I parchi eolici invecchiano ma i processi autorizzativi nazionali restano lenti e disomogenei
Per produrre il triplo dell’elettricità dal vento, l’Europa dovrebbe togliere un quarto delle turbine, non aggiungerne. È il paradosso del repowering dei parchi eolici europei: già nel dicembre 2022 i numeri erano scomodi, con 14 GW di pale con più di vent’anni e 78 GW destinati a superare quella soglia entro il 2030. A distanza di quasi quattro anni, il conto resta aperto.
La questione non è soltanto tecnica. È una partita tra tempi autorizzativi, convenienza economica e regole nazionali che viaggiano a velocità diverse. Le pale già installate invecchiano. La tecnologia per sostituirle con macchine più efficienti esiste. I permessi, invece, sono un’altra storia.
Il paradosso: meno pale, il triplo di energia
I dati presentati all’epoca a EoLIS 2022 erano chiari. In media, il repowering riduce il numero di turbine di un quarto, aumenta la capacità installata di un fattore 2,7 e triplica la produzione di elettricità. WindEurope, dal canto suo, rilevava che il repowering riduce in media del 25% il numero di turbine, più che triplica la produzione del parco e quadruplica la produzione per turbina. In altri termini: si smontano le macchine vecchie e se ne installano meno, ma più alte e più potenti, sullo stesso sito.
Il patrimonio da ripotenziare non manca. Già nel dicembre 2022, 14 GW di parchi eolici europei avevano più di vent’anni; altri 78 GW li avrebbero raggiunti entro il 2030. Eppure, all’epoca, solo 170 parchi risultavano ripotenziati in Europa, più della metà in Germania. Un numero piccolo, se paragonato al potenziale. E il 90% di una turbina eolica è già completamente riciclabile: il costo ambientale della sostituzione non giustifica da solo l’attesa.
Perché, con numeri così favorevoli, il repowering non era — e in molti casi non è ancora — la prima scelta ovunque?
La decisione che doveva sbloccare tutto
La risposta dell’Europa arrivò il 19 dicembre 2022, quando i ministri dell’energia dell’UE adottarono misure di emergenza per accelerare i permessi. Per il repowering di impianti e per nuove installazioni con capacità elettrica inferiore a 150 kW, i processi autorizzativi dovevano essere limitati a sei mesi, un anno per i progetti eolici offshore. Dentro i sei mesi dovevano rientrare anche la valutazione di impatto ambientale e i permessi di rete.
Peccato che la realtà dei numeri raccontasse un’altra cosa. Le rilevazioni di WindEurope diffuse all’epoca mostravano che la Spagna ospitava solo il 3% dei progetti di repowering, mentre la Francia continuava a bloccare le turbine moderne per le regole sull’altezza delle punte. Non si tratta di un dettaglio: proprio le macchine nuove, più alte, sono quelle che rendono conveniente il repowering. Se l’altezza delle pale non può superare certi limiti, il guadagno di produzione si riduce e il progetto non parte.
Il risultato è una distanza netta tra annuncio e attuazione. Sulla carta, Bruxelles aveva imposto scadenze brevi. Nella pratica, il combinato di legislazioni nazionali, regole urbanistiche e vincoli tecnici continuava a rallentare tutto. L’annuncio politico c’era stato. Anche l’atto vincolante. Ma il terzo passaggio, quello che si vede nei cantieri e nelle autorizzazioni, restava appeso.
Pale riciclabili e turbine in mare: perché aspettare?
La tecnologia, intanto, aveva già fatto il primo passo. Nell’agosto 2022 Siemens Gamesa aveva installato commercialmente per la prima volta al mondo pale eoliche riciclabili nel progetto eolico offshore Kaskasi di RWE in Germania. L’obiettivo dichiarato era arrivare a turbine completamente riciclabili entro il 2040. Non era una promessa da laboratorio: era già un impianto reale.
Chi resta fermo, in questo scenario, perde il vantaggio industriale. E la domanda, già nel 2022, non era se il repowering si farà, ma se l’Europa saprà allineare regole e tecnologia prima che le pale invecchiate diventino un costo per tutti.
La tecnologia è pronta, i parchi invecchiano e la scadenza del 2030 non aspetta. Per i cittadini e le imprese, il costo di non fare repowering rischia di essere più alto di quello di farlo. Lo si poteva dire già nel dicembre del 2022. Rileggerlo adesso, con le pale che continuano a invecchiare, non è affatto rassicurante.




