Dai pannelli galleggianti del Piemonte alle batterie di Bergamo, la strada dell’integrazione tecnologica è già tracciata

Se guardate una centrale idroelettrica, pensate all’acqua. Se guardate un tetto solare, pensate al sole. Ma la bolletta del futuro nasce da impianti che sanno fare entrambe le cose nello stesso posto. In Piemonte, sopra la vasca di scarico di una centrale idroelettrica, sono comparsi pannelli solari galleggianti. Già a settembre 2024, Enel Green Power descriveva l’integrazione di tecnologie diverse nello stesso sito come la nuova frontiera del repowering.

Una centrale, due fonti (e i pannelli galleggiano)

L’esempio concreto è sopra la vasca di scarico della centrale idroelettrica di Venaus, in Piemonte. Nel 2023, Enel vi ha realizzato il primo impianto fotovoltaico galleggiante della propria storia. I pannelli non stanno a terra, ma sull’acqua: una soluzione che sfrutta uno spazio già esistente. Enel Green Power, già a settembre 2024, indicava progetti come quello di Venaus tra i pionieri dell’ibridazione in Italia. Due fonti diverse, un solo sito.

Dal laboratorio alla diga: la genesi dell’ibridazione

Dietro quei pannelli non c’è un semplice montaggio. Il progetto di ibridazione tra energia idroelettrica e solare era nato anni prima: già nel 2020, nell’Innovation Lab di Catania, grazie alla collaborazione con NRG. Un’idea sviluppata in laboratorio, poi adottata nella centrale di Venaus, in Piemonte. Tra il laboratorio e la diga sono passati tre anni.

Non è un dettaglio tecnico. Il repowering — aggiornare e potenziare gli impianti già in funzione — ha trovato nell’ibridazione la sua nuova frontiera: aggiungere tecnologie diverse dentro lo stesso sito. Non si trattava di costruire nuovi impianti da zero, ma di far lavorare meglio quelli che già esistevano. In Italia, progetti pionieristici come quello di Venaus avevano già mostrato che questa strada era concreta.

La batteria accanto alla diga: cosa cambia per chi usa l’energia

Ma l’ibridazione da sola non basta. Cosa succede quando il sole cala e la rete chiede energia? La risposta arriva da Bergamo. A dicembre 2024, pv magazine dava notizia del piano di Enel di integrare un sistema di accumulo a batterie agli ioni di litio da 4 MW/8 MWh con la centrale idroelettrica di pompaggio Dossi, da 43,4 MW. Non una centrale qualsiasi, ma un impianto di pompaggio, pensato proprio per l’accumulo di energia idroelettrica. Se Venaus era l’esempio dell’ibridazione, Dossi era il passo successivo: l’accumulo accanto alla diga.

I numeri raccontano una storia: 4 MW di batteria contro 43,4 MW di potenza dell’impianto. La batteria non sostituisce la diga, la affianca. L’obiettivo non è produrre di più, ma rendere l’accumulo più efficiente e flessibile. Il progetto si chiamava BESS4Hydro ed era sostenuto dal Fondo per l’innovazione dell’Unione Europea.

In pratica, l’idea era di aggiungere all’accumulo idroelettrico tradizionale uno strato di accumulo elettrochimico. Per chi usa l’energia, il senso è questo: accumulare meglio significa avere l’energia disponibile quando serve davvero. Fino a che punto questa flessibilità diventerà la norma per la rete italiana? I progetti pionieristici di ibridazione, come quello di Venaus, indicavano che la direzione era già stata tracciata, dal primo pannello galleggiante alla batteria accanto alla diga.

Il lettore può aspettarsi che la transizione energetica passi anche da impianti che già conosce, trasformati in sistemi ibridi e dotati di accumulo: non una promessa astratta, ma una strada già tracciata, dal Piemonte alla bergamasca.