Il quarto atto di concessione del Gse porta gli ammessi a 29.500 per 759 milioni di euro

Il quarto round: a che punto siamo

Ora il Gse ha appena pubblicato il quarto atto di concessione del Gse, e i numeri iniziano a pesare. Siamo dentro la misura M2C2, Investimento 1.2, quella sulla “Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo”, finanziata con l’articolo 27 del Dl Pnrr 19 febbraio 2026, n. 19. Ieri il Gestore dei servizi energetici ha messo sul piatto un altro blocco di sì: con questo ultimo scaglione gli ammessi totali arrivano a 29.500, per 759,3 milioni di euro impegnati. Significa che, considerando anche i tre atti di concessione precedenti del Pnrr, che nei mesi scorsi avevano già distribuito 563,8 milioni di euro a oltre 24.000 beneficiari, la macchina pubblica ha cominciato a erogare somme consistenti. Non sono più i bandi annunciati e mai partiti: stiamo parlando di denaro che sta effettivamente raggiungendo condomìni, piccoli comuni, gruppi di cittadini e aziende che hanno deciso di mettersi insieme per produrre e consumare energia pulita.

Ma questi soldi bastano? E chi ne sta approfittando veramente? I 759 milioni impegnati sono una cifra importante, quasi un miliardo, e testimoniano che la domanda c’è. Però il perimetro è ancora quello delle configurazioni di autoconsumo collettivo e delle comunità energetiche rinnovabili che sono riuscite a districarsi tra pratiche, preventivi e autorizzazioni. Chi è dentro, insomma, ha già fatto la parte più difficile. Per tutti gli altri, quelli che sentono parlare di CER ma non sanno da che parte cominciare, la strada si sta facendo in salita per motivi che con i soldi c’entrano solo fino a un certo punto.

Il freno che non ti aspetti: burocrazia e scadenze

Già, perché i numeri raccontano solo metà della storia. Il ritardo dell’UE sulle CER è ormai un fatto acclarato: lo scorso marzo la Corte dei conti europea ha messo nero su bianco che l’Unione è in forte ritardo sullo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili. E quando Bruxelles frena, i singoli Stati membri faticano a correre. L’Italia aveva costruito un impianto normativo con il DM Cacer, che fissa le regole del gioco per gli incentivi, ma il tempo stringe. Già a giugno 2025 Enel aveva lanciato un allarme preciso: il poco tempo a disposizione per far entrare in esercizio gli impianti nelle Cer “sta raffreddando gli investimenti”, e per questo ha presentato una richiesta di proroga di Enel per spostare la validità del decreto dal 2027 al 2030. Tre anni in più per dare respiro a progetti che, tra progettazione, autorizzazioni, connessioni e collaudi, rischiano di arrivare al traguardo con l’acqua alla gola. E non parliamo di un’azienda qualunque: Enel è il più grande operatore elettrico del Paese, se dice che i tempi sono un problema significa che il problema esiste davvero per chiunque.

Il paradosso è che i soldi del Pnrr ci sono, gli ammessi aumentano, ma il calendario gioca contro. Un condominio che oggi decide di mettere i pannelli sul tetto e costituire una comunità energetica deve fare i conti con assemblee, delibere, progettisti, imprese installatrici, pratiche con il Gse e con il distributore locale. Tutto questo mentre il 2027 si avvicina e nessuno sa ancora se la proroga arriverà. È come avere un assegno in tasca ma dover correre a incassarlo prima che la banca chiuda, senza sapere a che ora chiude. Eppure, c’è una finestra da non perdere, e la bussola per orientarsi è già stata scritta.

Cosa fare oggi: approfittare senza farsi male

Allora, cosa può fare concretamente un cittadino o un’impresa? Il punto di partenza è la Raccomandazione 2026/1007 della Commissione europea, un documento che non ha l’appeal di un incentivo in bolletta ma dice cose molto pratiche. Invita gli Stati membri – e quindi anche l’Italia – ad ampliare la partecipazione, rafforzare la dimensione democratica delle comunità energetiche, garantire un accesso equo ai dati energetici, ridurre la vulnerabilità energetica, orientare meglio la spesa pubblica e facilitare l’accesso alla finanza. Tradotto: l’Europa sta dicendo che le CER devono diventare più semplici, più trasparenti e più accessibili, non solo per chi ha la partita Iva o il commercialista sotto casa. Per un condominio significa che le regole dovrebbero evolversi verso una gestione meno macchinosa delle adesioni, con dati sui consumi chiari e condivisi. Per un piccolo comune significa poter contare su strumenti finanziari meno ostici per avviare una comunità energetica con i cittadini. Per un’azienda agricola, poter accedere ai fondi senza impazzire dietro a bandi scritti in burocratese.

Nel frattempo, però, il consiglio pratico è uno solo: muoversi ora, ma con le idee chiare. Chi ha già un progetto in fase avanzata ha davanti un percorso segnato: verificare lo stato della domanda sul portale del Gse, tenere d’occhio le scadenze del DM Cacer e monitorare l’evoluzione della richiesta di proroga. Per chi parte da zero, invece, la priorità è costruire il gruppo: senza un nucleo di soggetti disposti a condividere produzione e consumi, non c’è CER che tenga. Poi serve un tecnico abilitato che dimensioni l’impianto sui consumi reali, perché il meccanismo premia l’energia effettivamente condivisa, non quella prodotta e basta. Infine, bisogna mettere in conto i tempi della burocrazia e non farsi illusioni: i mesi passano, le assemblee condominiali si convocano con calma, i preventivi vanno confrontati. La strada è tracciata, ma va percorsa con attenzione, sapendo che il combinato disposto tra fondi europei, ritardi strutturali e scadenze incerte non perdona chi improvvisa.

Il treno delle comunità energetiche sta passando: assicuratevi di avere il biglietto giusto, prima che scada. E ricordate che il biglietto non è solo il finanziamento, ma anche un gruppo coeso, un progetto ben dimensionato e una buona dose di pazienza. Perché condividere l’energia, alla fine, significa soprattutto condividere responsabilità, costi e benefici reali. Non è magia, è organizzazione.