La tecnologia agli ioni di sodio promette costi inferiori del 30-40% rispetto alle batterie al litio ferro fosfato
Mentre il mercato cerca alternative al litio, i progetti si moltiplicano. Lo scorso maggio, un progetto di stoccaggio energetico su larga scala da 602 MWh realizzato da CATL e Solarpro Technology AD è stato collegato alla rete elettrica nazionale bulgara. Si trova a Burgas e, da solo, ha aumentato del 10% la capacità totale di accumulo del Paese. Un singolo impianto ha ridisegnato la mappa energetica di uno Stato membro dell’Unione. Non è un dettaglio tecnico: è un dato che misura il peso specifico che la tecnologia agli ioni di sodio sta acquistando in Europa, in una fase in cui i prezzi delle batterie al litio ferro fosfato — stando a quanto riportato nei giorni scorsi da fonti di settore — sono aumentati di circa il 20% negli ultimi sei mesi.
La Bulgaria, del resto, ospitava già 2,2 GWh di sistemi di accumulo a batteria nei suoi quattro progetti più grandi. Aggiungerne un quinto con queste caratteristiche significa non solo ampliare la potenza disponibile, ma farlo con una chimica diversa da quella dominante. Ma cosa rende questa tecnologia così competitiva da attrarre simili investimenti?
Perché il sodio ora sfida il litio
La risposta sta nei numeri della convenienza economica e della performance tecnica. CATL ha dichiarato che la tecnologia agli ioni di sodio potrebbe offrire un vantaggio di costo del 30-40% rispetto alle batterie LFP. È un differenziale che conta, soprattutto quando la materia prima alternativa rincara a doppia cifra nel giro di un semestre. Non si tratta di una proiezione teorica: i primi impianti stanno già funzionando e i dati operativi cominciano ad accumularsi.
Sul fronte tecnico, il confronto si gioca anche sulla tenuta in condizioni estreme. Secondo quanto dichiarato da CATL, a -20 gradi Celsius la batteria agli ioni di sodio mantiene il 90% della sua capacità nominale. Non tutte le chimiche al litio possono dire altrettanto senza sistemi di riscaldamento ausiliari, che consumano energia e complicano la gestione dell’impianto. In un continente dove lo storage è chiamato a compensare intermittenze invernali, la tenuta alle basse temperature non è un esercizio da laboratorio: è un parametro che incide direttamente sulla redditività dell’investimento.
Poi c’è il capitolo della maturità industriale. CATL ha lanciato ufficialmente il sistema TENER Sodium, definito dall’azienda come la prima soluzione di accumulo al sodio validata nel mondo reale, lo scorso 22 giugno a Monaco di Baviera. Le spedizioni cumulative dovrebbero raggiungere 1 GWh entro la fine del 2026, con le consegne globali previste a partire da giugno 2027. Sono numeri ancora contenuti se paragonati ai volumi del litio, ma la traiettoria indica un’accelerazione: il passaggio dalla fase dimostrativa a quella commerciale è già in corso, e i tempi si stanno comprimendo.
Due accordi, un trend
Ed ecco i segnali. In meno di un mese, CATL ha firmato due accordi strategici per un totale di 7 GWh di storage al sodio in Europa. Il primo, lo scorso 21 luglio, con Solarpro Technology AD, prevede la fornitura di 2 GWh di sistemi agli ioni di sodio e arriva dopo il collaudo concreto dell’impianto di Burgas: la partnership si allarga sulla base di risultati già misurati, non di promesse. Il secondo, annunciato nei giorni scorsi, è con l’olandese Alfen: 5 GWh di sistemi di accumulo da distribuire in tutto il continente. L’intesa amplia una precedente partnership del 2023 focalizzata sugli ioni di litio, e il fatto che un operatore europeo consolidato scelga di estendere l’accordo proprio nella direzione del sodio è un indicatore di aspettative che vanno oltre la sperimentazione.
La domanda ora è quanto rapidamente queste commesse si tradurranno in installazioni reali. Gli accordi-quadro fissano i volumi, ma la capacità di collegare fisicamente i container alla rete dipende da permessi, connessioni e filiera logistica. L’esperienza bulgara dimostra che i tempi possono essere rapidi quando c’è un allineamento tra sviluppatore, fornitore e autorità locali. Ma replicare quel modello su scala continentale è una partita diversa.
Con le consegne globali del sistema TENER attese per giugno 2027 e l’obiettivo di 1 GWh già entro fine 2026, il numero da tenere d’occhio è la capacità installata a fine anno. Se supererà le attese, la transizione al sodio — da opzione di nicchia a componente strutturale dello storage europeo — sarà difficilmente reversibile.




