la convenienza durerà solo se si evita l’errore spagnolo di crescere senza coordinare.