Sei turbine da sette megawatt. Una goccia nel mare dell’ambizione italiana sulle rinnovabili. Il 21 maggio scorso, nei comuni di Genzano di Lucania e Banzi, in Basilicata, è partito il cantiere del parco eolico Serra Giannina di RWE: 42 MW complessivi, elettricità per circa 39.000 famiglie dal 2027. Ma il bando FER-X di dicembre 2025 aveva già raccontato un’altra storia: su 2,5 GW di capacità eolica messa a gara, il GSE ne ha assegnati 940 MW a 29 parchi. Il saldo restava di 1,56 GW non assegnati.
Un cantiere da 42 MW, un mercato da 2,5 GW
Il progetto di Serra Giannina si era aggiudicato capacità nell’asta FER-X di dicembre 2025. Per RWE non è un caso isolato: oltre a Serra Giannina, l’azienda aveva in costruzione altri tre parchi eolici onshore — Serra Palino (47 MW) in Puglia, Venusia (45 MW) in Basilicata e Alas (66 MW) in Sardegna — per un totale di circa 200 MW nel Paese. A questi si sommavano i 17 parchi eolici e l’unico impianto solare che RWE gestiva già in Italia, con una capacità combinata di 589 MW che secondo l’azienda bastava a rifornire oltre 500.000 famiglie.
Ma il cantiere di RWE resta un tassello. I numeri del bando eolico del FER-X mostravano un mercato che faticava a riempire la propria capacità: il GSE ha assegnato 940 MW di capacità eolica per 29 parchi su un massimo di 2,5 GW disponibili. Il prezzo medio ponderato è stato di 72,851 €/MWh e il prezzo massimo assegnato di 77,738 €/MWh. Tradotto: più della metà della capacità eolica messa a gara rimase senza progetti.
I gigawatt sulla carta e quelli sul terreno
Per capire se Serra Giannina sia l’eccezione o la regola, servono i numeri. Stando ai dati ripresi da Argus Media, l’Italia contava 41,89 GW di solare fotovoltaico e 13,46 GW di eolico alla fine di ottobre; su base annua, il solare era cresciuto di 6,1 GW e l’eolico di 574 MW. In un anno, l’eolico aggiungeva meno di un quarto della capacità che il solo bando FER-X aveva messo a disposizione: 574 MW contro 2,5 GW.
Lo scorso giugno, la Commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti di stato da 23 miliardi di euro per aggiungere 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile. Secondo la Commissione, il regime sostiene la costruzione di impianti eolici onshore, idroelettrici, solari e a gas di depurazione. Sulla carta, 37,15 GW equivalgono a circa due terzi della capacità rinnovabile già installata tra sole e vento in Italia. Ma il primo banco di prova, il bando eolico del FER-X, ha assegnato meno della metà della capacità disponibile: 940 MW su 2,5 GW.
Chi vince, chi perde e cosa resta aperto
Con 23 miliardi approvati e un’asta che assegna solo 940 MW su 2,5 GW, la partita è aperta su chi vince e chi perde. Chi ha progetti già pronti riesce a trasformare l’assegnazione in cantiere: a Serra Giannina si aggiungevano gli altri parchi in costruzione, mentre gli impianti agri-fotovoltaici di Morcone (9,8 MWac) e Acquafredda (9,3 MWac), in Campania, risultavano in fase di commissioning. Chi invece punta su progetti meno maturi resta esposto a prezzi d’asta — fino a 77,738 €/MWh — che potrebbero non bastare a chiudere i conti.
Resta da vedere se i prossimi bandi riusciranno a colmare il divario, o se il 2027 annunciato per Serra Giannina diventerà la scadenza che misura il ritardo di tutti gli altri. Tre mesi dopo l’avvio del cantiere, la questione non è tecnologica: è la distanza tra la capacità messa a gara e quella effettivamente assegnata. Sei turbine da 42 MW sono poche; ma se il sistema continua ad assegnare meno della metà di ciò che offre, ogni scadenza rischia di diventare una promessa mancata.




