Il residenziale perde colpi mentre la domanda si sposta verso gli impianti di taglia più grande
Un +30% sulle vendite di moduli a luglio 2024 sembrava un segnale di ripartenza. Ma lo stesso mese, guardando al confronto tra trimestri, gli accumuli mostravano una contrazione di quasi il 20%. Per capire il fotovoltaico italiano non basta il dato mensile: serve guardare sotto la superficie. Nel luglio 2024, le vendite di moduli fotovoltaici in Italia hanno registrato una crescita del 30% rispetto a giugno, il mese migliore del 2024 secondo i dati diffusi da Solare B2B.
Luglio 2024: i moduli corrono ma gli accumuli non seguono
Il rimbalzo non era un fuoco d’artificio isolato. Nel confronto tra maggio–luglio 2024 e febbraio–aprile 2024, le vendite di moduli confermavano una crescita del 9-10%. Con questo risultato, luglio risultava il mese con le vendite più alte del 2024. Sul fronte dei sistemi di accumulo, invece, nel luglio 2024 continuava la lenta ripresa delle vendite: i volumi erano in crescita del 10% rispetto a giugno. Ma bastava cambiare unità di misura — il confronto fra trimestri — e la lettura si rovesciava: la contrazione del totale vendite storage restava molto alta, a -19,8%, secondo gli stessi rilievi pubblicati da Solare B2B.
La distanza tra i due numeri era la spia di un problema di composizione, non di stagionalità. I moduli sono la componente di base di qualsiasi impianto; gli accumuli, nel mercato italiano, erano stati trainati soprattutto dal residenziale, dove la batteria serve a massimizzare l’autoconsumo dell’energia prodotta sul tetto. Se i moduli correvano più degli accumuli, qualcosa si stava spostando nella tipologia di impianti realmente realizzati.
La frattura tra moduli e accumuli, e il crollo del residenziale
Il +30% dei moduli non era l’unico dato di luglio. Secondo l’Osservatorio sistemi di accumulo di ANIE, il 2024 per i sistemi di accumulo era iniziato in positivo, in linea con i dati dei mesi precedenti, ma è stato bruscamente interrotto dalla fine del superbonus e dall’incertezza legata al Piano Industria 5.0. Nel settore residenziale degli accumuli associati al fotovoltaico, lo stesso osservatorio quantificava per il 2024 un calo del 29% nel numero di impianti e del 33% in capacità rispetto all’anno precedente.
Quel crollo arrivava dopo un 2023 che per il fotovoltaico residenziale era stato un vero e proprio boom grazie al Superbonus. Dopo il boom del 2023, la spinta del Superbonus sul mercato del FV residenziale si andava esaurendo, come rilevato da un’analisi di QualEnergia sul mercato fotovoltaico residenziale. Il meccanismo è semplice da leggere a posteriori: il Superbonus aveva artificialmente compresso i tempi di rientro dell’investimento, spingendo migliaia di piccole installazioni; quando il quadro agevolativo è cambiato, la domanda residenziale ha perso il suo motore, e gli accumuli — che nel residenziale sono quasi sempre abbinati al nuovo impianto — hanno assorbito subito il colpo.
Resta una domanda: cosa restava, in termini di business, a chi lavorava quasi solo sul residenziale?
Dal Superbonus al Piano 5.0: la selezione del mercato
La risposta arrivava dai numeri del segmento residenziale. Secondo il comunicato di Italia Solare, la potenza connessa del residenziale è calata del 21% rispetto al 2023, passando da 2.258 MW a 1.789 MW, e il numero degli impianti è sceso da 359.772 nel 2023 a 274.537 nel 2024. Il dettaglio dei primi sette mesi dell’anno era ancora più esplicito: da gennaio a luglio 2024, gli impianti fotovoltaici di taglia fino a 12 kWp — il cuore del segmento residenziale — sono diminuiti del 19,9% in numero e del 23,6% in potenza rispetto allo stesso periodo del 2023, secondo i dati pubblicati da QualEnergia.
Il contrasto con l’andamento delle vendite di moduli era istruttivo. Se i moduli crescevano del 30% su base mensile e del 9-10% su base trimestrale, mentre il segmento fino a 12 kWp arretrava di circa un quinto in numero e quasi un quarto in potenza, la domanda si stava spostando altrove: verso taglie più grandi, dove il Superbonus non era il fattore abilitante. Non era una buona notizia per chi aveva costruito il proprio modello sul flusso continuo di piccole installazioni agevolate: quel flusso non sarebbe tornato. Il Piano Industria 5.0, indicato da ANIE come fattore di incertezza, rappresentava in quell’ottica l’altro polo del mercato: un incentivo pensato per logiche industriali e di investimento, non per la microinstallazione residenziale.
Il +30% di luglio non deve illudere. Il residenziale trainato dal Superbonus mostrava già nel 2024 gli inequivocabili segni dell’esaurimento della propria spinta. Per chi installa o gestisce impianti, il valore si stava spostando dalla corsa ai volumi alla capacità di stare sui segmenti che non dipendono da un singolo incentivo.




