Primo collegamento diretto alla rete nazionale dopo anni di iniezioni indirette, ma la produzione copre una minima parte dell’obiettivo 2030.

Lo scorso 12 agosto, Gas Networks Ireland ha annunciato che il primo impianto di produzione di biometano è stato direttamente collegato alla rete nazionale del gas. A Huntstown, nella contea di Dublino, Bia Energy ha costruito una struttura da 90 milioni di euro capace di immettere, una volta a piena capacità, fino a 120 gigawattora (GWh) all’anno. È un traguardo simbolico, ma il dato che conta è un altro: 120 GWh sono appena il 2,1% dei 5,7 terawattora (TWh) che lo Stato irlandese punta a produrre entro il 2030, un obiettivo indicato da Karen Doyle.

Il 2,1% che accende l’Irlanda

Il divario è anzitutto una questione di scala. L’obiettivo statale è di 5,7 TWh di biometano indigeno entro il 2030; il governo lo ha scritto nella strategia nazionale impegnandosi a sostenere fino a 5,7 TWh di biometano indigeno entro il 2030. La produzione prevista a Huntstown, 120 GWh all’anno, copre il 2,1% di quel totale: 5,7 TWh equivalgono a 5.700 GWh. Il primo impianto diretto del Paese ne copre una frazione minima. Non è una differenza da poco: un singolo impianto da 120 GWh non sposta i totali nazionali, ma serve a testare connessioni, autorizzazioni e funzionamento del mercato.

In Europa 1.620 impianti, in Irlanda il primo “diretto”: il paradosso della partenza

Il 2,1% non nasce dal nulla. Già nel 2019 il biometano entrava nella rete nazionale attraverso il punto di iniezione di Cush, nel Kildare. Solo lo scorso 12 agosto un impianto di produzione è stato collegato direttamente. La differenza è soprattutto di maturità del sistema: l’Irlanda parte da una rete di connessioni molto giovane, mentre altrove in Europa il biometano è una filiera già consolidata da anni.

I numeri europei lo mostrano con chiarezza. Già a fine 2024 l’Europa contava 1.620 impianti di produzione di biometano, 111 in più rispetto al 2023; almeno l’86% risultava collegato alla rete. Gas Networks Ireland, dal canto suo, ha accordi di connessione con sette produttori di biometano, incluso Bia Energy. Il primo collegamento diretto non è un punto di arrivo: è il primo anello di una filiera che in Europa ha numeri molto diversi, mentre in Irlanda la distanza tra il primo impianto e l’obiettivo nazionale resta ampia.

Un impianto da 90 milioni non basta: la matematica del biometano

L’Europa ha aggiunto 111 impianti nel solo 2024. La domanda per l’Irlanda è se un singolo impianto possa colmare il divario. La risposta è aritmetica: con 120 GWh annui per impianto, servirebbero circa 48 strutture della taglia di Huntstown per produrre i 5,7 TWh previsti al 2030. Un impianto da 90 milioni di euro è un inizio, non una soluzione.

C’è anche un beneficio collaterale concreto. Secondo quanto riportato da Bioenergy News, l’impianto dublinese sostituirà circa 3.000 tonnellate di fertilizzante chimico all’anno. Non cambia da solo il mercato dei fertilizzanti, ma indica che il biometano porta con sé un flusso di sottoprodotti utile all’agricoltura. È un dato da moltiplicare se e quando arriveranno altri impianti.

Il biometano irlandese ha acceso una candela, non un faro. Per il 2030 serviranno circa 48 impianti simili a Huntstown. Il prossimo numero da osservare non è la potenza del singolo impianto, ma quanti dei sette accordi di connessione già firmati si trasformeranno in impianti operativi nei prossimi dodici mesi.