Fondi esauriti in poche ore, ma le auto elettriche restano al 5,8% e l’Italia è ultima in Europa
L’incentivo che sparisce in un’ora (e la share che crolla)
Il nuovo Ecobonus dedicato ai veicoli commerciali N1 e N2, gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha esaurito tutti i fondi disponibili in meno di un’ora. È il segnale di un meccanismo che funziona a strappi: le risorse si bruciano appena si apre lo sportello, ma il mercato delle elettriche non decolla.
A luglio, le immatricolazioni di auto full electric si sono attestate a 7.183 unità, in crescita del 24,8% su base annua. La quota di mercato è però scesa al 5,8%, in aumento di un punto rispetto al 4,8% di luglio 2025 ma in sensibile calo rispetto al 10,1% di giugno. Nei primi sette mesi del 2026 le immatricolazioni sono state 86.003, in salita del 70,4% sullo stesso periodo del 2025, con una market share dell’8,1%.
E non è una questione di risorse appena arrivate. Il programma di incentivi da 595 milioni di euro era stato completamente esaurito entro un giorno dal lancio; secondo i dati forniti da Sogei al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sono stati richiesti 55.680 voucher da cittadini privati e microimprese. Il parco circolante elettrico italiano, al 31 luglio, è di 441.453 auto.
L’Italia ultima della classe: il confronto che fa male
A giugno 2026, ultimi dati confrontabili, la quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto il 29,6% in Francia, il 28,4% in Germania, il 9,6% in Spagna e il 30,1% nel Regno Unito. Nello stesso mese, secondo i dati dell’Unrae sul mercato auto europeo, l’Italia è ultima per quota BEV con il 10,2%, contro una media del 27,4% nel resto dei mercati europei. Il divario non è questione di un singolo mese: è strutturale.
La lezione belga lo dimostra. Una riforma fiscale del 2021 che dal 2026 consentirà di ammortizzare il costo dei soli veicoli a zero emissioni ha fatto salire la quota di auto aziendali elettriche dall’8,8% nel 2021 al 41,1% nel 2024. Non si è trattato di un bonus spot, ma di una regola stabile che ha spostato la domanda in modo strutturale. Il Belgio ha trasformato la fiscalità in pianificazione di lungo periodo; l’Italia continua a muoversi con interventi one-shot.
Cosa manca all’Italia? Non solo risorse, ma continuità e visione di medio periodo. Il caso belga mostra che la politica stabile trasforma le regole in domanda; l’Italia invece interviene con sportelli che si chiudono in poche ore, lasciando il mercato esposto a stop-and-go e a un’adozione discontinua.
Adesso tocca a cittadini e imprese: chi perde, chi aspetta
La lezione belga e il quadro europeo pongono una domanda diretta: chi subisce oggi le conseguenze dell’assenza di una strategia? Famiglie e microimprese che non riescono a prenotare i voucher in tempo; aziende che non possono pianificare il rinnovo delle flotte; concessionari che vedono la domanda concentrarsi in pochi giorni e poi svanire. La corsa ai fondi premia chi è pronto in quell’unica ora, non chi programma gli acquisti.
Motus-E ha dichiarato che i tempi sono maturi per una pianificazione strategica degli strumenti incentivanti. La richiesta è chiara: smettere di rincorrere l’emergenza e definire un calendario, risorse certe e regole chiare. Con 441.453 auto elettriche in circolazione e una quota che oscilla tra il 5,8% e il 10,2%, l’Italia non ha un problema di risorse ma di continuità. La vera incognita non è quanti fondi verranno stanziati, ma se qualcuno li trasformerà in una politica stabile.




