Il capacity market polacco garantisce ricavi per 17 anni, trasformando i progetti di stoccaggio in un affare sostenibile
Cinque gigawatt di obblighi di accumulo, quattro aste, diciassette anni di ricavi garantiti: sulla carta la Polonia ha già vinto la transizione della rete. A Jedwabno, però, il futuro è fatto di container appena scaricati e lavori civili in corso. Alla fine di marzo, il progetto BESS di Jedwabno da 150 MW / 300 MWh è passato dagli annunci al cantiere, con R.Power Renewables che ha annunciato l’avvio dei lavori. La promessa, questa volta, è scesa a terra: il progetto dovrà sostenere l’obiettivo nazionale di accelerare la transizione energetica, stabilizzare la rete e contribuire alla sicurezza energetica del Paese.
Jedwabno: la promessa scaricata a terra
Per capire cosa significhi davvero, bisogna scendere nel cantiere. I numeri del progetto sono noti: 150 MW di potenza e 300 MWh di capacità. Meno noto è che cosa significhino nella pratica. L’avvio dei lavori civili e la consegna dei primi container raccontano un progetto che non è più soltanto un rendering o una slide per investitori. È un cantiere con i suoi tempi, i suoi fornitori e i suoi imprevisti.
Marcin Pajewski, direttore tecnico di R.Power, lo ha detto con una formula da ingegnere: «Avendo preparato commercialmente le basi per Jedwabno, siamo lieti di fare forti progressi nella costruzione del progetto, attingendo all’esperienza del nostro team di costruzione in collaborazione con l’affidabile appaltatore EPC europeo Nomad Electric. Questo team garantirà la consegna di un sistema di accumulo su scala utility robusto, che contribuisce direttamente alla sicurezza energetica polacca». L’accento cade su «concreti»: costruire, non promettere.
Ma perché un impianto da 150 MW merita tanta attenzione? La risposta sta in un contratto di 17 anni e in un’asta della capacità.
Il contratto che rende sensato lo stoccaggio
Dai container appena arrivati al perché qualcuno abbia deciso di costruirli: il capacity market polacco non è un dettaglio tecnico, è il motore economico. Il progetto Jedwabno ha ottenuto ricavi attraverso un contratto di 17 anni nell’asta della capacità polacca e un accordo di ottimizzazione a lungo termine con Axpo. Per Erste Group, il progetto beneficia di un contratto di mercato della capacità di 17 anni ottenuto tramite il sistema d’asta. Jedwabno diventerà, sempre secondo la presentazione di Erste Group, uno dei più grandi impianti BESS su scala utility in Polonia, fornendo capacità di stabilizzazione della rete mentre il Paese accelera la transizione dal carbone.
È questo il punto: il mercato della capacità polacco offre 17 anni di ricavi garantiti, e sono esattamente quei ricavi a rendere sensato il business case dei grandi impianti di stoccaggio, come nota Energy-Storage.news. Non è una scommessa sul prezzo dell’energia, ma un flusso di pagamenti per la disponibilità a stabilizzare la rete. In pratica, lo Stato polacco ha deciso di comprare sicurezza di sistema pagandola in anticipo, per quasi due decenni. Prima di esaltare i numeri, però, vale la pena di separare l’annuncio dall’atto vincolante: il capacity market assegna obblighi pluriennali, non garanzie di consegna. Un conto è vincere l’asta, un conto è portare i megawatt in rete entro la scadenza prevista.
La corsa dei gigawatt: R.Power, PGE e il rischio dell’attesa
La posta in gioco non è solo un singolo impianto: è una gara tra operatori e tecnologie. R.Power ha vinto obblighi di capacità per 1,7 GW/6,3 GWh di BESS in Polonia e ha firmato contratti EPC per due ulteriori progetti su larga scala: Dzięgielewo (300 MW/1.200 MWh) con Onde e Gdańsk (250 MW/1.000 MWh) con Esix. Sono numeri che danno il senso dell’accelerazione: secondo Energy-Storage.news, i progetti BESS polacchi hanno vinto circa 5 GW di obblighi di mercato della capacità in quattro aste.
Anche i grandi incumbent si muovono. Già nel settembre 2025 PGE ha iniziato la costruzione di un sistema di accumulo a batteria da 262 MW/981 MWh a Żarnowiec, con batterie LG prodotte localmente. La concorrenza, insomma, non si decide più sulla carta delle aste ma sulla capacità di aprire cantieri, collegare moduli e rispettare i tempi.
Alla fine resta una domanda: quanti di questi gigawatt saranno davvero in rete prima che il carbone smetta di garantire la stabilità? La Polonia ha comprato la sicurezza della rete; ora deve dimostrare di saperla costruire.




