L’accordo tra BW Ideol e NGE prevede una linea di produzione da 1.300 posti di lavoro e una sovvenzione europea
Guardate la bolletta elettrica e chiedetevi se la transizione energetica cambierà davvero qualcosa, a parte i costi. Succede anche a Fos-sur-Mer, tra impianti industriali e camino, dove l’eolico galleggiante sembra lontano. Eppure dietro un accordo di fine luglio c’è una fabbrica di cemento che promette di toccare proprio lì, tra lavoro e ambiente. Il progetto si chiama FOS3F e mira a costruire e gestire una fabbrica di galleggianti in cemento a Fos-sur-Mer, sulla piattaforma DEOS del Grand Port Maritime de Marseille.
La fabbrica che non ti aspetti a Fos
L’annuncio è arrivato lo scorso 23 luglio 2026: BW Ideol e NGE, quarto gruppo francese delle costruzioni, hanno firmato un accordo di partnership esclusiva per il mercato dell’eolico galleggiante nel Mediterraneo. In pratica, a Fos-sur-Mer nasce una filiera per la produzione in serie di fondazioni galleggianti.
La linea di produzione creerà 1.300 posti di lavoro diretti, qualificati e non qualificati. La Commissione Europea ha selezionato il progetto per la preparazione di un accordo di sovvenzione con il Fondo per l’Innovazione, per una sovvenzione fino a 74 milioni di euro. Per il territorio la differenza è pratica: non è un progetto calato dall’alto, ma una fabbrica su una piattaforma portuale già attiva, con assunzioni e fornitori da organizzare.
Ma un progetto del genere regge solo se il materiale scelto batte l’alternativa: quanto costa davvero in emissioni?
Cemento contro acciaio: il vero -45%
La domanda non è retorica. Il FOS3F punta sul calcestruzzo prodotto localmente, non sull’acciaio. E il confronto è misurabile: il progetto dimostra una riduzione del 45% delle emissioni di carbonio rispetto a una fondazione semisommergibile in acciaio prodotta in Asia e spedita in Europa per l’assemblaggio finale.
Il punto è logistico prima ancora che ambientale. L’acciaio arriva da lontano e va assemblato; il cemento può essere lavorato vicino al porto, riducendo trasporti e passaggi. È la differenza tra comprare un pezzo già fatto dall’altra parte del mondo e attrezzare un territorio per costruirselo in casa: il beneficio in emissioni è un indicatore, non uno slogan. Il calcestruzzo non è “verde” di per sé, ma il confronto è con una catena di fornitura che parte dall’Asia e attraversa l’Europa: il -45% non è un dettaglio.
Per chi paga la bolletta, quel 45% non si traduce direttamente in uno sconto in fattura. Si vede però nel modo in cui l’infrastruttura viene costruita: meno trasporti intercontinentali, meno passaggi intermedi, più lavoro locale. È la parte della transizione che non compare in bolletta ma si vede nell’occupazione.
Resta un interrogativo concreto: questa capacità produttiva arriverà in tempo per i primi bandi? Paul de la Guérivière ha dichiarato che BW Ideol prevede di consegnare le prime fondazioni galleggianti in calcestruzzo entro il 2030. I tempi della fabbrica dovranno incrociarsi con quelli della gara AO10.
3,7 GW in gioco: cosa cambia per chi aspetta
La prova dei fatti, però, non è solo il materiale: è il mercato. La gara AO10 mette in palio 3,7 GW di capacità galleggiante nel Mediterraneo, e tra i lotti c’è anche Golfe de Fos 2, un parco eolico galleggiante da 500 MW direttamente al largo di Fos-sur-Mer. Non è un prototipo: è una taglia da parco eolico vero. Per un’azienda che costruisce fondazioni, questo significa una domanda stabile, non un ordine singolo.
Per chi vive o cerca lavoro in quest’area, il passaggio è questo: dietro i gigawatt ci sono bandi, fornitori e una catena di produzione già localizzata. Già nel 2024 la Francia aveva selezionato Cherbourg, Brest, Nantes-Saint-Nazaire, Port-la-Nouvelle e Marseille-Fos come porti per le infrastrutture eoliche galleggianti. Non è una lista di promesse: sono i luoghi dove i componenti verranno costruiti, assemblati e imbarcati. Marseille-Fos è tra questi, e la fabbrica FOS3F s’inserisce proprio lì.
Il cemento del FOS3F non è un ripiego: è la scelta che può portare la transizione dentro un territorio abituato all’industria pesante, non sopra di esso. Il lettore non deve applaudire: deve tenere d’occhio tempi e bandi, perché è lì che si vedrà se i 1.300 posti promessi diventeranno buste paga.




