Il fotovoltaico in Europa: Lettonia al 49%, Germania oltre il 30% a giugno

Non è un picco isolato: a giugno la Lettonia ha coperto il 49% della domanda elettrica con il fotovoltaico, la quota più alta mai rilevata nell’Unione Europea. Nei tre mesi tra lo scorso maggio e luglio, secondo i dati pubblicati da pv-magazine.it sulla base dei calcoli Energy-Charts dell’Istituto Fraunhofer per i sistemi di energia solare ISE, il solare ha superato il 20% della domanda elettrica dell’UE per tre mesi consecutivi: 20,3% a maggio, 21,1% a giugno, 21,5% a luglio. Il fotovoltaico non è più una variabile marginale del mix, ma una colonna del sistema — e il sistema inizia a chiederne conto.

Oltre il 20% per tre mesi: il solare diventa strutturale

Per dare consistenza al segnale basta mettere in fila i numeri. In Germania, secondo il Fraunhofer ISE, la quota del solare sulla domanda elettrica ha superato il 30% per la prima volta, mantenendosi oltre questa soglia per tre mesi consecutivi. In Spagna la quota fotovoltaica è rimasta stabilmente sopra il 35% per la prima volta nei tre mesi considerati, con il valore più alto a giugno al 36,9%. L’Italia ha registrato la sua quota solare più alta di sempre lo scorso maggio, il 19,5% secondo Energy-Charts. E la Lettonia, come detto, ha toccato il 49% a giugno.

La traiettoria è altrettanto netta. Nel giugno 2021, secondo un’analisi di Ember, il solare generava appena il 10% dell’elettricità nell’UE, pari a 21 TWh. Dal 2015 la generazione fotovoltaica nell’Unione è aumentata del 254 per cento. Tra il 2021 e il 2025 il solare è cresciuto di oltre un quinto ogni anno nell’UE, il tasso di crescita più rapido di qualsiasi fonte energetica. Anche in Cina il quadro va nella stessa direzione: stando a quanto riportato da Ember, l’eolico ha rappresentato il 13,6% della generazione e il solare il 12,4%, con la quota solare triplicata in cinque anni rispetto al 4,1% dell’aprile 2020.

Ma un sistema che corre così veloce produce anche un effetto collaterale che i mercati stanno già pagando.

Tanta energia, poco valore: il paradosso dei prezzi negativi

Dietro i record c’è l’altra faccia della medaglia. Nella prima metà del 2026, come documentato nel comunicato del Fraunhofer ISE, si sono verificate numerose ore in cui il prezzo dell’energia elettrica nel mercato day-ahead era vicino a 0 euro per megawattora. Gli alti livelli di generazione eolica e solare hanno portato a un numero crescente di ore con prezzi negativi. Già nel 2025 Paesi Bassi, Germania, Svezia, Spagna, Belgio e Francia avevano registrato più di 500 ore di prezzi negativi dell’elettricità.

Il mercato day-ahead è il mercato in cui l’elettricità viene scambiata con un giorno di anticipo, ora per ora: è lì che il prezzo si forma e che, nelle giornate di alta generazione solare ed eolica, scende verso lo zero o sotto lo zero. Il fenomeno non è una curiosità statistica. Secondo l’analisi di Energy Global, i prezzi negativi sono stati causati principalmente da colli di bottiglia nella trasmissione, insufficiente flessibilità del sistema e periodi di sovrapproduzione da rinnovabili. In altre parole: quando la produzione solare ed eolica supera la capacità della rete di assorbirla o trasportarla, l’energia perde valore, fino a diventare un costo. Questa dinamica cambia le regole per chi produce, vende o gestisce energia solare.

Cosa cambia per chi installa e gestisce

Se il prezzo scende a zero, la domanda non è più quanta energia produci, ma quando la immetti. Per chi progetta un impianto, i parametri di valutazione si spostano: la produzione totale resta importante, ma conta sempre di più la capacità di evitare le ore in cui l’energia non vale nulla o vale meno di zero. Nella prima metà del 2026 le ore con prezzo vicino a zero sono state numerose; nel 2025 sei Paesi hanno superato 500 ore negative. Chi installa e gestisce impianti deve ragionare su un orizzonte diverso: non solo potenza e rendimento, ma flessibilità, accumulo e gestione dell’immissione.

Il solare ha vinto la battaglia della quota; ora serve vincere quella della flessibilità. Il superamento del 20% per tre mesi consecutivi ha reso visibile il passaggio: il fotovoltaico è diventato un vincolo, non più una scommessa. Per chi progetta, installa e gestisce impianti, la nuova frontiera non è la potenza, ma la flessibilità.