La misura dà continuità al PNRR, ma il contributo copre solo in minima parte le richieste al GSE
Lo scorso 30 luglio il GSE, con la firma del direttore Luca Barberis, ha adottato l’atto di concessione della misura PNRR per le comunità energetiche. In quel documento convivono due numeri che non tornano: l’Italia trasferirà 795.500.000 euro al GSE per l’agevolazione, mentre il contributo massimo concedibile complessivo ai soggetti beneficiari è di 10.722.689,98 euro. Meno di undici milioni contro quasi ottocento: un rapporto di circa 74 a 1. Non è un refuso. È il nuovo perimetro della misura.
74 a 1: il paradosso del budget
L’atto firmato dal direttore Luca Barberis il 30 luglio 2026 arriva dopo la comunicazione del Comitato indipendente per gli investimenti, che aveva reso note le proprie deliberazioni nella riunione del 23 luglio. La tempistica è altrettanto netta: le iniziative ammesse devono entrare in esercizio entro 24 mesi dalla pubblicazione dell’atto e comunque non oltre il 31 dicembre 2027. In pratica, la finestra è chiusa sia nella dotazione sia nel calendario.
A rendere il dislivello ancora più sconcertante c’è il dato di domanda. Secondo Arrigoni, la milestone della linea di investimento M2C2 – investimento 1.2, di 1.730 MW, è stata raggiunta e superata: sono pervenute al GSE richieste per 1.759,7 MW, pari a 772,5 milioni di euro. Facendo un semplice rapporto, quelle richieste valevano circa 440 mila euro per megawatt. Se il contributo massimo ai beneficiari resta fermo a 10,7 milioni, con lo stesso costo unitario si potrebbero sostenere circa 24 megawatt. La domanda storica, in altri termini, supera di oltre settanta volte l’offerta che ora può essere finanziata.
Non si tratta di una misura che stenta a trovare richieste. Il problema è esattamente il contrario: c’è una domanda molto più ampia del canale che il provvedimento mette a disposizione.
La continuità che non c’è
Il provvedimento nasce formalmente per dare continuità. In attuazione dell’articolo 27 del Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19, il cosiddetto DL PNRR, che recepisce la decisione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025, è istituito un programma di sovvenzione finanziaria per complessivi 795,5 milioni di euro, gestito direttamente dal GSE. Lo scopo dichiarato è garantire la continuità della misura PNRR Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2, dedicata alla promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo. Ma tra il fondo complessivo e il contributo effettivamente concedibile ai beneficiari c’è un salto che non ha nulla di lineare.
La reazione degli addetti ai lavori non è stata tiepida. Il taglio del budget ha causato stupore, sconcerto e sconforto tra operatori, professionisti e potenziali beneficiari, come ha scritto QualEnergia. La continuità, se misurata in capacità realmente sostenibile, assomiglia più a un ridimensionamento che a una prosecuzione. Il rischio è che un impianto normativo formalmente continuo si traduca, nei fatti, in una misura quasi simbolica.
La Germania ha già vinto (e noi?)
Mentre l’Italia comprime la portata effettiva della misura, il confronto europeo è impietoso. Stando ai dati raccolti da Greenplanner, la Germania risulta leader in Europa con quasi 5.000 comunità energetiche attive sul territorio; oltre il 30% della capacità rinnovabile installata nel Paese è di proprietà di cittadini o cooperative locali. Quasi un terzo della potenza verde tedesca è in mani diffuse, non concentrata in pochi grandi operatori.
Da qui ai prossimi mesi, l’unico numero da osservare è quanti megawatt riusciranno davvero a entrare in esercizio con 10,7 milioni di contributo massimo complessivo. Non conta quanti milioni si trasferiscono al GSE, ma quanti impianti arriveranno all’entrata in esercizio. Con un tetto di 10,7 milioni per i beneficiari, il rischio è che la corsa italiana alle comunità energetiche si fermi prima di partire.




