ENGIE e Legrand: accordo 2029-2031 per allineare il 70% della produzione ai consumi orari
Avete mai controllato se il vostro fornitore vi vende davvero elettricità “verde”? Magari sì. Ma il certificato che ricevete dice una cosa limitata: che in un anno qualcuno ha prodotto tanta energia rinnovabile quanta ne avete consumata. Non dice che la vostra fabbrica o il vostro ufficio siano stati alimentati da sole o vento proprio quando ne avevano bisogno. È il limite della contabilità annuale, e un accordo annunciato lo scorso luglio tra ENGIE e Legrand in Francia mostra che qualcosa sta già cambiando.
Il dubbio dietro la bolletta verde
Il meccanismo è semplice: chi compra energia rinnovabile su base annua riceve certificati che compensano il totale consumato, ma non il momento in cui consuma. L’analisi dell’EPA sul matching orario lo ammette con franchezza: il matching annuale volumetrico ha aiutato a far crescere la domanda di nuove risorse a zero emissioni, ma può non realizzare pienamente un settore elettrico che fornisca elettricità pulita in ogni momento — 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. In pratica: si può consumare energia di notte, quando il sole non c’è, e coprire quel consumo con certificati prodotti altrove e in un altro momento.
Il risultato è che le dichiarazioni carbon-free delle grandi aziende finiscono regolarmente sotto accusa: la contabilità basata sul consumo energetico annuale è una fotografia poco fedele di ciò che accade davvero sulle reti elettriche. Se la promessa verde non regge la verifica dei fatti, la domanda diventa: chi sta già cambiando metodo?
Il patto Legrand-ENGIE: il 70% che cambia le regole
Davanti a queste critiche, alcune aziende hanno smesso di aspettare. Il caso concreto è l’accordo firmato a luglio tra ENGIE e Legrand, presentato come il primo contratto di energia rinnovabile in Francia basato sul matching orario: copre il periodo 2029–2031 e riguarda la fornitura di elettricità rinnovabile per tutte le operazioni di Legrand nel Paese. La particolarità non è il volume, ma il metodo: l’obiettivo è che il 70% della produzione corrisponda al consumo su base oraria, con monitoraggio regolare delle performance. La certificazione poggia sullo standard internazionale EnergyTag; secondo lo standard stesso, questo assicura trasparenza e tracciabilità dei flussi.
Non è un esperimento isolato. L’intesa è costruita per essere compatibile con gli sviluppi del GHG Protocol e con l’iniziativa RE100, due riferimenti per chi contabilizza le emissioni aziendali. E il panorama competitivo lo conferma: ENGIE aveva già firmato con Google in Germania nel 2021 un accordo per la fornitura di energia carbon-free 24/7, per un totale di 140 MW di elettricità rinnovabile. Anche Vattenfall e Microsoft hanno sperimentato una soluzione di matching 24/7 in Svezia, destinata ai nuovi datacenter Microsoft per misurare il consumo di energia rinnovabile su base oraria. Sono segnali che il modello 24/7 sta uscendo dalla fase degli annunci pilota e comincia a entrare nei contratti pluriennali.
La ragione per cui accordi come questo contano va oltre il singolo contratto. Il Protocollo GHG è in fase di revisione e, come riportato da pv magazine, un approccio più granulare alla contabilizzazione dell’energia rinnovabile è stato proposto come possibile modifica. Se la revisione dovesse confermarlo, il matching orario passerebbe da scelta volontaria a requisito implicito per chi vuole dichiarare consumi puliti senza rischi. Nel frattempo, i nuovi standard sulle emissioni, la crescita dei mercati di energia pulita 24/7 e il maggiore dispiegamento di stoccaggio sono indicati come i fattori che portano l’energia carbon-free 24/7 più vicina alla realtà. La domanda non è più se arriverà, ma quanto sarà replicabile per le imprese di medie dimensioni.
Cosa conviene fare da oggi
Se l’asticella si sposta, cosa significa per chi deve scegliere oggi un contratto energetico? Significa che la domanda da fare non è più soltanto “quanta energia verde compri in un anno”, ma “quando e come viene verificata”. Il matching orario conviene valutarlo già ora, anche se il 70% del patto Legrand-ENGIE può sembrare lontano dai propri consumi. Il rischio, per chi rimane fermo, non è il prezzo del passaggio: è il costo di scoprire tra qualche anno che le proprie dichiarazioni di sostenibilità non reggono più il confronto con gli standard in arrivo. La scelta non è più solo tra verde e non verde, ma tra promesse annuali e verifiche orarie.
La prossima volta che dovete valutare un contratto rinnovabile, chiedete non solo quanta energia verde comprate in un anno, ma quando e come viene verificata. Il matching orario sta arrivando: meglio prepararsi prima che diventi un obbligo.




