Dopo la sentenza del Consiglio di Stato il decreto torna nella forma originaria
C’è chi ha già il pannello sul tetto del capannone e aspetta solo il via libera. In Italia i tempi di autorizzazione per il fotovoltaico superano di circa 12 mesi il limite massimo di 24 mesi previsto dalla RED III; per l’eolico il divario sale a 32 mesi. Il cantiere è pronto, la burocrazia no. A inizio agosto, però, qualcosa si è mosso: il fascicolo della Camera aggiornato al 3 agosto ha rimesso al centro la disciplina delle aree idonee.
La ripartenza del DM Aree e il conto del ritardo
Secondo l’articolo pubblicato il 3 agosto, a quindici mesi dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio, il decreto interministeriale 21 giugno 2024 “Disciplina per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili” torna in vigore nella sua forma originaria. Il fascicolo aggiornato della Camera include ora anche la recente sentenza del Consiglio di Stato sul DM Aree. Il documento della Camera contiene tutte le novità normative e giurisprudenziali registrate negli ultimi 12 mesi ed è stato arricchito con un’infografica di contesto e un glossario dei termini tecnici.
Ma la cornice giuridica da sola non basta. Secondo una ricerca di Teha diffusa lo scorso giugno, l’Italia potrebbe risparmiare 17 miliardi di euro all’anno sulla spesa energetica rimuovendo i colli di bottiglia che frenano lo sviluppo delle rinnovabili; la stessa ricerca stima la possibile creazione di più di 60mila nuovi posti di lavoro. Sono cifre che danno l’idea del costo dell’immobilismo.
I numeri del 2025 raccontavano un divario che non si era chiuso. Il dossier della Camera indica che la quota rinnovabile sui consumi complessivi era risalita al 20,5 per cento, dopo tre anni compresi fra il 18,9 e il 19,5; la traiettoria del PNIEC per quell’anno indicava il 25,3, con un divario di circa cinque punti. Sul fronte della potenza installata, nel 2025 sono entrati in esercizio 7,4 GW, dopo i 7,7 GW del 2024: il parco era salito a 81,9 GW e procedeva in linea con il Piano, ma per arrivare a 131 GW sarebbero serviti quasi 10 GW all’anno.
Aspettare ancora o muoversi adesso?
Con il DM Aree di nuovo nella sua forma originaria e un quadro normativo finalmente più leggibile, la domanda non è più se le rinnovabili convengono, ma se ha senso rimandare. Chi ha un tetto o un terreno già predisposto si misura con l’attesa: nell’analisi sulla competitività energetica i tempi per il fotovoltaico eccedevano di circa 12 mesi il limite massimo di 24 mesi previsto dalla RED III, mentre per l’eolico il divario rispetto ai limiti europei era di 32 mesi. In questo scenario il vantaggio di muoversi subito non è ideologico: è di bolletta e di tempi.
La palla passa a chi ha terreni, tetti e progetti nel cassetto. La finestra normativa si è riaperta, ma i colli di bottiglia autorizzativi restavano il nodo da sciogliere. Non è una questione ideologica ma di bolletta e di tempi: la normativa si è rimessa in moto e i numeri mostrano che rimuovere gli ostacoli vale 17 miliardi di risparmi l’anno e oltre 60mila posti di lavoro. Ora tocca a cittadini e imprese usare questa finestra, senza aspettare il prossimo intoppo burocratico.



