L’impianto, attivo dal 2018 con incentivi a lungo termine, è stato sviluppato da Belenergia a partire dal 2013

Quattro mesi dopo l’annuncio di maggio, resta una domanda da bolletta: chi possiede davvero il vento che accende le nostre case? La firma dello scorso 12 maggio 2026, passata quasi inosservata, aiuta a leggere la risposta. Secondo l’annuncio di Iberdrola, l’azienda ha rilevato un impianto eolico in Basilicata e, con quella mossa, ha raggiunto circa 450 MW di capacità rinnovabile installata in Italia.

L’impianto era stato commissionato nel 2018 e beneficia di un regime di incentivi a lungo termine che garantisce flussi di cassa stabili. A svilupparlo, a partire dal 2013, è stata la società Belenergia, che lo ha costruito e gestito dal 2018. L’impianto si trova vicino al Lucania Complex, dove Iberdrola sta sviluppando diversi impianti, tra cui Montelungo PV da 20 MW, attualmente in costruzione. A questo si aggiunge il progetto Fenix, un impianto solare fotovoltaico da 243 MW descritto nel comunicato come il più grande fino a quel momento in Italia.

Per chi osserva la bolletta, il punto è semplice: un impianto con incentivi già attivi non è una scommessa, ma una rendita prevedibile. Chi lo compra sa quali flussi di cassa arriveranno per anni, il che spiega perché operatori come Iberdrola guardino proprio a questi asset. Ma entrare nella classifica è una cosa, smuovere un mercato consolidato un’altra.

Quasi metà del vento italiano ha tre padroni

Per capire la portata della mossa basta guardare i numeri del mercato. Nel 2025 Enel Green Power, ERG ed Edison detenevano insieme quasi il 44,6% della capacità installata nel mercato eolico italiano. In un settore che spesso immaginiamo frammentato, quasi metà del vento nazionale fa capo a tre operatori. Iberdrola, con i suoi circa 450 MW complessivi di capacità rinnovabile installata, non è un gigante del solo eolico, ma entra in un perimetro dove la concentrazione è già alta.

Il dato non dice solo chi domina: dice anche che il margine per i nuovi entranti passa da acquisizioni mirate, come quella in Basilicata, più che da grandi inaugurazioni. E spiega perché un impianto maturo con incentivi già attivi diventi interessante per chi vuole consolidare la propria presenza senza partire da zero. Per chi paga la bolletta, sapere chi possiede gli impianti è il primo passo per capire come si muove il mercato. Resta però una domanda su che cosa accade dall’altra parte del tavolo: chi incassa i proventi, dove li mette?

Chi vende non esce: i proventi tornano al Sud

La firma, quindi, non chiude il cerchio: lo riapre. Chi ha sviluppato l’eolico in Basilicata dal 2013 non ha incassato per uscire dalla partita: secondo quanto dichiarato, i proventi della vendita saranno reinvestiti nello sviluppo di nuovi parchi eolici nel Sud Italia. Tradotto per chi vive nel Mezzogiorno: un impianto maturo con incentivi già attivi cambia proprietario, ma il capitale non lascia il territorio.

Da qui in avanti il punto da osservare non è solo chi compra, ma dove atterrano i prossimi cantieri. Ci si può aspettare nuovi movimenti nel Mezzogiorno nei prossimi mesi: vendere un impianto maturo non significa uscire dalla transizione, ma trasformare un asset in nuovi cantieri eolici.