La joint venture è partecipata al 51% da Chiron Energy e al 49% da Macquarie Capital

La bolletta e la domanda inevitabile

Ogni due mesi arriva la bolletta e la domanda è sempre la stessa: perché paghiamo così tanto l’energia? Parte della risposta è che il prezzo non dipende solo da chi ce la vende, ma da quanta elettricità c’è dietro, quanta se ne può produrre nelle ore giuste e quanta si riesce a immagazzinare. Servono impianti, batterie, connessioni. All’inizio di agosto, Chiron Energy e Macquarie Capital hanno annunciato una piattaforma per sviluppare, costruire e gestire 1 GW di solare e 500 MW di accumulo a batteria in Italia, come si legge nell’annuncio pubblicato il 3 agosto. Sono numeri da addetti ai lavori, ma hanno un effetto concreto sul lungo periodo: quando quella capacità sarà in esercizio, entrerà nel mix che aiuta a determinare il prezzo dell’energia per famiglie e imprese.

Cosa c’è dentro 1 GW di solare e mezzo GW di batterie

Per capire se l’accordo è solido conviene guardare a chi mette i soldi e a chi costruisce davvero. La nuova piattaforma, denominata Chiron Energy Power Generation, è partecipata al 51% da Chiron Energy e al 49% da Macquarie Capital e punta a sviluppare e costruire almeno 1 GW di nuova capacità fotovoltaica e 500 MW di sistemi di accumulo energetico a batteria. Non si parte da zero: la piattaforma include inizialmente 115 MW di asset solari operativi nel nord Italia che Chiron Energy ha sviluppato e costruito dal 2020. Secondo Chiron Energy, una volta raggiunti gli obiettivi, il portafoglio dovrebbe generare circa 1,4 TWh di elettricità rinnovabile all’anno, equivalente al consumo annuo di oltre 500.000 famiglie italiane.

Dietro l’intesa ci sono due realtà diverse ma complementari. Chiron Energy, con sede a Milano, è un produttore indipendente di energia rinnovabile specializzato nello sviluppo, costruzione e gestione di impianti a basso impatto ambientale, con una forte attenzione al mercato italiano e prospettive di crescita in Europa. Macquarie, dal canto suo, ha alle spalle vent’anni di investimenti in Italia in settori come trasporti, digitale ed energia. Paolo Pesaresi, fondatore e presidente di Chiron Energy, ha definito la joint venture il passo strategico più significativo nella storia dell’azienda dalla sua fondazione.

Non si tratta di un annuncio isolato. Nel settore dell’accumulo, Enel ha venduto una quota del 49% nella controllata che possiederà e gestirà 1,7 GW di progetti di batterie in Italia a Sosteneo; secondo quanto riportato da Energy Storage News, Enel da sola possiede un portafoglio di 1,7 GW. La direzione è la stessa: gli investitori cercano piattaforme già avviate e con una pipeline abbastanza grande da contare davvero nel sistema elettrico.

Cosa aspettarsi (e cosa no)

Dalla scala dei gigawatt si torna al livello del singolo contratto di fornitura. Se 1,4 TWh equivalgono al consumo di oltre 500.000 famiglie, l’effetto sulla bolletta non arriverà nei prossimi mesi: gli impianti vanno costruiti, connessi e messi in esercizio. Quello che si può leggere da subito è il segnale per il mercato. Il meccanismo dell’asta italiana per l’accumulo, con contratti di 15 anni a garanzia dei ricavi, va nella stessa direzione: dà agli investitori quel minimo di certezza che serve per costruire batterie anche quando il ritorno non è immediato. Se questa stagione di investimenti si consolida, il mix energetico italiano avrà più ore di produzione solare disponibile e più batterie pronte a spostare quell’energia nelle ore serali, quando i prezzi sono più alti. In termini pratici, chi paga la bolletta può aspettarsi nel tempo una rete più robusta, ma nessuna promessa di bollette dimezzate dall’oggi al domani.

Il punto, per famiglie e imprese, è che non servono pannelli sul tetto per essere esposti a questa ondata: la crescita di solare e accumulo su scala di gigawatt cambierà il mix energetico italiano. Quando un’offerta luce promette convenienza, vale la pena guardare se il fornitore può contare su impianti propri o su contratti di lungo termine, perché è da lì che arriva la stabilità del prezzo. Il prossimo contratto luce andrà letto con occhi nuovi: meno slogan, più domande su quanto solare e batterie ci sono davvero dietro.