Il meccanismo MACSE garantisce contratti da 15 anni per la disponibilità, non per l’energia prodotta
Quattro ore. È la durata di scarica del sistema da 207 MWh che Ellomay ha rilevato in Nord Italia a fine luglio. Non un dettaglio tecnico: è il requisito che separa un asset flessibile da un parco solare tradizionale, e la chiave per partecipare al mercato dei servizi di rete. Lo scorso 28 luglio, la controllata lussemburghese ha firmato un accordo per acquisire il 100% della società di progetto che detiene l’impianto da 51,75 MW / 207 MWh, pronto alla costruzione. È il primo progetto di accumulo a batteria di Ellomay in Italia e segna l’ingresso della società nel mercato italiano dello stoccaggio di elettricità. Il perfezionamento dell’operazione resta subordinato a una serie di condizioni sospensive, con scadenza per la loro soddisfazione fissata alla fine del 2027.
Un 51,75 MW che vale solo se dura 4 ore
Il progetto è pronto alla costruzione e la sua scheda tecnica è stringata: 51,75 megawatt di potenza, 207 megawattora di capacità, quattro ore di scarica. Il rapporto non è casuale: 207 diviso 51,75 fa esattamente quattro. Questa durata non è un ornamento, è il presupposto tecnico per offrire servizi di dispacciamento, non solo energia da immettere in rete. Secondo Ellomay, i progetti di stoccaggio in Italia possono generare ricavi dal capacity market, dal trading day-ahead e intraday e dai servizi di stabilità della rete. Ma la taglia da sola non spiega il valore: bisogna capire come vengono pagate le batterie in Italia.
Il MACSE: 15 anni di contratti, ma non è un parco solare
Lo strumento principale è il MACSE, il meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico. Il primo round, tenutosi il 1° ottobre 2025, ha assegnato 10 GWh di capacità con contratti di 15 anni per la consegna nel 2028. La meccanica è diversa da quella di un parco solare: l’asta prevede premi annuali per coprire i costi operativi in cambio della disponibilità della capacità sul Mercato per il Servizio di Dispacciamento, noto come MSD. Il proprietario non viene pagato per l’energia che produce, ma per garantire che la batteria sia pronta a rispondere quando Terna chiama. Il trading day-ahead e intraday resta un flusso complementare, ma il nucleo è la disponibilità.
E qui la durata di quattro ore torna a contare: il mercato dei servizi di dispacciamento premia chi può restituire potenza per un tempo sufficiente, non chi si limita a scaricare in pochi minuti. Il primo round MACSE da 10 GWh rende concreta la promessa, ma anche competitiva. Nel 2024 la pipeline italiana di progetti di stoccaggio è passata da circa 300 MWh nel 2019 a circa 42 GWh che hanno iniziato l’iter di pianificazione, secondo Solar Media Market Research. Significa che per ogni GWh assegnato dal MACSE ce ne sono molti di più in attesa. Il progetto di Ellomay da 207 MWh è una frazione: poco più di 0,2 GWh. La battaglia non è sulla taglia, ma sulla capacità di arrivare prima e bene.
Da 2.011 MW solari venduti a una batteria da 207 MWh: chi vince?
Se il mercato è affollato, il movimento di Ellomay va letto insieme alle sue cessioni recenti. A dicembre 2025 ha venduto 2.011 MW di impianti solari spagnoli operativi a Nofar Energy per 417,02 milioni di dollari; ad aprile 2025 aveva ceduto 197 MW di sviluppo solare italiano a Clal Group per 56,92 milioni di dollari, secondo i dati di Enerdatics. Sono proventi quasi liquidi, ora in parte reinvestiti in un singolo progetto da 51,75 MW e 207 MWh. La rotazione è evidente: uscire da asset solari maturi e comprare un’opzione sul mercato della flessibilità. Ellomay possiede ancora circa 335,9 MW di impianti solari operativi in Spagna e una quota del 51% in circa 38 MW di solare operativo in Italia, ma il baricentro si sposta.
Il progetto arriva da ReFeel New Energy, che secondo Enerdatics a dicembre 2025 aveva venduto un sistema da 52 MW a ENGIE e otto mesi dopo ha ceduto questo 51,75 MW a Ellomay. Chi vince davvero? Ellomay considera lo stoccaggio a batterie un motore di crescita fondamentale e concentra gli sforzi su Spagna e Italia, dove il bisogno di flessibilità cresce più in fretta. Ma il completamento dell’operazione è fissato alla fine del 2027 e non è detto che tutte le condizioni sospensive vengano soddisfatte. Nel frattempo, la concorrenza non sta ferma: la vera incognita è il valore della flessibilità quando anche gli altri avranno consegnato.
Per chi installa o gestisce impianti puliti, la lezione è concreta: la taglia in MW conta meno della flessibilità e dei contratti di disponibilità. Ellomay non compra una batteria da 207 MWh: compra un’opzione sul mercato dei servizi di rete, e il suo rendimento dipenderà dalla capacità di essere pronta per quattro ore, quando il sistema chiama.




