Il progetto si inserisce nel piano per collegare l’isola al Nord Africa, con la stazione ELMED vicina al tracciato.
Lo scorso 27 luglio, Terna ha pubblicato l’avviso per la nuova linea Partinico-Fulgatore, un’infrastruttura a 220 kV che si estenderà per oltre 50 chilometri tra le province di Palermo e Trapani. La promessa è chiara: una seconda dorsale di alimentazione per mettere fine ai blackout che affliggono il Trapanese e una rete finalmente in grado di assorbire l’energia prodotta dagli impianti rinnovabili della zona. Ma quando l’elenco delle particelle catastali è finito online, con i nomi dei terreni potenzialmente interessati in sette comuni, in più di una casa è partita una telefonata all’avvocato.
La promessa dei 220 kV
Il progetto non è un semplice potenziamento. La nuova linea collegherà le sottostazioni elettriche di Partinico, in provincia di Palermo, e Fulgatore, nel Trapanese, e include una variante aerea di circa 1,5 chilometri per il tratto finale della linea esistente “Partanna ES – Partinico ES”, con la successiva demolizione della porzione di infrastruttura sostituita. È un intervento pensato per creare una seconda via di alimentazione per la rete locale a 150 kV, che oggi serve l’intera area di Trapani con una configurazione a singola dorsale: basta un guasto, o un picco di consumi, per mandare in sofferenza un comprensorio di circa 430.000 persone. Con la nuova dorsale a 220 kV, Terna promette una riduzione strutturale delle interruzioni e della congestione di rete.
Ma il cantiere non riguarda solo l’affidabilità delle forniture: una rete più robusta nella Sicilia occidentale è il prerequisito tecnico per integrare seriamente la produzione da fonti rinnovabili — eolico e fotovoltaico in testa — evitando che l’energia pulita resti inutilizzata perché l’infrastruttura non riesce a trasportarla dove serve. La nuova connessione, spiega la stessa Terna, permetterà di valorizzare al massimo gli investimenti strategici già in corso nella regione.
L’isola che diventa centro
Quella bretella da 220 kV non è un’iniziativa isolata. È il pezzo mancante di un mosaico che ridisegna la geografia energetica del Mediterraneo e che ha nella Sicilia occidentale il suo baricentro. Il progetto più ambizioso si chiama ELMED, il collegamento in corrente continua tra Italia e Tunisia: 600 MW di capacità, circa 220 chilometri di cavo in gran parte sottomarino, con una profondità massima di circa 800 metri nello Stretto di Sicilia. La stazione di conversione di ELMED sorgerà a Partanna, pochi chilometri a sud di Fulgatore — nella stessa provincia di Trapani servita dalla nuova linea. Non è una coincidenza: l’energia che arriverà dalla Tunisia dovrà essere distribuita sul territorio, e la rete locale deve essere all’altezza del compito.
Poi c’è il Tyrrhenian Link, il maxi-cavo sottomarino da 950 chilometri in corrente continua che unirà la penisola italiana con la Sicilia e la Sardegna, finanziato anche con il sostegno della Banca europea per gli investimenti. E sullo sfondo si muove il Great Sea Interconnector, il collegamento tra Cipro e Grecia (Creta) lungo 898 chilometri, che ha già ottenuto 657 milioni di euro dal Connecting Europe Facility, il fondo UE per le infrastrutture strategiche. Non è un dettaglio: ELMED è stato il primo progetto a vincere un finanziamento CEF coinvolgendo un paese extra-UE — la Tunisia — segnando un precedente politico prima ancora che tecnico. La Commissione europea, quando ha aperto quella linea di credito, ha di fatto riconosciuto che la sicurezza energetica del continente passa anche dal Nord Africa.
La Sicilia occidentale, in questo disegno, smette di essere periferia e diventa crocevia. Ma ogni crocevia ha i suoi pedaggi. E qui il pedaggio si misura in particelle catastali.
Le mappe che scottano
L’avviso pubblicato da Terna lo scorso 27 luglio elenca i terreni potenzialmente interessati dall’elettrodotto in sette comuni: Partinico, Alcamo, Monreale, Calatafimi-Segesta, Salemi, Trapani e Misiliscemi. Da quel momento è scattata una finestra di 30 giorni durante la quale i proprietari possono consultare la documentazione progettuale presso gli uffici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Regione e dei Comuni, e presentare osservazioni formali. La scadenza, tra circa due settimane, si avvicina. Ed è qui che il disegno strategico si scontra con la proprietà privata: perché 50 chilometri di cavi ad alta tensione non passano mai senza lasciare tracce sul territorio. E qualcuno, quelle tracce, le trova proprio sul proprio terreno. Le osservazioni di oggi possono diventare i ricorsi di domani, e i tempi stretti della finestra di consultazione — trenta giorni per studiare planimetrie, verificare confini, farsi assistere da un tecnico — rischiano di trasformare un diritto in una corsa a ostacoli.
Per 430.000 persone, la promessa di corrente stabile e di una rete pronta per le rinnovabili. Per pochi, un appezzamento da difendere. La parola, adesso, passa ai cittadini. E agli avvocati.




