Un finanziamento senior da 100 milioni di euro per 618 MWh, dopo mesi di stallo nonostante gli 840 milioni stanziati
La Spagna ha assegnato 143 progetti di stoccaggio energetico con 840 milioni di fondi europei, ma fino alla scorsa settimana nessuna banca aveva finanziato un impianto standalone senza garanzie pubbliche. La notizia è arrivata il 22 luglio: Grenergy ha chiuso un finanziamento senior non-recourse di 100 milioni di euro per il progetto Oviedo, 618 MWh di batterie nel nord del paese. Il paradosso è tutto qui: una valanga di soldi pubblici, centinaia di autorizzazioni, eppure ci sono voluti mesi — dal bando dello scorso novembre — perché un progetto di solo accumulo convincesse una banca a metterci i propri capitali.
La prima volta dello stoccaggio standalone
Il progetto Oviedo non è una novità assoluta. Lo scorso febbraio Grenergy aveva già firmato un accordo di tolling finanziario decennale con una utility europea investment-grade, un contratto che l’amministratore delegato David Ruiz de Andrés aveva definito «il primo del suo genere in Spagna». L’accordo — un power purchase agreement strutturato che scatterà a gennaio 2028 — è la vera chiave di volta: garantisce al progetto un flusso di ricavi stabile, condizione necessaria perché una banca accetti di finanziare senza chiedere garanzie sull’asset o sulla società madre.
Quello che è successo nei giorni scorsi, però, è diverso per un motivo preciso. SMBC ha concesso un finanziamento con una struttura mini-perm di 8 anni, qualcosa che Grenergy stessa ha definito «il primo finanziamento in Spagna per un progetto di questo tipo». Non un prestito ponte, non una linea di credito garantita dalla capogruppo: un finanziamento di progetto, dove il rimborso dipende esclusivamente dai flussi di cassa che le batterie genereranno. È esattamente il meccanismo che serve per trasformare lo stoccaggio da scommessa tecnologica a classe di attivi bancabile. Senza questo passaggio, i 143 progetti del bando FESR rischiano di restare sulla carta — o di finire tutti nelle mani dei grandi utility group, gli unici con bilanci abbastanza solidi da fare a meno delle banche.
Il punto è che più della metà di quei 143 progetti riguarda l’ibridazione dello stoccaggio con il solare fotovoltaico. Modelli più facili da finanziare, perché i ricavi del fotovoltaico offrono una copertura naturale. Un sistema standalone come Oviedo, invece, vive di arbitraggio sui prezzi dell’elettricità e di servizi di rete — flussi meno prevedibili, che fino a ieri tenevano lontani i finanziatori. Il fatto che una banca come SMBC abbia rotto il ghiaccio è un segnale, ma la domanda resta: a quali condizioni seguiranno gli altri?
Chi corre e chi resta indietro
Non è solo Oviedo. Negli stessi giorni, in Germania, MaxSolar e Saft hanno annunciato la firma di un accordo per il primo progetto BESS a Quitzow, nel Brandeburgo: 30 MW di capacità installata e 76,5 MWh di stoccaggio. L’intesa ha i contorni di una partnership strategica più ampia per soluzioni di accumulo su scala industriale in Europa. Cedric Duclos, a capo della divisione storage di Saft, ha parlato di «soluzioni di accumulo ad alte prestazioni su scala industriale, supportate da un team europeo lungo l’intero ciclo di vita del progetto». In Francia, l’irlandese Amarenco ha avviato la costruzione del progetto Osmo da 100 MW e 200 MWh, mentre il suo impianto Claudia — installato nel 2024 come sistema da 105 MW e appena 100 MWh, circa un’ora di durata — viene ora ampliato a 94 MW e 188 MWh, raddoppiando la capacità di accumulo.
Tre Paesi, tre modelli diversi. In Germania, una partnership tra un fornitore EPC e un integratore di batterie; in Francia, un produttore indipendente che scala i propri asset; in Spagna, una struttura finanziaria che punta a rendere le batterie un investimento replicabile. Ma il confronto vero è con chi ancora non si muove. Secondo i dati raccolti da Mercom Capital, il portafoglio di sviluppo di Greenbox — uno dei player più attivi nel settore — sfiora i 30 GWh in sei mercati europei: 7 GWh in Italia, 6 GWh in Spagna, 5 GWh ciascuno in Polonia e Romania, 4 GWh nel Regno Unito e 2 GWh in Germania. Numeri enormi, che però misurano pipeline di sviluppo, non progetti finanziati. Tra l’autorizzazione e il closing bancario, lo scarto resta ampio — e il finanziamento di Oviedo, per quanto significativo, copre 618 MWh. Meno dello 0,1% del solo portafoglio spagnolo di Greenbox.
La domanda non è se ci saranno altri annunci. È quanti dei 143 progetti spagnoli riusciranno a replicare il modello di Grenergy senza l’ombrello di una grande utility alle spalle. Il mercato dei PPA strutturati per batterie è ancora sottile, e gli accordi di tolling come quello firmato a febbraio richiedono controparti con rating elevato e orizzonti decennali. Non tutte le batterie possono permetterseli.
Il conto alla rovescia del 2028
Nel primo trimestre del 2026, secondo Mercom Capital, il finanziamento globale per progetti di stoccaggio energetico è cresciuto del 115% su base annua. Un dato che potrebbe far pensare a un settore ormai lanciato, se non fosse che il progetto Oviedo è un banco di prova più che un traguardo. Il contratto con la utility europea parte a gennaio 2028: Grenergy ha meno di due anni per costruire, collaudare e allacciare 618 MWh di batterie. La struttura mini-perm a 8 anni concessa da SMBC è tarata proprio su questa scadenza — un orizzonte che in finanza di progetto è considerato stretto, e che lascia poco margine ai ritardi.
Per la Spagna, la questione è ancora più netta. Gli 840 milioni del FESR sono stati assegnati, i progetti ci sono, ma la capacità di spesa e di esecuzione resta l’incognita maggiore. Se il primo finanziamento standalone è arrivato solo ora, a mesi dall’assegnazione dei fondi, il rischio è che il cronometro del 2028 trovi molti impianti ancora in cerca di una banca. Per Grenergy, il conto alla rovescia è partito. Per tutti gli altri, la domanda è se basteranno i fondi europei a trasformare 143 progetti in realtà — o se resteranno, come troppi piani ambiziosi, soltanto sulla carta.




