Selezione avviata nel 2021 con la strategia portuale e un bando del 2024, in un percorso compiuto.

Chi lavora in un porto o in un’azienda della logistica conosce bene il dubbio: investire oggi su una banchina e una gru per un mercato che deve ancora decollare, o aspettare che la domanda arrivi davvero? Lo scorso 30 luglio la Francia ha dato una risposta concreta, annunciando la selezione di cinque progetti portuali — Cherbourg, Brest, Nantes-Saint Nazaire, Port-la-Nouvelle e Marseille-Fos — per un importo di aiuti di quasi 260 milioni di euro nell’ambito di France 2030.

I quasi 260 milioni di aiuti pubblici non raccontano tutto. Secondo il governo francese, gli investimenti dei porti sulle loro infrastrutture dovranno arrivare complessivamente vicino a un miliardo di euro: banchine rinforzate, aree di montaggio per i floater, spazi per integrare le turbine prima dell’installazione in mare. L’obiettivo dichiarato è di quasi 6 gigawatt in servizio entro il 2040, per fare della Francia uno dei leader europei e mondiali dell’eolico galleggiante.

Per un’impresa della filiera il segnale è concreto: i porti selezionati diventeranno i punti di ingresso obbligati per fabbricare e assemblare le strutture. Non è una linea di sviluppo generica, è una destinazione geografica precisa. Pensiamo a un’officina che fornisce componenti metalliche: per lei la domanda da porsi non è se il mercato crescerà, ma se sarà vicina ai porti dove i floater verranno assemblati. La selezione, inoltre, non nasce per caso: l’appello a progetti che ha portato a questi risultati era stato lanciato già nel 2024, sempre nell’ambito di France 2030, per finanziare l’adattamento delle infrastrutture portuali all’eolico galleggiante.

Una strategia che non nasce ieri

Qui c’è l’elemento che distingue una scommessa improvvisata da una strategia preparata. La strategia nazionale portuale fu adottata dal Comitato interministeriale del mare già il 22 gennaio 2021 ed è stata riaffermata a febbraio 2025. Il bando del 2024 si inserisce in questo percorso: prima il quadro strategico, poi il finanziamento delle infrastrutture, infine la scelta dei progetti.

Secondo l’ADEME, l’appello a progetti mira a sostenere, sulle facciate marittime del Mediterraneo e dell’Atlantico-Manche, i porti o consorzi di porti che vogliono adattare le proprie strutture per accogliere le attività industriali legate all’eolico galleggiante. In termini pratici: Parigi non ha distribuito risorse a pioggia, ha chiesto ai territori di presentare piani industriali credibili. I cinque selezionati sono quelli che hanno convinto di più.

Per chi valuta se candidarsi a una commessa o aprire una sede vicino a uno scalo, il messaggio è che la Francia tratta l’eolico galleggiante come un settore industriale vero: si parte nel 2021 con la strategia, si finanzia nel 2024 con il bando, si sceglie nel 2026 con i progetti. Non è una sperimentazione a breve termine, e questo cambia la convenienza a investire su attrezzature e personale.

La partita è europea

Perché la Francia spinge così tanto? Perché questa è una corsa continentale. Secondo WindEurope, negli ultimi tre anni sono stati investiti 4,4 miliardi di euro nelle infrastrutture portuali europee per l’eolico offshore; per raggiungere l’obiettivo di 15 gigawatt all’anno dopo il 2030 serviranno altri 2,4 miliardi. Ogni Paese con una costa adatta cerca di assicurarsi fabbriche, gru e manodopera: chi si attrezza ora avrà un vantaggio quando le installazioni accelereranno.

La domanda resta aperta: quali porti saranno davvero pronti quando il mercato decollerà? L’annuncio francese dà una direzione, ma la partita non è chiusa.

Per chi opera nella filiera portuale e dell’energia, la rotta è tracciata: le opportunità si concentreranno nei porti selezionati e nelle loro reti. Chi vuole esserci deve muoversi prima che le banchine siano piene.