Il più grande progetto solare rumeno vince l’asta a 57,18 dollari al MWh per 15 anni
Un mese fa, lo scorso 14 agosto, Econergy ha firmato accordi di finanziamento per il progetto solare Părău 2 con un consorzio di sei istituti di credito per circa 229 milioni di euro. Il progetto — 342 MW fotovoltaici e 150 MW di batterie — è già in costruzione e l’entrata in esercizio commerciale è attesa tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. Nulla di strano, se non fosse che il prezzo garantito dal contratto per differenza, 57,18 dollari al MWh per 15 anni, supera di parecchio la media solare dell’ultima asta rumena: 40,35 euro al MWh. Perché il sistema paga di più proprio il progetto più grande?
Il prezzo che non torna
Părău 2 ha ottenuto il più grande premio di capacità nel meccanismo Contracts for Difference della Romania: 125 MW a 57,18 dollari al MWh per 15 anni dall’entrata in esercizio, prevista tra fine 2027 e inizio 2028. È un dato che Econergy rivendica. Ma va letto accanto ai risultati dell’ultima asta CfD: in quel round, i progetti eolici hanno chiuso a una media di 73,89 euro al MWh, mentre i progetti solari si sono attestati su una media molto più bassa di 40,35 euro al MWh. Il confronto è reso meno immediato dalle valute diverse, ma l’ordine di grandezza è chiaro: il solare è stato assegnato, in media, a un prezzo inferiore a quello garantito a Părău 2. Resta da capire cosa giustifichi un premio così alto rispetto alla media solare dell’asta.
Il progetto è già in costruzione, quindi la firma del pacchetto di finanziamento non è un semplice annuncio: è un atto che vincola sei banche e apre un interrogativo sul costo della transizione rumena.
Chi vince (e chi paga) nel meccanismo CfD
La risposta tecnica è nel meccanismo dei Contracts for Difference: il CfD garantisce prezzi fissi agli sviluppatori per un periodo di 15 anni. Per un produttore, questo significa certezza di ricavo; per il sistema, significa trasferire l’alea del prezzo. Se il mercato scende sotto i 57 dollari garantiti a Părău 2, la differenza viene coperta da qualcuno: il meccanismo non lo rende esplicito in questi documenti, ma la logica del CfD è proprio questa. Allo stesso tempo, l’asta ha prodotto un esito asimmetrico: l’eolico ha chiuso a 73,89 euro al MWh, il solare a 40,35. Vuol dire che il solare, in media, costa meno; perché allora il progetto più premiato del solare ha ottenuto un prezzo più alto della media solare? È la domanda che il meccanismo non spiega da solo.
In questo quadro, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, uno dei sei finanziatori, ha dichiarato tramite il suo Head of Energy Europe Georgios Gkiaouris che l’istituto sta contribuendo ad aumentare la generazione di energia rinnovabile, rafforzare la sicurezza energetica e sostenere un sistema elettrico più flessibile. Parole che vanno nella direzione della resilienza, ma che non rispondono alla domanda sul prezzo: se tutti vogliono un sistema più flessibile, chi paga la flessibilità quando i prezzi di mercato sono bassi?
La corsa delle batterie: 1 GW è già realtà, ma il progetto arriva nel 2027
A rendere più urgente la questione c’è un numero: la Romania ha superato 1 GW/2 GWh di capacità BESS utility-scale, secondo dati della Romanian Photovoltaic Industry Association (RPIA) ripresi da una fonte specializzata del 10 agosto. All’inizio dell’anno, la stessa fonte indicava 494 MW. In pochi mesi, quindi, la capacità di accumulo su scala utility è più che raddoppiata: un segnale di quanto il sistema stia cercando di attrezzarsi per assorbire l’onda solare.
Il banco di prova vero, però, arriverà dopo: Părău 2 è atteso in esercizio tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. Quando quei 125 MW aggiuntivi di solare a prezzo garantito entreranno in rete, il sistema di accumulo — che oggi ha superato il gigawatt — dovrà essere in grado di valorizzarli, non solo di assorbirli. Resta aperta la domanda: basterà quel gigawatt, e a quali costi, per gestire 125 MW in più a un prezzo già fissato in anticipo?
La transizione rumena, insomma, non è una questione di capacità installata. È una questione di prezzo, rischio e tempi: il prezzo pagato oggi per Părău 2 sarà ancora giustificabile quando il progetto entrerà in esercizio, con una rete che corre a integrare oltre un gigawatt di batterie? Il contratto è firmato; la risposta arriverà tra poco più di un anno.




