La nave battezzata ad agosto è costata quasi 22 milioni di euro, finanziati dal fondo europeo per la ripresa

Circa il 25% della capacità nazionale estone di risposta all’inquinamento da idrocarburi è affidato a una nave che si alimenta con biometano compresso ottenuto dal letame delle mucche di Saaremaa. Secondo l’annuncio della flotta statale estone, il 12 agosto è stata battezzata la KRATT, nuova nave da lavoro multifunzionale, presso il cantiere Baltic Workboats a Saaremaa. Progettata e costruita dall’azienda estone Baltic Workboats, è la prima grande nave da lavoro del Paese ad avere il biometano come combustibile principale, integrato da un pacco batterie per la propulsione elettrica.

I numeri della commessa raccontano un investimento pubblico che l’Estonia non faceva da tempo. Il contratto di progettazione e appalto è stato firmato nel gennaio 2024; i lavori sono durati 30 mesi e sono costati quasi 22 milioni di euro, finanziati al 100% dal fondo europeo di ripresa NextGenerationEU. KRATT è la prima grande nave da lavoro commissionata dallo Stato negli ultimi dieci anni: l’ultima unità analoga acquistata per la flotta statale era stata la nave idrografica Jakob Prei, completata in Germania nel 2012.

La prima in dieci anni, pagata da Bruxelles

Il dato che salta agli occhi non è soltanto il costo, ma il salto temporale. Dopo dieci anni senza grandi commesse statali per navi da lavoro, l’Estonia ha scelto una piattaforma destinata a testare una filiera energetica nuova. La KRATT non è una semplice sostituzione di capacità: è un prototipo finanziato con fondi europei per verificare se una nave di servizio pubblico può funzionare con un combustibile prodotto localmente. Il contratto, firmato a gennaio 2024, prevedeva trenta mesi di progettazione e costruzione; il costo di quasi 22 milioni è coperto integralmente, secondo la flotta statale estone, da NextGenerationEU.

Il paradosso è evidente: una nave pensata per il presidio ambientale dipende da una catena di approvvigionamento agricola. Ma è proprio questo il punto. La KRATT è stata impostata per essere replicata, non per restare un caso isolato. Se la logistica del biometano funziona su una commessa statale, il modello può essere proposto altrove.

Il letame di Saaremaa diventa logistica strategica

La risposta al paradosso sta nel dettaglio logistico. Come riporta il servizio pubblico estone ERR, il biometano compresso della KRATT proviene dal letame bovino trattato nell’impianto di biogas di Tahula, nell’isola di Saaremaa. Il sistema di container intercambiabili consente di rifornire la nave in qualsiasi impianto biogas estone: non serve una rete di distribuzione dedicata al porto, bastano i container da sostituire quando il combustibile è pronto.

È un passaggio che sposta il problema dal «dove rifornire» al «chi produce». Il letame delle mucche diventa una risorsa logistica: viene trasformato in biometano, compresso, caricato in container e trasportato là dove serve. In questo modo una nave da lavoro statale non dipende da un singolo fornitore, ma da una rete distribuita di impianti biogas. La flessibilità è il vero argomento tecnico: se funziona per una commessa dello Stato estone, difficilmente incontrerà ostacoli insormontabili in altri contesti.

Da prototipo a prodotto d’export

Proprio questa flessibilità trasforma la KRATT in un biglietto da visita. Secondo Margus Vanaselja, la nave polivalente sviluppata appositamente per l’Estonia e basata su tecnologie verdi diventerà in seguito un prodotto di riferimento per i mercati di esportazione. Baltic Workboats sta costruendo il prototipo specifico; il progetto è finanziato dal Fondo europeo della difesa.

Il numero da tenere d’occhio, quindi, non è solo il 25% di capacità nazionale di risposta agli sversamenti. È quanti altri Stati sceglieranno la stessa piattaforma. Dopo un decennio di stallo, l’Estonia ha appena creato un prodotto di riferimento finanziato dall’Unione europea; la curva degli ordini esteri dirà se la KRATT resterà un prototipo isolato o diventerà un modello esportabile.