La crescita record delle connessioni si concentra nelle zone rurali

Il 90% del territorio francese avrebbe ancora capacità per le rinnovabili. Peccato che nel restante 10% i tempi di connessione possano superare i cinque anni. Non è un bug: è la geografia della transizione. La fotografia è stata diffusa a metà luglio da Enedis, il gestore della rete di distribuzione: secondo l’operatore, il 90% del territorio francese ha ancora capacità disponibile per le connessioni rinnovabili, ma nelle zone identificate come sature l’attesa si misura in anni, non in mesi.

L’accelerazione è reale

Per capire il paradosso bisogna partire dalla velocità che Enedis rivendica. Nel 2025 sono stati collegati 6,6 GW di nuova capacità alla rete di distribuzione, in aumento rispetto ai 5,5 GW del 2024 e ai 4,2 GW del 2023. La progressione è costante, quasi lineare. In alcuni territori è ancora più marcata: nel dipartimento del Lot-et-Garonne, la capacità rinnovabile collegata è più che triplicata negli ultimi sei anni. Non è un caso isolato. Come ha spiegato Cédric Boissier, lo sviluppo del fotovoltaico avviene soprattutto nelle zone rurali, che rappresentano circa due terzi dello sviluppo delle energie rinnovabili negli ultimi anni.

Enedis gestisce circa 2.300 sottostazioni sorgente e prevede di costruirne circa cento nuove entro il 2030, di cui quasi due terzi dedicate proprio ai progetti rinnovabili. Numeri che, letti in fila, raccontano una transizione che accelera. Ma la media nazionale nasconde dove la rete è già al limite.

Il 10% che non aspetta

La risposta arriva dai territori, dove la rete non è una media ma una mappa di vincoli. Il fotovoltaico cresce soprattutto nelle zone rurali, e sono proprio quelle zone a fare i conti con la saturazione. Nelle aree identificate da Enedis, i tempi di attesa per la connessione possono superare cinque anni a causa della saturazione delle sottostazioni sorgente. Cinque anni per un progetto che, nel frattempo, resta solo sulla carta: per chi ha presentato domanda di connessione in un’area satura, il tempo è esattamente il costo che nessun incentivo copre.

Il risultato è una transizione a due velocità. Chi si trova in un’area con capacità residua si collega in tempi rapidi; chi è finito nel 10% saturo aspetta. E non si tratta di una periferia marginale: si tratta di una parte consistente dello sviluppo rinnovabile, quella rurale, che proprio negli ultimi anni ha trainato i due terzi della crescita. Se il 10% saturo è già un problema oggi, il confronto europeo suggerisce che potrebbe allargarsi.

Il vantaggio francese è un avvertimento?

Enedis cita Spagna e Paesi Bassi come mercati significativamente più saturi rispetto alla Francia. Il confronto dovrebbe rassicurare: il 90% di capacità disponibile è un margine che altri non hanno. Ma è un margine che si consuma più in fretta proprio dove la rete è già sotto pressione, e il precedente spagnolo e olandese ricorda che la saturazione, quando arriva, non si distribuisce in modo uniforme: si concentra, allunga le code e costringe a rincorrere con nuove infrastrutture. La risposta francese, per ora, sono le cento nuove sottostazioni promesse entro il 2030. Basteranno a evitare che il 10% saturo diventi la norma? La risposta, per ora, appartiene ai prossimi cinque anni.

Cosa succede ora a chi è in coda nei territori saturi? Per loro il 90% di capacità disponibile è una statistica, non una soluzione. Le cento nuove sottostazioni promesse basteranno a evitare che il 10% saturo diventi la norma, o la Francia sta solo rimandando il collo di bottiglia spagnolo? A metà luglio Enedis ha fornito i numeri. La geografia, per adesso, non è cambiata.