Il parco tedesco è il primo costruito senza sussidi pubblici, ma un guasto ha già messo alla prova la sicurezza
La bolletta e il parco che non vediamo
Tra le voci di una bolletta elettrica ci sono anche i cavi che arrivano dal Mare del Nord. Nei giorni scorsi quella voce è diventata un dato più concreto: la scorsa settimana EnBW ha completato l’installazione di tutte le 64 turbine del parco eolico offshore He Dreiht. Secondo l’annuncio ufficiale di EnBW, ogni turbina ha una potenza di 15 megawatt ed è stata installata da Vestas; nel complesso, He Dreiht può coprire il fabbisogno elettrico di circa 1,1 milioni di famiglie. È un numero che aiuta a capire la scala: non una turbina isolata, ma un impianto pianificato per servire una quota rilevante di consumi domestici.
Per chi guarda la bolletta, il collegamento è semplice: una parte dell’elettricità che consumiamo può arrivare da pale alte, piantate a decine di chilometri dalla costa, che non vedremo mai dalla finestra di casa. Ma la stessa tecnologia che promette più energia di fonte eolica ha già mostrato un lato fragile: prima che arrivi la prossima bolletta, un pezzo di pala lungo circa 20 metri è finito alla deriva nello stesso tratto di mare.
Record e pala alla deriva
Per capire se conviene, servono i numeri e i fatti, non solo le promesse. Il parco è un banco di prova industriale. La turbina Vestas V236-15, da 15 MW, è stata la prima turbina da 15 MW immessa sul mercato già nel febbraio 2021; He Dreiht è la prima installazione commerciale di queste macchine. Il prototipo era stato completato nel dicembre 2022, quando aveva prodotto il suo primo kWh di energia. Arrivare all’installazione completa di 64 esemplari, quindi, è un traguardo industriale che pochi anni fa non era scontato.
La storia economica del progetto è altrettanto significativa. Nel 2017 EnBW vinse la prima gara eolica offshore tedesca con un’offerta a zero centesimi: in pratica, l’azienda si è aggiudicata il sito senza chiedere sussidi pubblici sulla produzione. He Dreiht è uno dei primi parchi eolici offshore al mondo costruiti senza finanziamenti statali. Per i cittadini e per le imprese questo significa che una parte della transizione può avanzare senza caricare costi aggiuntivi sulla fiscalità generale, anche se i benefici si distribuiscono su molti anni.
Il 28 luglio scorso, però, una sezione di pala lunga circa 20 metri di una turbina V236-15.0 MW si è staccata ed è andata alla deriva nel Mare del Nord, tra Hohe See e He Dreiht. Il troncone rappresentava un pericolo per la navigazione: secondo la polizia federale, galleggiava appena sotto la superficie ed era difficile da individuare. Una nave di pattuglia è stata inviata per mettere in sicurezza la pala e deviare il traffico navale. È un episodio che non cancella il record, ma che mostra quanto sia concreta la gestione quotidiana di impianti così grandi.
Cosa aspettarsi (e cosa no)
Se il record è reale e il guasto è reale, la domanda non è se l’eolico funziona, ma come impariamo a conviverci. Per chi paga una bolletta, il dato di He Dreiht non promette miracoli: significa che una parte crescente dell’elettricità potrà essere legata al vento, ma i benefici si vedono su tempi lunghi e dipendono da quanta elettricità rinnovabile entra davvero in rete. La pala alla deriva, invece, ricorda che anche una turbina moderna può avere un guasto con conseguenze concrete per la navigazione.
Nei prossimi mesi conviene osservare due cose: quanta elettricità arriverà davvero da He Dreiht e come verranno gestiti gli imprevisti. Il lettore può aspettarsi bollette più legate al vento, ma anche più attenzione a manutenzione e sicurezza. La transizione non è solo accendere le turbine: è anche sorvegliare il mare.




